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Home » Editoriale » Il silenzio di Elly (nonostante la conferenza stampa)

Il silenzio di Elly (nonostante la conferenza stampa)

19 Aprile 2023 Michele Mezza  1627

Il Pd ha poco da dire sulla soppressione dell’orsa Jj4 – ha risolutamente affermato Elly Schlein. È uno dei pochi elementi emerso con indiscutibile chiarezza dall’attesa prima conferenza stampa della neosegretaria. Dopo settimane di immersione, la nuova leader del partito ha finalmente preso la parola. Da sola, senza collaboratori o altri dirigenti, davanti ai giornalisti, la vincitrice delle primarie ha difeso con forza l’idea di una direzione collegiale del suo partito. Anche se poi ha via via spento ogni accenno di dibattito sui temi che erano stati agitati da diversi componenti del vertice del partito, come la critica al termovalorizzatore di Roma, che si è intravista negli imbarazzati silenzi della responsabile dell’ambiente, Annalisa Corrado, o come le critiche larvate all’invio di armi all’Ucraina, che pure sono circolate.

La segreteria sarà un forte organismo tutto politico – ha spiegato a chi ha chiesto lumi. “Tutto politico”, ma per fare cosa? E su questo quesito, certo non irrilevante, la nuova segretaria si è persa nei vicoli di contestazioni esclusivamente metodologiche alle scelte del governo. Il Pnrr è una gara in cui sostenere il Paese, e non un condensato di strategia economica fondamentale da argomentare, ed eventualmente contestare, con proposte alternative. I decreti sull’immigrazione sono spietati e contraddittori, persino con la base sociale della stessa destra; ma non si pone il nodo di una trasformazione radicale delle relazioni sociali ed economiche fra Europa e fascia costiera africana, partendo da un allentamento delle politiche protezionistiche dell’Unione a difesa delle agricolture più ricche del mondo, come quella tedesca, francese e padana.

Insomma, Schlein rimane ancorata alla pratica di un partito radicale di massa, che denuncia le scivolate di gusto e di valore della destra, ma non apre il fuoco sui temi portanti dell’economia e delle relazioni internazionali. Continua il tenace silenzio sulle questioni inerenti all’innovazione tecnologica e agli incombenti poteri digitali. Un silenzio che – da una storia quale quella della segretaria – non è certo giustificabile con limiti anagrafici o culturali. Lei sa bene di cosa si tratta, ma perché non ne parla? Perché non ci fa sapere cosa pensa la principale forza della sinistra del conflitto apertosi sull’intelligenza artificiale?

Appare scandaloso come componenti dello stesso Pd, ma anche di una sinistra che si proclama più radicale, si siano accodati alle canee liberiste che hanno accusato il garante della privacy di volere bloccare il progresso, con il suo pronunciamento che si limitava a chiedere a Open AI – la società proprietaria di ChatGPT – cosa intendesse fare per adeguarsi alle norme del regolamento europeo sulla trasparenza nell’uso dei dati (vedi qui).

Silenzio persino sulla lusinghiera vittoria di Udine, che forse complica più di quanto agevoli il rodaggio del nuovo Pd. Infatti a Udine ha vinto una proposta sociale, quasi all’insaputa dei suoi promotori. Il candidato vincente, l’ex rettore dell’università, Alberto De Toni, è un partito in sé. Ha un profilo accademico: ingegnere, insegna Ingegneria economico-gestionale. Ha una grande esperienza proprio nella cura dell’efficienza dei grandi apparati amministrativi, sia come responsabile del polo universitario udinese, sia come presidente della Fondazione nazionale dei rettori e direttore scientifico del polo di ricerca e formazione Cuoa. È un testimonial del mondo dell’innovazione che, proprio a Udine, nella scia della sua università, è una realtà crescente e dominante. Una tale personalità, grazie alla rappresentanza di aree decisive come i giovani imprenditori, l’artigianato digitale e le forme di strategia territoriale, ha ottenuto il consenso, oltre che del Pd, anche del burrascoso “terzo polo” e delle forze ecologiste e di sinistra più radicale. Un “campo largo”, che ha poi ulteriormente irrobustito con un’intesa al secondo turno con i 5 Stelle. Esattamente quel percorso che Schlein ha ipotizzato per la rivincita del centrosinistra nei confronti della maggioranza di destra, e che a livello nazionale appare più contrastato e vago. A Udine il miracolo è stato possibile proprio dalla forza del candidato e dalla base sociale che lo ha espresso, che rappresenta una strategia ben precisa di sviluppo basato su figure professionali e produttive in ascesa.

Su queste variabili sarebbe stata utile una riflessione, e poi un lavoro sulla mappa dei riferimenti sociali che il partito vuole costruire. Ma, più in generale, sulla base di questa riflessione, diventa ancora più importante che il Pd, attraverso i suoi nuovi dirigenti, la segreteria in particolare, cominci a far sentire la presenza di una comunità politica, di un gruppo dirigente teso a costruire un’intelaiatura sociale e progettuale.

Dal capoluogo friulano sarebbe stato anche utile, forse, trarre indicazioni sul tema del lavoro, sostituendo le lamentazioni contro il precariato con proposte concrete per fissare limiti e valori per la remunerazione delle attività occasionali, e soprattutto – sull’esempio di quanto si sta facendo in Spagna – risanare il sottobosco dei contratti a termine. Ma di questo non si è trovata traccia nell’esposizione al Nazareno.

Insomma, Schlein oggi ha esaurito la sua luna di miele, in cui ha goduto, giustamente, dell’effetto sorpresa e novità. Se “non ci hanno visto arrivare” è stato uno slogan efficace, ora però bisogna sentirli parlare, e soprattutto vederli operare. Emblematica la domanda, quasi esasperata, che le ha rivolto Lucia Annunziata in apertura della conferenza stampa: come pensate di dividere la maggioranza e fare politica? La risposta è rimasta sospesa a condizionali ipotetici del terzo tipo. Si fa agitazione e non politica, pare di capire.

Lo si vede persino sul terreno internazionale, europeo, quello sul quale Schlein è più predisposta e versata. L’Europa è sempre meno autoportante: per questo la sinistra dovrebbe porsi il tema di una nuova battaglia di identità che costringa la destra di Visegrad a scoprirsi. Allo stesso modo, va rivisitato il rapporto con gli Stati Uniti, soprattutto alla luce di una radicalizzazione dello scontro politico e ideologico, che sta mettendo in discussione la stessa identità istituzionale della federazione di Stati. Così come va attentamente seguita la vicenda israeliana e colto il messaggio di una nuova realtà sociale che si sta mettendo in movimento, in cui la componente culturale e professionale – il mondo digitale e la tecnocrazia dei riservisti – sta rompendo il patto religioso che attanaglia Israele, animando un contrasto fra israeliani laici ed ebrei fondamentalisti (vedi qui).

Ma causa ed effetto di questo vuoto, che sta ingoiando le speranze pure eccitate dalla giovane e imprevista segretaria, è proprio la concezione del partito come forma di organizzazione e formazione di un pezzo della società italiana. Non abbiamo capito quale sia la sua bussola: silenzio sui modelli organizzativi e sulle forme di decisione e mobilitazione.

Tutto rimane immaginabile: orchestrare un lavoro collettivo, animare centri di ricerca e di riflessione, attrezzare gruppi di iniziativa che promuovano mobilitazioni (pensiamo al tema dello ius scholae, che non può ancora rimanere sospeso). Sono i capitoli del silenzio rimasto tale dopo che Schlein ha parlato.

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Tagsconferenza stampa Elly Schlein innovazione tecnologica Israele lavoro Michele Mezza partito democratico Pd Pnrr sinistra Stati Uniti Udine

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