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Alla ex Ilva si gioca una parte del futuro del Paese

La prima parte del sesto Rapporto “Intergovernmental Panel on Climate Change” (Ipcc) disegna un quadro catastrofico del cambiamento climatico del nostro pianeta, e –...

L’occasione mancata del Documento programmatico di bilancio

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 19 ottobre scorso, all’unanimità, il Documento programmatico di bilancio 2022, e presto varerà la vera e propria...

Roma, colpita dai mutamenti del clima senza un piano strategico

Rischio inondazioni, piogge violente, caldo tropicale e isole di calore. Roma è una bomba pronta a esplodere. E al momento di un piano cittadino...

Lavoro e transizione ecologica in Italia

Il caso della Gkn, nell’area metropolitana fiorentina, mostra non solo l’arroganza e la mancanza di fair play della finanziaria angloamericana che controlla l’azienda, ma...

Previsioni economiche: un rimbalzo senza occupazione

Le dichiarazioni di qualche giorno fa del commissario europeo Paolo Gentiloni sono state assunte come un manifesto dell’ottimismo sulla ripresa economica del nostro paese....

Il Piano di Draghi e i divari territoriali

Che Mario Draghi abbia a volte la percezione della realtà è cosa indubbia. Da ultimo lo hanno confermato alcune sue uscite pubbliche, in cui...

Economisti contro Draghi

Pochi giorni fa il governo ha nominato cinque consulenti nel Nucleo tecnico per il coordinamento della politica economica presso il Dipartimento di Programmazione Economica. Ciò che colpisce immediatamente è il contrasto fra la missione del Pnrr, che prevede il più ampio intervento di investimenti pubblici da molti anni a questa parte, e la biografia intellettuale dei nuovi nominati. Tutti quanti portatori delle più estremistiche tesi in campo neoliberista.

Vediamo di chi si tratta. Carlo Stagnaro dirige il think tank di punta del neoliberismo italiano, ovvero l’Istituto Bruno Leoni, distintosi, per rimanere alle questioni più recenti, per caldeggiare la non applicazione del referendum di dieci anni fa sull’acqua pubblica; per avere contrastato ogni proposta, anche la più timida, di adeguare la tassa di successione almeno al livello dei più avanzati paesi europei; per avere criticato la proposta emersa nel G7 sulla tassazione delle multinazionali. Riccardo Puglisi non gli è da meno, persino il calmieramento dei prezzi delle mascherine anti-Covid gli è andato di traverso. Francesco Filippucci nel think tank Tortuga riprende e rilancia tutti i mantra del neoliberismo. Infine Carlo Cambini del Politecnico di Torino e Marco Percoco, un bocconiano sostenitore della liberalizzazione dei trasporti. Ovviamente siamo di fronte a una piena omogeneità di genere, e tutti sono operanti al Nord. Non solo, ma alcuni di questi sottovalutano apertamente i pericoli derivanti dal cambiamento climatico e l’urgenza di porvi rimedio.

Capitale contro lavoro: piccola storia di un decreto-legge

Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto-legge in sessantotto articoli che assembla la questione delle semplificazioni e il tema della governance del Piano di ripresa e resilienza. Lo ha fatto non senza qualche sofferenza all’interno della maggioranza e nel rapporto con le parti sociali. Il che merita più di una riflessione. Possiamo pure cominciare dall’esito finale, del quale tutti si dicono soddisfatti. Il che, vista la turbolenza in atto fino all’ultimo momento, ingenera qualche sospetto. Mario Draghi aveva convocato in fretta e furia i sindacati confederali giovedì 27 maggio per un confronto sui punti controversi. Si è discusso dei subappalti, ma non della scottante questione dei licenziamenti, che Draghi ha considerato formalmente chiusa.

Le modifiche hanno riguardato quindi il tema dei subappalti, visto che l’argomento del criterio del massimo ribasso nelle gare d’appalto è stato stralciato dal provvedimento legislativo. La soluzione trovata è stata quella di mantenere un tetto per i subappalti pari al 50% innalzandolo dall’attuale 40%. Dal 1° novembre il tetto dovrebbe sparire in ossequio alle sentenze della Corte di giustizia della Ue, come quella del 26 settembre 2019 che aveva considerato illegittima l’apposizione del limite indipendentemente dalla sua entità. Al suo posto, dovrebbe comparire un criterio alquanto indeterminato, basato sul fatto che l’affidamento dei lavori non potrà avvenire “in misura prevalente” e con il rafforzamento del “controllo delle condizioni di lavoro e di salute e di sicurezza dei lavoratori”. Una soluzione piuttosto scivolosa e rischiosa, poiché, come sappiamo, le capacità di controllo effettive sulle condizioni di lavoro nel nostro paese sono assai ridotte, anche per l’esiguità del numero degli ispettori del lavoro, come denunciato dall’ultimo Rapporto annuale dell’Ispettorato.

Il fantasma della deregulation

L’Italia è di fronte a un bivio. All’uscita del lungo tunnel della pandemia si tratta di fare scelte che determineranno i prossimi sei-dieci anni...

Appalti e sciacalli. Il rischio di un nuovo “post-terremoto”

Circolano ipotesi di riforma del codice degli appalti che possono essere interpretate come un messaggio indiretto di cortesia nei confronti dell’economia illegale. E non...