Parlavamo di luoghi del potere qualche giorno fa (qui), a proposito di Rimini e del congresso ciellino. Nel fine settimana è andato in scena il Forum Ambrosetti, storica kermesse nella tradizionale cornice di Villa D’Este a Cernobbio, che dal 1975 discute e orienta scelte e politiche economiche. Un luogo sacro del capitalismo, in cui era atteso l’intervento di Giorgia Meloni, la donna che il Gotha dell’establishment italiano ed europeo sta preparando per farle vestire i panni di presidente del Consiglio – anche se l’ingegner De Benedetti ha detto, proprio a Cernobbio, che Berlusconi ci farà la sorpresa, facendo saltare la coalizione: potrebbe anche darsi, ma al momento sembra più che altro un suo “gigioneggiare” sullo storico rivale.

Come che sia, i fari erano puntati sulla leader neo(post)fascista che abbiamo visto scatenata vandeiana dal palco della destra estrema di Vox, in Andalusia, una comunità con cui chiaramente Meloni ha stretto solidi e camerateschi legami ideologici: naturalmente, sul lago di Como la sceneggiatura era diversa. Intervenuta durante i dieci minuti concessi a ciascuno nella tavola rotonda dei leader in corsa elettorale, Giorgia Meloni deve avere messo a frutto tutti gli insegnamenti di Mario Draghi (si sentono spessissimo) e di Cingolani, eccentrico ministro della Transizione ecologica (ma soprannominato in certi ambienti “CingolEni”), designato, secondo alcuni, alla stessa carica nel futuro governo di centrodestra in nome della continuità, assunta dunque a valore in sé, come presupposto di un governo che non faccia altro che dare seguito alle scelte di Draghi, dominus assoluto di qualsiasi esecutivo post-Conte.

Lo stress test di Giorgia prevedeva profilo rassicurante e ragionevole, a cominciare dai conti pubblici e le rassicurazioni a Bruxelles, e lei non è mancata all’appello: “Con me i conti non rischiano”, ha detto, “non sarei per un nuovo scostamento di bilancio, perché siamo indebitati oltre misura, penso che si possano immaginare altre risorse, come parlare con l’Unione europea per usare i fondi della nuova programmazione e, senza aspettare l’Europa, scorporare l’energia elettrica dal gas che può valere tre-quattro miliardi”, ha insistito la presidente di Fratelli d’Italia.

Guai a parlare di extraprofitti delle aziende – e non si capisce perché non si inizi di lì –, dal comizio di Vox lo avrebbe fatto, ma, già a fine agosto, Meloni aveva colto l’occasione di un’intervista all’agenzia Reuters per lanciare un messaggio molto chiaro a Bruxelles e ai mercati finanziari, rassicurando con parole nette circa la “serietà” delle sue prossime scelte di politica economica, ove mai dovesse guidare il prossimo governo, e che Fratelli d’Italia, alla guida di Palazzo Chigi, rispetterà ogni parametro richiesto nella prossima legge di bilancio.

“L’Italia difenderà i suoi interessi nazionali, ma come fanno già la Francia e la Germania, per cui nessuno vuole fare follie”, cioè “distruggere o lasciare l’Europa”. Meloni ha parlato all’establishment economico e finanziario in termini che più chiari non poteva, e peraltro pare che stia organizzando un viaggio a Londra per incontrare i vertici della City e rassicurarli sul futuro dell’Italia – lo ha rivelato “La Stampa”. Sulla scia di Draghi, ha accennato una critica al ritardo europeo nel fissare un tetto del gas, ed è passata dalla richiesta di rinegoziare il Pnrr a una più cauta considerazione su possibili migliorie: “Non può essere un’eresia dire che il Pnrr può essere perfezionato: è previsto nella norma”.

L’altro tasto fondamentale da battere, per accedere al Palazzo, è l’atlantismo – e Giorgia Meloni è preparatissima: “La guerra in Ucraina è la punta dell’iceberg di un conflitto che ha per obiettivo la revisione degli assetti mondiali. Se l’Ucraina cade e l’Occidente perisce, il grande vincitore non sarà solo la Russia ma anche la Cina, e chi è più debole in Occidente, segnatamente l’Europa, rischia di trovarsi sotto l’influenza cinese. Per questo, secondo me, bisogna combattere questa battaglia”, smarcandosi dal suo alleato Salvini, che – nel suo turno, dopo Meloni – inforcando gli occhiali, ha mostrato addirittura slide, sotto lo sguardo sorpreso dei presenti, per spiegare che non ci conviene continuare a battere il tasto delle sanzioni alla Russia: Giorgia, precedendolo, aveva già svolto il suo compito: “Se l’Italia si sfila da sanzioni e armi perde credibilità. Una nazione seria deve avere postura credibile”, ha detto.

Ancora: un colpo alla misura del reddito di cittadinanza, che non guasta mai: “Il reddito di cittadinanza è stato un fallimento perché lo Stato non mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi no, perché così penalizza i più deboli”; infine il tema a lei caro – crediamo perché sarà quello sul quale potrebbe avere margini di manovra effettivi e su cui si giocherebbe la sua parte della storia, anche della destra italiana: la riforma delle riforme, il presidenzialismo, creandosi ad hoc l’occasione per incensare il suo mentore: “Draghi bravissimo, ma perché non ha funzionato come poteva? Perché siamo una Repubblica parlamentare”. Amica di Vox e custode della “fiamma tricolore”, ma non fessa, Giorgia Meloni sa dove deve passare per accreditarsi, e non perde un’occasione.