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Tag: guerra

Pressione pacifista sull’Unione europea?

La guerra potrà ristagnare a lungo, presa in un batti e ribatti in cui nessuno dei contendenti sembra intenzionato ad arrivare a una trattativa...

L’America latina condanna la guerra ed elude le sanzioni

C’è il rischio di nuove asimmetrie e qualche altro malinteso negli effetti sempre più tellurici della guerra in Ucraina sul complesso dei rapporti internazionali,...

Un 9 maggio di mobilitazione. Per restituire una casa alla vittoria...

A bocce ferme, possiamo dire che era forse proprio questo l’anno per riportare in piazza i lavoratori il primo maggio? In una stagione quale quella che viviamo – segnata dalla tragedia della guerra, dopo due anni di pandemia che hanno visto la sanità pubblica bersaglio delle formazioni populistiche di destra – era il momento di portare in piazza i lavoratori. Siamo in un tornante in cui il lavoro non può non parlare. E se non è stato il primo, non sarebbe bene che i sindacati e le organizzazioni sociali, soprattutto quelle che hanno promosso la marcia pacifista Perugia-Assisi, si mobilitassero per il 9 maggio?

Quella è la giornata in cui è minacciata una nuova escalation da parte di Putin. Il despota russo avrebbe voluto affacciarsi dalla tribuna del mausoleo di Lenin – da lui definito un criminale – per celebrare la vittoria nella sua “operazione militare speciale”. Cercherà probabilmente di coprire il fallimento militare dichiarando una guerra vera, completa, ancora più spietata e sanguinaria di quella vista finora.

Russia-Ucraina, un conflitto informatizzato

Commentando lo storico discorso con cui il premier britannico Churchill proclamò la guerra a oltranza contro Hitler, il conte di Halifax, leader della fazione...

Il diavolo sulla pelle degli ucraini

Ieri, 2 maggio, ho seguito buona parte del programma di Michele Santoro sulla guerra in Ucraina e ho capito che il problema che ci...

I “proiettili comunicativi”, la guerra e la Germania

Tra le teorie della comunicazione più accreditate negli anni Venti del Novecento, c’era quella del proiettile, secondo cui il pubblico sarebbe poco più che un passivo bersaglio da colpire in maniera mirata con determinate informazioni per influenzarlo, tacendone altre. Il riferimento era a una comunicazione politica nata in tempi di guerra, durante il primo conflitto mondiale, con figure di prim’ordine come Walter Lippmann a organizzare e coordinare un giornalismo bellico in procinto di liquidare l’approccio romantico e populista di molto giornalismo di reportage di inizio secolo.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando venne introdotta la teoria della “comunicazione proiettile”, anche detta ipodermica per l’idea di “iniettare” contenuti in un pubblico pressoché completamente supino. I metodi per condizionare le masse si sono sviluppati e sono divenuti più raffinati a partire da fondamenti sistematici e scientifici – e non si limitano più a ricorrere alla censura, alla repressione o alla imposizione di specifici contenuti selezionati a scapito di altri, ma insistono sulla reciprocità, sul coinvolgimento e sull’attivazione di chi riceve il messaggio. Il Ventesimo secolo ci ha lasciato in eredità l’ascesa di un sistema di industrie tecnico-scientifiche che si occupano della produzione di informazioni, rivolto a orientare la sfera pubblica, e l’espansione di un ceto di intellettuali a esso legato, con la formazione di veri e propri imperi dei media, che sono allo stesso tempo imperi economici e imperi politici. Ai giornalisti spetta, per lo più, un ruolo prevalentemente impiegatizio, di trasmissione e di divulgazione di contenuti spesso pre-selezionati. Un apparato inquietante e in continua espansione, che, nell’epoca in cui i media sono diventati anche social media, assume sempre più i tratti di una macchina che più che persuadere vuole produrre soggettività, modellare personalità, influenzando i gusti e costruendo mondi in cui ci si possa riconoscere, bolle di riferimento…

La guerra in Ucraina e l’anomalia della ragione

Con le spalle al muro o vincente, può, con attenta pianificazione o se gli viene il ghiribizzo, annientare il pianeta intero. È Putin. Ma...

Divergenze tra Putin e la governatrice della Banca centrale russa

Fino a ieri pareva che nelle alte sfere della Russia tutte e tutti fossero d’accordo con le scelte di Putin, o almeno volevano farlo...

A proposito di due lettere al papa sulla guerra

Un soldato di religione ortodossa, ucraino, sotto assedio a Mariupol’, ha scritto al papa. Una lettera toccante, però anche inquietante. Perché non ha scritto al segretario generale dell’Onu? Probabilmente perché, come tutti, sa che l’Onu è una non realtà. Poco dopo, al papa ha scritto anche Lucia Annunziata, dalle colonne della “Stampa”. Di certo Annunziata ha ritenuto di esprimere idee di persone che non pongono la fede al centro del loro percorso. A maggior ragione, viene spontaneo domandarsi: e allora perché non rivolgersi al segretario generale dell’Onu, o al presidente del suo Paese di residenza? “Faccia qualcosa” – è questa la sostanza che emerge da entrambe le lettere. Quasi che ciò che ha fatto sia già sparito, con tutto quel che ne è seguito. E che cosa ha fatto? Ha semplicemente scelto di affidare la Croce, in occasione della tredicesima stazione della via crucis del venerdì santo, a una donna ucraina e a una donna russa. È quella, infatti, la stazione della deposizione dalla Croce. Apriti cielo!

La risposta più diffusa, giunta non solo dai Paesi più direttamente coinvolti, è stata: “Equipara il non equiparabile”. Oppure: “Mette sullo stesso piano il dolore della vittima e il dolore del carnefice”. Già, sullo stesso piano. Ma solo questa equiparazione scandalosa ha consentito a un volto russo di riconoscere il dolore ucraino, chiamato e definito come tale. Eppure di questo riconoscimento – che è negato dalla Russia e sta all’origine del conflitto – si è detto poco. E se il soldato ucraino non lo cita è comprensibile, perso com’è nell’agghiacciante realtà di Mariupol’. Ma questo accade anche perché i vertici delle Chiese ucraine non lo hanno fatto risuonare fin laggiù. Comprensibile. Meno comprensibile è il nostro sorvolare, bisognoso piuttosto di un papa Superman che va a fermare la guerra, o forse il diavolo, che lì si manifesta e ci tormenta.

Perché gli ucraini resistono così bene

L’affondamento dell’incrociatore Moskva, su cui si contende in questa permanente battaglia delle ombre, conferma come oggi i nani non siano più sulle spalle dei...