• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Il significato di una parata militare

Il significato di una parata militare

Ciò che è accaduto o non è accaduto il 2 giugno scorso, nella sfilata davanti al palco delle autorità, è in ogni caso la manifestazione di un militarismo in contrasto con lo spirito della Costituzione. Ma la base sociale che sostiene l’attuale governo se ne frega

5 Giugno 2023 Rino Genovese  1662

Saluto fascista o non fascista che sia, quello che si è visto durante la sfilata del 2 giugno davanti al palco delle autorità (e che Michela Murgia ha stigmatizzato), la parata è in se stessa una manifestazione che andrebbe abolita per la festa della Repubblica. Così come l’inquinante e inutilmente costoso volo delle frecce tricolori. La ragione è semplice: l’esibizione di armi e armamenti fa a pugni con la vocazione pacifista della nostra Costituzione. Se qualcosa proprio bisognerà dire (ma perché il 2 giugno? non sarebbe più adatta, allora, la ricorrenza del 4 novembre?) sul carattere puramente difensivo delle nostre forze armate, ciò dovrebbe avvenire in una forma diversa da quella della parata. Nel momento stesso in cui si sfila, si riafferma infatti una volontà di potenza militare, la centralità di uno degli elementi ideologici portanti dei totalitarismi che hanno funestato la storia del Novecento, sia di quelli fascisti sia di quello stalinista.

In un libretto di qualche anno fa (Totalitarismi e populismi, edito da Manifestolibri), avevo cercato di mettere in luce le continuità e le differenze tra ieri e oggi – le seconde non meno importanti delle prime. Non si tratta solo di un’estrema destra di derivazione fascista; si tratta anche di ciò che sta accadendo nell’ex mondo sovietico riguardo ai nazionalismi. Che uno di questi sia l’aggressore e un altro l’aggredito (come sta avvenendo in Ucraina), non cancella il fatto che l’eredità storica zarista e stalinista dell’insieme di quei Paesi sia presente di qua come di là. Che ci si voglia liberare da un’oppressiva influenza, o al contrario che la si voglia riaffermare, non cambia poi molto: il risultato è comunque uno scontro tra nazionalismi; non la costruzione di una democrazia, eventualmente con il suo correttivo interno di ascendenza socialista – che potrebbe svilupparsi unicamente sulla base di una rinuncia alla difesa dei confini nazionali e in uno spirito di dialogo intorno ai destini delle minoranze e maggioranze linguistiche nei territori contesi –, ma la tendenza alla prova di forza e all’ubriacatura patriottarda e revanscista.

Una situazione di guerra spinge a destra gli equilibri politici. In un’Italia in cui è ancora viva, nonostante il tempo trascorso, una tradizione nazionalista e fascista, appena un po’ corretta e adeguata ai tempi, nel Paese che ha dato vita al berlusconismo – cioè a un populismo privatistico-mediatico che, per i propri interessi, se n’è sempre infischiato della democrazia repubblicana, della Costituzione, eccetera – non c’è troppo da stupirsi che (anche a causa di una diserzione delle forze democratiche alle ultime elezioni politiche) si sia arrivati a una maggioranza, sia pure solo relativa, della destra estrema. Il vento della guerra – con il suo atlantismo a oltranza, che purtroppo ha pressoché cancellato un’Unione europea ancora politicamente debole – si è fuso con un vento più nostrano: quello di una parte del Paese, in un recente passato sfegatatamente berlusconiana e leghista, che non ci ha pensato molto su ad affidarsi agli eredi di Salò. A questa parte importa poco dello Stato, della democrazia e di tante altre belle frottole. A loro interessa molto di più che ci sia un sistema fiscale che consenta di evitare il più possibile di pagare le tasse, con una legislazione apposita (tipo flat tax), o chiudendo gli occhi sull’evasione.

È questa palude già democristiana – all’epoca della guerra fredda, ma da tempo ormai emancipata nei suoi “spiriti animali” più protervi – che costituisce la base sociale del presente governo nazionale. A questa base cosa importa che si faccia o non si faccia il saluto fascista alle parate militari? Cosa importa che ci sia una guerra in Europa? Questa potrà dare certo fastidio per l’incidenza che ha sul prezzo delle materie prime, ma potrebbe risultare, alla fine, anche un affare se si pensa alle commesse in arrivo per la ricostruzione dell’Ucraina.

È dunque in una situazione in senso stretto “post-fascista” che ci troviamo: nel senso che tutti sanno come qualsiasi gloria militare sia solo merda, come le parate non siano nulla se non vuote esibizioni di forza, e come le guerre non siano altro che morte e distruzione. Ma contemporaneamente una parte di questi “tutti” sa ancora meglio quanto sia preferibile avere brutti ceffi e vecchi arnesi tra le autorità istituzionali e ministeriali, che permettano di infischiarsene altamente dello Stato pur agitando una retorica identitaria, anziché ritrovarsi con un governo che faccia minimamente qualcosa per – se non altro – far pagare le tasse.

1.677
Archiviato inOpinioni
Tags2 giugno destra estrema guerra guerra Ucraina Italia parata militare Rino Genovese

Articolo precedente

Come usare l’eredità di don Milani

Articolo successivo

Corte dei conti, la tracotanza del governo

Rino Genovese

Articoli correlati

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

I due volti di Conte

Escissione amore mio

Dello stesso autore

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Escissione amore mio

Odio l’estate… poi la Svezia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA