“Terzogiornale” profezie non ne fa, si limita alle previsioni. Stando ai dati di cui disponiamo attualmente, possiamo affermare che l’estrema destra francese, ancora una volta, perderà le presidenziali dell’aprile-maggio dell’anno prossimo. Marine Le Pen è infatti un’anatra zoppa. È stata condannata in appello per détournement di fondi pubblici, sia pure con un alleggerimento rispetto alla sentenza di primo grado e con la possibilità di candidarsi. Ma la Francia non è l’Italia, dove da tempo risuona il ritornello contro la magistratura; e, quando l’inconsistente Macron fu eletto presidente per la prima volta, poté avvalersi dell’azzoppamento dell’altro pretendente, François Fillon, appartenente alla destra tradizionale, messo fuori causa da un reato molto simile a quello di cui si è macchiata Marine Le Pen.
Nonostante il notevole 36% dei voti di cui è accreditata al primo turno, le presidenziali si vincono al secondo, e lei non appare in grado di raggiungere una maggioranza assoluta al ballottaggio. Si consideri, poi, che Marine è una fascistona coi fiocchi, non è la nostra Giorgia Meloni passata attraverso anni di corruzione berlusconiana. Questo significa che è ancora sgradita a una larga parte dell’elettorato, mentre il suo “delfino” Bardella da un pezzo sta facendo tutta una serie di moine liberal-liberiste per piacere all’establishment, in particolare al padronato francese, con modalità ispirate proprio a quelle di Fratelli d’Italia (che nel parlamento europeo siedono su banchi diversi da quelli del Rassemblement national).
E allora chi diventerà presidente in Francia, dopo che Le Pen, confermando il carattere essenzialmente familistico-personale del suo partito, si ricandiderà per la quarta volta, avendo evitato di lasciare il posto al più giovane Bardella? Abbastanza facile la predizione: sarà Edouard Philippe, se solo riuscirà a sbarazzarsi degli altri aspiranti nell’ambito del “destra-centro”, che sono l’ex primo ministro e capo del partito macroniano, Gabriel Attal, e l’ex ministro dell’Interno e leader della destra sedicente “repubblicana”, Bruno Retailleau, troppo spostato su posizioni vicine a quelle della destrissima Marine soprattutto sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.
Philippe, anche lui ex primo ministro macroniano, ha già dalla sua il favore dei sondaggi rispetto agli altri due; inoltre si è fatto un proprio partitino, Horizons, piccola sintesi tra il centrismo e quella destra da cui proviene. Dunque sarà un gioco da ragazzi, per lui, affermarsi come il portabandiera della solita “moderazione”, sia contro l’estrema destra sia contro la sinistra radicale di Mélenchon. Quest’ultimo, a nostro parere, ha scarsissime possibilità di arrivare al ballottaggio, ma, se vi arrivasse, sarebbe durissima – per non dire perdente in partenza – la partita contro Le Pen, se si pensa al fatto che l’elettorato di destra tende a riunirsi nel momento del ballottaggio, e che perfino molti progressisti detestano Mélenchon e potrebbero astenersi.
Tutt’altra cosa sarebbe stata una candidatura della sinistra unita (vedi qui), ovviamente non con Mélenchon, ma con un altro nome che tenesse insieme le varie formazioni di quella che è la forza di maggioranza relativa della politica francese (come dimostrato nelle elezioni legislative del 2024). Ma quei buontemponi – colpevole il leaderismo e il narcisismo dell’ormai settantaquattrenne Mélenchon – hanno imboccato la via della disunione, quindi della sconfitta elettorale, con la sinistra cosiddetta moderata, cioè i socialisti e gli ecologisti, divisi perfino tra loro sulla persona da scegliere e i comunisti che meditano su una candidatura propria. Quello che sembra avere più chance è il deputato europeo Glucksmann, anche lui a capo di un partitino personale, che sarebbe una candidatura non proprio socialdemocratica, quanto piuttosto quella di un macronismo “di sinistra”. Finanche l’ex presidente Hollande, la cui leadership significò la quasi sparizione del Partito socialista, nutrirebbe delle rinnovate ambizioni, e, da ultimo, si è rifatta avanti pure la sua ex compagna Ségoléne Royal, che già perse un ballottaggio contro il pessimo Sarkozy.
Sarebbe stato un gioco piuttosto facile arrivare a una presidenza espressa da una sinistra unita, considerando che la candidatura dell’estrema destra è ormai pressoché senza speranze. Nella situazione che si è creata, invece, la sinistra nel suo insieme sta cedendo il passo al centrismo destrorso di quello che a ragione può essere detto un clone di Macron.









