• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

27 Luglio 2026 Rino Genovese  932

Il malessere, il disagio danno luogo a eventi che prendono la forma di un omicidio di polizia, a Bologna, o della strage con movente jihadista a Berlino. Là e qua un dejà vu. Da una parte, infatti, l’intervento di agenti quanto meno impreparati a gestire una situazione di delirio, se non mossi addirittura da una deliberata volontà di punire il reprobo, l’immigrato, alla maniera di quanto accade negli Stati Uniti; dall’altra, il gesto folle e più o meno solitario di chi si erge a vendicatore di una civiltà, quella islamica, contro un’altra che impone la sua egemonia e i suoi costumi. A guardare bene, sono due volti di una medesima violenza circolante nel mondo contemporaneo, che ha a che fare con il difficile trattamento dell’“altro”, qualsiasi sia il sembiante che esso assuma.

Come uscirne? Il richiamo alla tolleranza, al rispetto della vita umana, in queste circostanze è necessario ma non sufficiente. Da sempre (come anche nel caso della lunga serie di femminicidi cui assistiamo impotenti, i quali, osservati con la lente di una degenerazione dei rapporti erotici, hanno una matrice non identica ma simile) l’educazione viene tirata in ballo come la soluzione di lunga lena per questi fenomeni di negazione dell’“altro”. Si dice che un’ignoranza di fondo, e una totale incapacità di empatia, siano all’origine di queste forme di violenza. Certamente è così – ma ci si domanda se tutto questo possa dipendere soltanto da un difetto di istruzione, che in fin dei conti mette sul banco degli imputati l’istituzione scolastica con le sue mancanze. Più profondamente c’è un problema di formazione in senso ampio, un deficit più radicale che si avverte, drammaticamente, proprio in una situazione, come quella attuale, di transizione della società verso qualcosa che non riusciamo a rappresentarci chiaramente.

In sintesi potremmo dire: manca il saper stare nel conflitto. Non nel senso di un semplice contrasto di opinioni, tutto sommato tra loro componibili o talmente indifferenti, l’una nei confronti dell’altra, da potersi sopportare a vicenda; no, si tratta piuttosto di come confrontarsi con una violenza intesa come una modalità di comunicazione: tu mi infastidisci così profondamente che io segnalo, a te e a quelli come te, che sono disposto a ucciderti. E lo faccio magari galvanizzando, al tempo stesso, “quelli della mia parte”, mostrando loro una volontà di riscossa senza freni, come nel caso degli attentati jihadisti, di cui il martirio, o la testimonianza, è la componente essenziale.

Ora, tutto questo significa che si è andata smarrendo quella bussola, che pure aveva svolto per un tratto non breve una funzione di orientamento, data dal conflitto propriamente sociale. Cosa voleva dire, per esempio, che il malessere psichico, o psichiatrico, era indirizzato verso una contestazione delle stesse strutture giudicate di esserne all’origine o di almeno favorirlo, se non inserire quello stesso malessere all’interno di un conflitto più largo riguardante la società nel suo complesso? E cosa significava che un immigrato in un Paese europeo, allora di prima generazione, veniva immediatamente integrato come lavoratore in un’organizzazione sindacale o politica dove, sia pure non senza difficoltà, diventava parte di un collettivo non basato sull’appartenenza etnica ma su delle finalità di lotta? Appunto che il conflitto sociale, così inteso, poteva essere il più forte strumento di educazione, e quindi di riduzione del tasso di violenza.

È quella bussola – che per chi la usava voleva dire sapersi collocare nel conflitto – che bisognerebbe ricominciare a valorizzare come uno strumento indispensabile al di là dei richiami, tutto sommato moralistici, al comportarsi con rispetto e tolleranza. Ciò implica che i giovani del black bloc – intervenuti in forze sabato scorso a Chiomonte, in Piemonte, contro i cantieri dell’alta velocità, dando luogo a prolungati scontri con la polizia – vadano senz’altro posti sotto accusa per le forme di lotta, e probabilmente anche criticati per l’obiettivo che perseguono (non siamo sicuri, infatti, che uno sviluppo dei collegamenti ferroviari in Val di Susa sia di per sé deprecabile), ma non andrebbero tout court demonizzati, in quanto essi recano in sé, tuttavia, il senso di un conflitto sociale collettivamente organizzato. Sarebbe questa la soluzione, certo con una diversa impostazione di lotta, e insieme con un più generale potenziamento di tutti gli strumenti educativi, per cercare di dare un respiro a quei conflitti con cui siamo chiamati a convivere.

942
Archiviato inEditoriale
Tagsconflitto formazione Germania Italia omicidio Fakir Rino Genovese strage jihadista Berlino violenza

Articolo precedente

Le diseguaglianze in questione

Articolo successivo

La Francia vieta i social agli “under 15”

Rino Genovese

Articoli correlati

Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea

Le piazze degli altri

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

Dello stesso autore

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Escissione amore mio

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale
Stefania Limiti    13 Ottobre 2026
Ultimi articoli
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare
Guido Ruotolo    19 Ottobre 2026
Il Brasile verso il ballottaggio
Claudio Madricardo    16 Ottobre 2026
In India le manifestazioni dell’opposizione
Marco Santopadre    15 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA