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Dimenticare Venezia?

27 Maggio 2026 Rino Genovese  818

Naturalmente si può dire che si trattava di un test locale, e che un risultato elettorale, sia pure molto negativo, non è di per sé il segnale di qualcosa che non va in generale. Ma a parte il proverbio “non dire quattro se non l’hai nel sacco”, a cui pure i dirigenti dei partiti di centrosinistra farebbero bene a ispirarsi, c’è dell’altro; e Venezia, che pure andrebbe ora archiviata e dimenticata, è arrivata lì a ricordarcelo: il cosiddetto fronte progressista, dal profilo politico diciamo così non proprio scontato, per presentarsi di fronte a un elettorato, locale o nazionale che sia, dovrebbe farlo con un programma preciso di governo. L’astensionismo, infatti, ha di nuovo morso ai polpacci. Si poteva forse credere che fosse iniziata la sua curva discendente, dopo il brillante risultato referendario – ma così non è stato: nelle ultime amministrative, siamo complessivamente a un 5% in meno di votanti rispetto alla tornata precedente.

Cosa significa questo? Semplicemente che l’elettorato, soprattutto quello giovanile, si mobilita soltanto per obiettivi chiari. La difesa della Costituzione repubblicana era uno di questi; il candidato sindaco di una città molto particolare come Venezia – un nome venuto fuori grattando il fondo del barile locale di un partito a dir poco composito come il Pd – non si poteva considerare tale. Per quanto riguarda la città lagunare, la differenza l’avrebbe fatta una linea di netta rottura con il passato, che non pare ci sia stata. A decidere le sorti dell’ex Serenissima è stato così il solito blocco sociale turistico-immobiliare, che vuole spremere ancora la città per trarne fuori i massimi profitti. E non si tratta di pochi ultraricchi, ma di un grumo diversificato di interessi, dai venditori di souvenir ai negozianti, ai proprietari di alberghi e case-vacanze. Tutti uniti, questi, nel non volere alcun cambiamento in una situazione che risale almeno alle giunte Cacciari, l’azzeccagarbugli filosofico trasformatosi in sindaco, che non aveva fatto nulla per frenare lo sviluppo tutto turistico di una Venezia che si avviava a diventare nulla più che un “parco a tema” (vedi qui).

Ciò detto, torniamo alla questione più generale: senza un programma comune l’alleanza di centrosinistra non va da nessuna parte, e si può scordare di vincere le elezioni nel 2027, con qualsiasi legge elettorale esse si terranno. Sappiamo che i 5 Stelle hanno avviato una consultazione con i cittadini non ristretta ai semplici militanti e simpatizzanti (vedi qui), per stendere un suo programma. Ma ciò è del tutto insufficiente. È la coalizione nel suo complesso che deve dirci che cosa vuole fare. Per esempio in materia di tasse ed equità fiscale. Ovunque, nel mondo, si parla di un aumento dell’imposizione sui grandi patrimoni, che attualmente, come i dati dimostrano, non pagano quasi nulla. In Italia, la Cgil aveva lanciato un’idea in proposito (vedi qui): ebbene, qual è la posizione dell’alleanza di centrosinistra su questa proposta? Si attendono risposte. Nessuna politica è infatti possibile senza i quattrini per sostenerla. Anche a voler incentrare un programma sulla sanità pubblica e sul welfare, bisogna poi dire con quali risorse si intenderebbe operare.

Stessa cosa sulla faccenda spinosa dei soldi destinati a uno sviluppo della difesa. Va da sé che sarebbe preferibile, eventualmente, puntare su una difesa comune europea – ma intanto che cosa vorrebbe fare in merito la coalizione sedicente progressista? Tener fermo all’impegno di un aumento della spesa, in questo settore, al 5% del Pil? È sicuro che sull’argomento ci sarebbe parecchio da discutere all’interno dell’alleanza, anche all’interno del Pd; tuttavia finora si è privilegiato il “giorno per giorno”, la scelta dei candidati nelle diverse elezioni locali (non sempre felice, come si è visto), e il tirare a campare scommettendo sul “crollo” della parte avversa. Ma una politica, soprattutto quella contro una destra su posizioni prevalentemente nazional-populistiche – il che significa con una capacità di trovare consenso anche negli strati più svantaggiati della popolazione, come documentato da tempo, e con una leadership al femminile che appare, nonostante tutto, una novità –, deve avanzare proposte credibili per smontare la narrazione che dall’altra parte viene fatta di un Paese che non potrebbe andare meglio di così. E deve provarsi a staccare, dal loro amalgama stregato, gli interessi dei più deboli da quelli dei più forti, mostrando come, con l’intervento fiscale e altre riforme, si possano rendere più forti i deboli e meno forti i forti.

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Tagscoalizione centrosinistra elezioni amministrative Venezia Rino Genovese

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