• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, ancora in attesa

A Taranto è come se si vivesse un derby cittadino intorno al tema “lavoro o salute?”, mentre il governo rinvia, una volta di più, ogni decisione

17 Settembre 2026 Guido Ruotolo  1604

Sta diventando una storia di illusioni e inganni, di menzogne e di false speranze. Taranto è una pentola a pressione. In gioco è la sopravvivenza di diecimila famiglie. Ma anche la salute dei cittadini che vogliono vivere in un ambiente sano, non contaminato, non inquinato. Un mese per scoprire come finirà la vicenda dell’ex acciaieria a ciclo integrale più grande d’Europa. La data dell’epilogo non è ancora scritta. Il 20 ottobre, con una convocazione straordinaria, le Sezioni unite della Cassazione dovranno decidere se accogliere i ricorsi presentati dai legali dell’ex Ilva: dunque, se sospendere la chiusura dell’area a caldo e riprendere la produzione di acciaio, in attesa della transizione ecologica. I giudici della suprema Corte hanno deciso di spiegare le ragioni della urgenza della “pubblica udienza”: “Si rende necessaria una celere trattazione dei ricorsi, in ragione degli interessi coinvolti dalla controversia che incidono su diritti fondamentali”.

Insomma, il rischio che a Taranto esploda una “bomba sociale”, così come denunciato dai sindacati, e poi le implicazioni che la decisione dei giudici milanesi hanno, tra l’altro, sulla politica industriale e occupazionale del governo, sulla salvaguardia di un settore strategico per il Paese, hanno suggerito alla Cassazione di fissare la convocazione urgente delle Sezioni unite. L’udienza pubblica si terrà otto giorni prima della chiusura dell’area a caldo, come stabilito dal decreto della Corte d’appello di Milano. Tecnicamente, anche se le procedure di spegnimento sono in corso, gli altiforni potrebbero riprendere a lavorare – se la Cassazione dovesse decidere di annullare la decisione dei giudici milanesi di chiudere l’area a caldo – e se gli stessi (in realtà, solo uno solo è in funzione, un altro in manutenzione e il terzo è sotto sequestro giudiziario) non saranno completamente raffreddati. Ancora un mese o poco più per la decisione della Cassazione. Sogni, illusioni, speranze, delusioni sconvolgeranno una città in queste lunghe giornate d’attesa. E qualsiasi decisione prenderà la Cassazione, aumenterà comunque la tensione in città.

È assurdo che questa drammatica vertenza nei fatti si sia già trasformata in un derby cittadino. Alla fine, ci saranno vincitori e vinti. Ed è l’ultima cosa che i lavoratori, i sindacati, gli ambientalisti si auguravano. Da una parte, i dipendenti siderurgici e i sindacati che – con sofferenza iniziale, ma poi con convinzione – hanno sposato la “riconversione ecologica degli impianti”. A partire dal 2012, da quando la procura di Taranto sequestrò l’acciaieria per inquinamento e disastro ambientale, arrestando imprenditori, dirigenti ex Ilva e amministratori pubblici. Dall’altra, i “ricorrenti” al tribunale di Milano, gli undici tarantini che hanno sottoscritto l’esposto, rappresentanti di una città che non accetta di subire il ricatto sull’occupazione per chiudere un occhio sulla salute dei suoi cittadini e su un ambiente inquinato. E chiunque vincerà è ben consapevole che l’epilogo della vertenza non è affatto deciso.

Riavvolgiamo il nastro degli eventi a ieri mattina, giorno in cui palazzo Chigi doveva incontrare i sindacati. Per un paio d’ore, è andata in scena la farsa, la commedia, la recita. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, stava perdendo tempo. Solo “chiacchiere”, hanno spiegato poi i sindacalisti. Il punto di partenza era la presa d’atto che, dal 28 ottobre, sarebbe stata sospesa la produzione dell’area a caldo, così come avevano decretato i giudici dell’appello di Milano.

Nell’incontro di ieri mattina, il governo aveva continuato a non chiarire ai sindacati quale piano aveva in mente per il futuro assetto del gruppo siderurgico. Mantovano non ha fornito alcun indizio sul possibile volume d’acciaio che l’ex Ilva green dovrà produrre. Né quanti forni elettrici saranno previsti a Taranto, né quanti saranno gli impianti di Rdi (“preridotto”), la materia prima che il forno elettrico trasformerà in acciaio. Infine, nessuna indicazione sulle risorse che serviranno. Qualcosa di più “compromettente” il sottosegretario Mantovano si è spinto a dire sulla gestione della crisi dal punto di vista occupazionale. Intanto, in attesa della Cassazione, le imprese dell’indotto hanno sospeso i 2.500 licenziamenti annunciati. Ma i numeri previsti dei lavoratori che finiranno in cassa integrazione sono impressionanti. Solo a Taranto si parla di 4.500-5.000 cassaintegrati.

Il governo si è impegnato a varare un decreto straordinario per integrare la cassa integrazione che porterebbe ai lavoratori soltanto un migliaio di euro al mese. Dovranno inventarsi qualcosa, governo e sindacati, sapendo che l’età media dei siderurgici dell’ex Ilva è di appena cinquant’anni e tre mesi. Un’intera generazione di lavoratori rischia di essere espulsa per sempre dal mercato del lavoro. Ma sulla ricollocazione dei lavoratori in esubero e sulla reindustrializzazione del territorio, al vertice di palazzo Chigi non è stata anticipata nessuna proposta. Domani i sindacati avranno un incontro tecnico con il governo, per definire la cassa integrazione speciale e il numero reale dei dipendenti che andranno fuori produzione. È stato annunciato, poi, che la settimana prossima si terrà un nuovo incontro dei sindacati a palazzo Chigi. Ma torniamo all’incontro che c’è stato. Breve pausa e colpo di scena. Il sottosegretario Mantovano annuncia la decisione della Cassazione di fissare al 18 ottobre una “udienza pubblica” per decidere sui ricorsi dell’ex Ilva. E, tirando un sospiro di sollievo, ha rinviato le decisioni a “quando il quadro sarà più definito”. Un classico “stop and go”. Luciano Manna, fondatore del blog “VeraLeaks”, fa un esempio, raccontando che venerdì scorso “la Dinamik, una nave salpata dal porto romeno di Costanza, ha scaricato a Taranto ‘bramme’ di acciaio, i semilavorati, prodotti dalle acciaierie del gruppo ucraino Meginvest”. I commissari straordinari dell’ex Ilva avevano già iniziato a fare i conti, con la chiusura dell’area a caldo. Tra un mese sapremo se quelle “bramme” saranno l’inizio di un nuovo giorno per Taranto.

1.674
Archiviato inArticoli
Tagscassa integrazione Cassazione ex ilva governo meloni Guido Ruotolo sindacati Taranto

Articolo precedente

Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze

Articolo successivo

“Senza patria”, un romanzo di confine

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie

Pensioni, promesse e tradimenti

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Dello stesso autore

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
La Francia di nuovo in fiamme
Rino Genovese    2 Ottobre 2026
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
Ultimi articoli
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
In Brasile ballottaggio in salita per Lula
Claudio Madricardo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA