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Home » Articoli » Zapatero e i magistrati, gli incubi di Sánchez

Zapatero e i magistrati, gli incubi di Sánchez

A Madrid, attacco al quartier generale?

28 Maggio 2026 Vittorio Bonanni  813

Altro che Venezia, dove la sinistra ha trasformato una sconfitta per l’elezione di un sindaco in una débâcle nazionale. Il vero problema – per le forze progressiste nostrane, ma non solo – sembra essere dall’altra parte del Mediterraneo, e riguarda la terribile ondata di fango che sta travolgendo l’ex premier socialista spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero (dal 17 aprile 2004 al 21 dicembre 2011), con naturali conseguenze su tutto il Psoe, a partire dall’inquilino della Moncloa, Pedro Sánchez. Il quale, malgrado il suo buon governo, è di continuo alle prese con qualche guaio, e sta in piedi per miracolo.

Vediamo in sintesi che cos’è – o che cosa sarebbe – successo. L’asse della possibile corruzione parte da Madrid e arriva a Caracas, dove Zapatero era già di casa per avere ricoperto, senza alcun risultato, il ruolo di mediatore tra l’allora presidente, Maduro, e l’Unione europea. Il tema pero è stavolta molto più prosaico: riguarda una ricchezza consistente che l’esponente socialista avrebbe accumulato, grazie al ruolo giocato in diverse partite di carattere economico, fin dal 2015. Quella principale riguarda il salvataggio della compagnia aerea spagnola Plus Ultra, in cui avrebbe ottenuto proventi per due o tre milioni di euro, in gioielli e orologi di vario genere, che la polizia ha trovato nella cassaforte situata nel suo ufficio, e che la segretaria ha riferito essere frutto di un’eredità della moglie. Sotto inchiesta, la stessa compagnia aerea, che avrebbe fatto un “uso illecito” dei fondi ottenuti per il suo salvataggio, durante la pandemia.

Che Zapatero fosse il dominus di questo traffico illecito lo dimostrerebbero, come riporta “Il Fatto”, le parole di Rodolfo Reyes, imprenditore venezuelano, azionista principale di Plus Ultra, in una missiva inviata all’allora presidente della compagnia aerea, Julio Martínez Sola. Questo quadro avrebbe delle ramificazioni fino in Cina, Paese che del resto ha sempre avuto buoni rapporti con quel Venezuela in cui Zapatero sarebbe stato in procinto di fuggire, passando per Santo Domingo. Quello che potrebbe diventare il leader più corrotto della Spagna postfranchista – senza dimenticare però che, nel 2018, l’esecutivo del Partito popolare cadde per gravi episodi di tangenti – è stato tuttavia, nel corso del suo governo, uno dei politici più virtuosi e avanzati, soprattutto sul tema dei diritti civili – eutanasia, laicizzazione della scuola, con conseguente scontro con la Chiesa cattolica – e su quello della cancellazione dei simboli del franchismo (tema tornato ora di grande attualità, con il ritrovato protagonismo degli eredi del caudillo). Oltre che sulle tematiche sociali, come il diritto alla casa. Senza raggiungere la popolarità di Sánchez, che ha mostrato un particolare coraggio anche sui temi internazionali, Zapatero divenne in Italia un punto di riferimento per il mondo della cultura e dello spettacolo. Al riguardo, ricordiamo il documentario di Sabina Guzzanti sulla libertà di stampa, del 2005, intitolato Viva Zapatero!, che aveva realizzato un’importante riforma della televisione pubblica.

Tornando al Psoe, ieri 27 maggio, la Guardia Civil ha fatto irruzione nella sua sede centrale, a Madrid, per raccogliere informazioni su ipotetici finanziamenti illeciti a favore del partito. Secondo quanto riferisce “El País”, ripreso dal “Fatto”,“fonti vicine all’inchiesta, citate dalla Cadena Ser (Sociedad española de radiodifusión, la principale emittente radiofonica privata spagnola), l’operazione è disposta dal tribunale dell’Audiencia nacional per cercare informazioni nell’ambito di un’inchiesta coperta da segreto istruttorio”. Si tratta di “un’indagine diversa dal fascicolo Plus Ultra”. Naturalmente, nel clima di contrapposizione senza esclusione di colpi, tra governo e opposizione, che da anni non riesce a scalzare Sánchez dalla presidenza del governo, gli attacchi a una magistratura, dalla sinistra giudicata “politicizzata”, non potevano mancare, considerando che si va dal rinvio a giudizio della moglie del premier, Begoña Gómez (vedi qui) – per traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita, in seguito a una denuncia di un’organizzazione di estrema destra, comunicata alla coppia mentre si trovava in Cina – fino alle perquisizioni di ieri, mentre il presidente del governo era in visita alla Santa Sede. Nel mirino, in passato, pure il fratello di Sánchez, David, per un incarico ricevuto irregolarmente presso l’amministrazione di Badajoz, anche lui rinviato a giudizio.

In entrambi i casi, si aveva la quasi certezza che le accuse mosse ai Sánchez si sgonfiassero, vista l’evidente origine politica dell’iter giudiziario, ma così non è stato. E non va dimenticato l’arresto dell’ex segretario organizzativo del partito, Santos Cerdán, uomo di fiducia e braccio destro di Sánchez, presunto partecipe di un sistema di tangenti e favoritismi negli appalti pubblici. Ancora un’altra indagine ha riguardato Leire Díez, considerato la fontanera (“l’idraulico”) del partito, accusato di raccogliere informazioni compromettenti ai danni dei magistrati che indagano sugli esponenti socialisti. Si tratta, dunque, di un attacco, con o senza virgolette, al partito, che ha preso di mira dirigenti e parenti di Sánchez, scoperchiando un presunto “vaso di Pandora”, che conterrebbe anche l’inquietante attività affaristico-criminale di Zapatero – di cui tutto potevamo pensare fuorché fosse la mente di attività di questo tipo.

Non ci resta che attendere. Ma in un Paese dove, come riporta il quotidiano “il manifesto”, pezzi importanti, o addirittura maggioritari, della magistratura hanno contatti con il segretario del Partito popolare, Núñez Feijóo, non c’è da essere troppo ottimisti. Sánchez è scomodo in Spagna e nel mondo, e pezzi del suo stesso partito vorrebbero il voto anticipato per andare al governo con i popolari. Come dicevamo all’inizio di questo articolo, la fine della tormentata era socialista spagnola sarebbe, per la sinistra italiana ed europea, una tegola pesantissima, con la caduta dell’unico (o quasi) punto di riferimento progressista a livello internazionale. Con il plauso dei vari Trump, Netanyahu e von der Leyen.

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