• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Referendum, le maglie si stringono

Referendum, le maglie si stringono

6 Marzo 2026 Luca Baiada  1728

Mancano due settimane alla consultazione referendaria e la maggioranza governativa disegna un nuovo tavolo: la legge elettorale. C’è chi considera l’iniziativa come segno di paura. Non è da escludere, ma può darsi che ci sia altro. Anche voglia di tenersi aperte più strade, comunque, nel cammino verso l’alterazione dell’equilibrio dei poteri. Se vince il “sì”, niente di meglio che una nuova legislatura di destra, frutto di una legge elettorale su misura, e a quel punto con la magistratura frammentata e indebolita. Se vince il “no”, la legge elettorale è la carta di riserva per il controllo sia del legislativo sia dell’esecutivo (e quindi anche per la successiva prevaricazione del giudiziario). Il minimo che si può dire è che i moniti di Mattarella, andato apposta a presiedere il Csm dopo undici anni, per dare un segno forte e far sentire parole inequivocabili, parlano ai sordi.

Il figlio di Licio Gelli, intervistato dal “Fatto quotidiano” – una mossa fatta non senza qualche malizia –, ha dichiarato che l’impronta della modifica costituzionale risale a suo padre. La cosa ha fatto chiasso, come se fosse chissà quale rivelazione. Eppure, la conformità di certi aspetti della riforma al Piano di rinascita democratica della P2 è stata denunciata da tempo. Recentemente, anche da Gherardo Colombo, intervistato da “Articolo 21” (vedi qui). Il ministro Nordio ha creduto di uscirne, tempo fa, dichiarandosi poco informato sui progetti di quel sodalizio. Cioè, il ministro della Giustizia sembra distratto su un passaggio ineludibile della storia italiana del secondo Novecento: la loggia P2, la scoperta degli elenchi (o di una parte), il lavoro di una commissione parlamentare, innumerevoli interventi e dibattiti. Se valesse la pena seguire un filo sicuro, in tutto questo, ci sarebbe da perdersi. Qui è meglio provare a ricapitolare questa riforma disastrosa, e a mettere una scala di priorità fra alcune cose.

La novità più inascoltabile è il sorteggio dei magistrati per la componente togata dei due consigli, quello dei giudicanti e quello dei requirenti. Sorteggio tossico, perché mentre i magistrati sono individuati coi dadi fra tutti quelli dell’una oppure dell’altra funzione, invece per i laici il sorteggio pesca in un elenco di provenienza politica: l’elenco potrebbe anche essere poco più ampio del numero dei giuristi da destinare al consiglio, e comunque garantirebbe una selezione preventiva. Quella dei laici, insomma, è una nomina, altro che sorteggio: i dadi sono truccati. In ogni caso, il timbro simbolico e politico sottinteso nel sorteggio dei magistrati è un senso di intercambiabilità, di livellamento.

Direttamente, dall’immediato dopoguerra italiano, dal tempo delle corriere coi bagagli sul tetto e del “quando c’era Lui, caro Lei…”, ecco che grazie al sorteggio l’Uomo qualunque ha figliato il Magistrato qualunque: una toga senza volto, senza politica cioè senza idee, una macchina, un burattino caricato a molla. Queste implicazioni – che hanno visto anche qualche cedimento di una minoranza di magistrati – “terzogiornale” le ha presenti da anni, insieme alla tara del fatalismo (vedi qui).

La divisione del Csm in due organi consiliari ha molti inconvenienti. I due consigli mettono sullo stesso piano i giudicanti e i requirenti, benché ci sia sproporzione numerica; i requirenti, non bilanciati dai giudicanti, finiscono per acquistare troppo potere; la divisione in due organi rende complicato affrontare casi specifici che riguardano procure e uffici giudicanti nella stessa sede; persino il presidente della Repubblica può essere messo in imbarazzo, per via di questa duplicazione.

Ma vale la pena insistere su questo? È impossibile evitare il sospetto che gli inconvenienti siano ben noti, a chi ha voluto questa riforma, e che siano stati messi in conto. Potrebbero essere stati persino il terreno di una tendenza consapevole, per lasciare nell’assetto dei poteri alcune disfunzioni eventuali: disfunzioni tali da costringere a rimettere le mani nella Costituzione, dopo, appena possibile, con altri accentramenti e condizionamenti. Tornerebbe comodo farlo dopo le elezioni svolte con una legge elettorale sistemata ad arte, così da ottenere l’approvazione coi due terzi ed evitare il referendum. Insomma, forse per i “pieni poteri” conviene fare il pieno un po’ alla volta, facendo rabbocchi, travasi, macchie.

Un discorso a parte, per l’Alta corte dei provvedimenti disciplinari. È stato notato che l’impossibilità di impugnare i suoi provvedimenti in Cassazione finisce per appiattire la responsabilità disciplinare dei magistrati sulla responsabilità penale dei militari. Ma attenzione: solo in tempo di guerra. In tempo di pace, nel processo militare, il ricorso in Cassazione si può fare. Bella verità, voce dal sen fuggita: se si è contro i magistrati, appunto, quando è guerra è guerra.

Ma qui interrompiamo questa breve carrellata di difetti o artefatti, perché è più importante sottolineare che non si tratta, come si fa credere, di una questione di ingegneria costituzionale, di un’oscura riforma “tecnica”. Il quesito è fortemente politico, scotta e propone un modello elitario, che deve accompagnare l’impoverimento di molti per l’arricchimento di pochi. Si vuole, dentro un percorso che comprende la modifica della legge elettorale e l’attacco al Quirinale, giungere per un verso o per un altro al traguardo di un controllo autoritario sulla società. C’è una rivincita del Papeete, in questa riforma. E, a proposito di Quirinale, si può immaginare che, se la destra cogliesse la vittoria del “sì” e realizzasse anche la nuova normativa sulle elezioni, la prossima legislatura invocherebbe la fine anticipata della presidenza Mattarella, per prendere tutto a mani basse. Insomma, il mito delle regole formali è un diversivo, un altro volto del qualunquismo. Nasconde un modello sociale fatto di disuguaglianze, disimpegnato e rassegnato.

Al grigiore senza volto e senza idee rispondiamo con un convinto “no”, per respingere questa manomissione della Costituzione.

915
Archiviato inEditoriale
Tagslegge elettorale Luca Baiada referendum giustizia sorteggio

Articolo precedente

Dubai, un mare di guai…

Articolo successivo

Ex Ilva, bandiera bianca del governo

Luca Baiada

Articoli correlati

I giovani e la loro prudenza attiva

Da Meloni segnali di debolezza

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Dello stesso autore

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Il referendum e la “famiglia nel bosco”: una farsa la propaganda per il “sì”

Un quadro espressionista, una lezione politica e morale

Referendum, il “sì” con il fiato corto (e i “quindici” stappano una bottiglia)

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo
Marco Santopadre    1 Aprile 2026
Ultime opinioni
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Un male sottile: leggere senza comprendere
Stefania Tirini    13 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA