• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Recensioni » L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa

Su un libro di Paolo Rumiz

5 Maggio 2026 Luca Baiada  2574

Paolo Rumiz, per il 150° dell’Unità d’Italia, ha attraversato il Paese in cerca di luoghi, persone, storie. In Bella e perduta. Canto dell’Italia garibaldina (Feltrinelli), tira le somme. Ne vien fuori un libro che è un viaggio nello spazio e nel tempo accompagnato dalla tavola, dalla conversazione e dalla compagnia. Può ricordare certe pagine di Corrado Alvaro o, per l’ironia, di Antonio Tabucchi. Il Garibaldi di Rumiz, che parla con toni robusti, anche per endecasillabi (“han trasformato il popolo in ciurmaglia!”), sta con gli oppressi ed è anticonformista: “I chierici e i moderati pieni di veleno ci hanno chiamato assassini, bestemmiatori e dissoluti di mente, taglieggiatori di poveri diavoli, orda selvaggia, lividi marrani, persino sterminatori di vecchi e bambini. E io li ricambio”. Strapazza pure gli intellettuali, non fa sconti e scalcia senza risparmiarsi. Proprio come il Garibaldi vero.

A volte, nel libro, si cede a un patriottismo vago, con parole comprensive per la frequentazione fascista del mito garibaldino. Ma il fascismo poté solo usurpare l’eroe dei due mondi, non averlo con sé. Poi Rumiz si rende conto che i fascisti fecero solo una manipolazione: sul Gianicolo misero persino un monumento ad Anita, dove invece di due pistole ha nelle mani un’arma sola e un bambino, tanto per darle un tocco materno.

In Bella e perduta si galoppa avanti e indietro per l’Italia, seguendo Rumiz e la camicia rossa che si è fatto cucire apposta. In Umbria, c’è l’incontro vivacissimo con una banda, perché l’Unità si fece in musica e l’entusiasmo conta: “Se Garibaldi avesse dovuto decidere l’impresa dei Mille sulla base di sondaggi, non sarebbe partito mai e non avrebbe fatto la storia”. La visita a Comacchio è un pellegrinaggio dell’anima, si sente che tocca il cuore dell’autore e lo fa battere anche a noi: le parole in dialetto di un’anziana, il placido lavoro di un traghettatore sul Po, il ricordo della triste fine di Anita. È qui che a Rumiz viene in mente la leggenda dell’orecchio mozzo di Garibaldi, tanto cara a clericali e a reazionari, e promette: “Giuro che glielo troverò io quel pezzo di cartilagine, ma attaccato al suo testone. A costo di andare in capo al mondo”. Sarà di parola?

C’è un’osteria, a Verona, coi garibaldini di oggi, e l’atmosfera è effervescente: “È così che va ricordata l’Unità: con assemblee sediziose”. E c’è la Sicilia, tutta da godere – però senza pensare solo a cassate e caponate, dimenticando come stanno le cose. Bisogna andare a Bronte, per capire cosa c’è dietro i fatti e le contese storiche; a Bronte, quello che è ricordato dagli antiunitari come un processo penale sommario garibaldino, in realtà è un regolamento di conti reazionario. Si direbbe, se fosse stato oggi, un crimine fascista sotto copertura. Il fatto si svolse nel collegio Capizzi, e Rumiz lo ricorda partendo da una chiesa attigua elegantemente restaurata, perché si accorge che il suo rifacimento è firmato da ambienti Fininvest. Non solo: il Capizzi è stato il collegio di Dell’Utri e di altri berlusconiani, compreso il mediatore tra Berlusconi e Putin. Anche i luoghi parlano.

Non mancano le critiche a un’Italia brutta e chiassosa. Fra l’altro, c’è la Centrale di Milano, “stazione babilonese” piena di negozi, dove si può avere tutto ma non un buon servizio di trasporti e un po’ di quiete. I cellulari trillano, il popolo griffato è anestetizzato al rumore, e per scrivere c’è un solo spazio, cioè una balaustra con lo sporco dei piccioni. Chiunque abbia provato a prendere appunti in luoghi frequentati, in Italia, conosce il problema. E magari il rischio, parola di chi scrive, di dover spiegare a un vigile sospettoso perché stai scrivendo, invece di comprare, bere, fumare, telefonare.

Nel volume, c’è interesse per la musica popolare e gli strumenti insoliti; e qui nuovi incontri, nuove storie. Perché l’Ottocento fu suoni, colori, scritti, insomma: piacere di vivere. Dove se n’è andata quella gioia? Su questo, l’autore, mentre lascia Genova per mare come i Mille, intuisce: “La smemoratezza dell’Italia nasconde una voluttà di autodistruzione. Eppure la memoria è presente ovunque”. Nel peregrinare di Rumiz, al di là dell’importanza delle tappe, quasi sempre originali, questo è il punto più profondo della riflessione. In Italia possiamo contare su una vocazione militante positiva, che puntualmente riaffiora, e su un cupio dissolvi che la opprime.

E anche in punto di memoria, se ci sono libri sul Risorgimento – per lo più freddi, tecnici –, è difficile trovare quelli del Risorgimento: si fatica a trovare le poesie, l’apologetica, i romanzi, i resoconti del tempo. Oppure si cade nell’assurdo. Per esempio. La marcia di Radetzky, composta da Johann Strauss per festeggiare la vittoria sugli italiani, è una musica bulla che si sente nei concerti di capodanno, entra nelle case di tutti con la televisione. Rumiz ci ricorda che Radetzky, per l’eccezionale durezza militare e le rappresaglie, fu l’incubo delle terre occupate dall’impero asburgico, e che fischiettare il suo inno è come cantare una canzone per Kappler, il boia delle Ardeatine.

Niente Radetzky e niente Strauss, allora. Largo a quelli buoni. Giovanni Pantaleo, il frate che si unisce a Garibaldi e si spegne povero. Ippolito Nievo, che sa troppo sulle ruberie intorno all’impresa dei Mille e si spegne giovane, di morte sospetta. Giuseppe Bennici, che combatte con Garibaldi, poi passa all’esercito regolare, poi ci ripensa: diserta e torna da Garibaldi; quando infine è ai lavori forzati medita e scrive: “La reazione in Italia cominciò ad Aspromonte e finirà in Vaticano, quel giorno in cui un legato di Vittorio Emanuele sottoscriverà un concordato col cardinale Antonelli”. Concordati, già. Nel 2029, sarà indigesto, per chi ama l’Italia, il centenario di quello firmato da Mussolini e da un cardinale che si chiamava, pensa un po’, Gasparri.

Tante cose, insomma, tanti spunti calorosi, quando si segue Garibaldi. Amato ma anche odiato, adesso ridicolizzato sino a farne una macchietta. Perché? “Continua a dare fastidio, ci ricorda che l’eroe esiste: quindi irriterà per sempre i cinici e i sottomessi al potere”. E la promessa di Comacchio? Ci riesce, Rumiz, a smentire la leggenda sull’orecchio mozzo? “A costo di andare in capo al mondo”, ha giurato. A chi legge, dunque, scoprirlo.

659
Archiviato inRecensioni
TagsBella e perduta Giuseppe Garibaldi Luca Baiada Paolo Rumiz

Articolo precedente

Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)

Articolo successivo

Tra 25 aprile e primo maggio

Luca Baiada

Articoli correlati

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Il referendum e la “famiglia nel bosco”: una farsa la propaganda per il “sì”

Referendum, le maglie si stringono

Un quadro espressionista, una lezione politica e morale

Dello stesso autore

Ha vinto la Costituzione, ora deve vincere anche la giustizia sociale

Il referendum e la “famiglia nel bosco”: una farsa la propaganda per il “sì”

Referendum, le maglie si stringono

Un quadro espressionista, una lezione politica e morale

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ridiventeremo filocinesi?
Rino Genovese    15 Maggio 2026
Legge elettorale o legge di distrazione di massa?
Paolo Barbieri    13 Maggio 2026
Disfatta laburista o fine di un sistema politico?
Agostino Petrillo    11 Maggio 2026
Ultimi articoli
In Spagna la nuova sinistra andalusa
Vittorio Bonanni    20 Maggio 2026
Il Brasile di Lula e quello di Bolsonaro figlio
Claudio Madricardo    19 Maggio 2026
Conte apre al centro, per fare cosa?
Paolo Barbieri    18 Maggio 2026
L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale
Vittorio Bonanni    14 Maggio 2026
Quando il teatro è veramente politico
Katia Ippaso    14 Maggio 2026
Ultime opinioni
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Ultime analisi
Trentin e Ingrao: l’insospettabile attualità di due “sconfitti”
Paolo Andruccioli    11 Maggio 2026
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA