Grande successo, martedì 9 giugno, alla FestAssemblea di Articolo 21, a Roma, alla Casa internazionale delle donne. L’associazione, attiva dal 2002 e affiatata nella militanza giornalistica, nella scorta mediatica, nell’attenzione a tutti i temi caldi dell’attualità, va tenuta presente come esempio di impegno indipendente sul versante della comunicazione. Ecco i principali filoni dell’incontro, vario e vivacissimo.
I casi in cui la prepotenza del potere si scatena contro una persona per motivi legati alle informazioni che cerca o alle sue attività, o anche senza una ragione facilmente individuabile. Sono storie di rapimenti, torture, omicidi, falsi suicidi, in Paesi che poi fanno di tutto per ricostruirsi una faccia rispettabile, forti della posizione geografica per il controllo delle migrazioni, o muniti di coperture politiche che arrivano fino al potere governativo italiano. La presenza dei familiari di Mario Paciolla (assassinato in Colombia) e di Andrea Rocchelli (ucciso nel Donbass) ha reso tutto più forte e caloroso.
L’impegno per i migranti, con attenzione alle loro condizioni, agli aspetti legali, alla tutela di diritti, perché anche quelli elementari sono sempre in forse. Giornalisti e rappresentanti di associazioni hanno portato testimonianze e ricevuto solidarietà. Sono persone che conoscono il tema da vicino, e questo impedisce semplificazioni o discorsi vaghi e prevedibili.
La questione della legalità, intesa non in senso formale ma per il bene del Paese. Questo tema Articolo 21 lo segue tenendosi alla larga dai pettegolezzi, e sottolineando sempre la necessità di vagliare le versioni correnti. Sono narrazioni furbe da prendere con le molle, per esempio, quelle con cui l’attuale quadro governativo cerca di riscrivere la storia italiana: pensiamo alla spiegazione degli omicidi Falcone e Borsellino con la tesi sugli appalti. Questa teoria, che piace alla destra, somiglia troppo – ma vedi un po’ la coincidenza – alla “pista del petrolio” sul delitto Matteotti. In Italia, quando le responsabilità politiche sono indicibili, si parla di cronaca nera. Un miope “trattamento Garlasco” si può fare anche a delitti eccellenti, basta degradarli a questioni di denaro e basta. Ma un problema di piste nere nelle stragi non si può oscurare con una formula giustizialista. Un conto sono le mani nere, altro è “mani pulite”.
Le guerre aperte – simmetriche, asimmetriche, non dichiarate, tutte sporche, nessuna pulita –, con dentro e intorno un dilagare di crimini e di impunità. Naturalmente si è parlato di Palestina, di Libano, di Ucraina.
La difesa della Costituzione, cioè la sua attuazione. Qui la presenza di teorici del diritto e magistrati, con Rocco Maruotti per l’Associazione nazionale magistrati, ha aggiunto all’incontro un raccordo fra il mondo della giustizia e quello dell’informazione. Maruotti ha mantenuto la promessa di iscriversi ad Articolo 21, fatta in campagna referendaria. In quel periodo febbrile, solo pochi mesi fa, l’assiduità dell’associazione, presieduta da Paolo Borrometi, con articoli, dibattiti, approfondimenti efficaci, è stata ammirevole.
L’intenzione di essere “rete delle reti” è presente e rimane, insieme all’impegno concreto. Giuseppe Giulietti sulla legge elettorale ha già annunciato battaglia – in questi giorni i ferri degli scassinatori della Costituzione sono di nuovo al lavoro.
Citiamo, per ultima, la questione dell’informazione, da sempre nelle corde di Articolo 21. Scotta molto, il tema delle querele bavaglio, come brucia quello delle Slapp, un argomento che “terzogiornale” ha già avuto presente (vedi qui).
L’appuntamento di Articolo 21 non è solo per la prossima FestAssemblea. È tutti i giorni, perché il gruppo ha le antenne tese, per cogliere i segnali di ciò che riguarda l’informazione, la giustizia e anche il più aggiornato lavoro storiografico e saggistico. Su questo si nota la tenacia di Roberto Bertoni, che nelle interviste a intellettuali, giornalisti e giuristi affronta con un buon taglio casi e questioni. Libertà di espressione e libertà di stampa, insomma, come vuole l’articolo 21 della Costituzione. Se si esercita non si arrugginisce.







