• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

Sahara Occidentale: venti di guerra su una pace introvabile

Eliminazione mirata, da parte del Marocco, di un alto dirigente del Fronte Polisario, l’organizzazione che si batte per i diritti del popolo sahrawi

17 Giugno 2026 Luciano Ardesi  1700

L’incerta pausa nella guerra con l’Iran sembra spingere la diplomazia statunitense a cogliere un successo riconoscibile, quello che l’avventura iraniana in cui è stata trascinata da Tel Aviv non le ha concesso. Gli Usa sembrano voler rilanciare i colloqui in vista della soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale, complice l’annuale Forum di Oslo sulla mediazione dei conflitti armati, chiuso il 12 giugno, e che ha visto tra l’altro la discussione sulla questione, con la partecipazione dell’inviato personale del segretario generale dell’Onu per il Sahara Occidentale, Staffan de Mistura, e del consigliere speciale di Trump per gli affari arabi, mediorientali e africani, Massad Boulos.

Venti di guerra continuano però a soffiare sul Sahara Occidentale, dove, dall’occupazione marocchina di cinquant’anni fa, la pace non c’è mai stata. L’ultimo episodio è quello dell’uccisione mirata di un alto ufficiale dell’esercito del Polisario e di altri due militari sahrawi nei pressi del muro che divide in due l’ex colonia spagnola per proteggere l’occupazione. La principale vittima, Lehbib Mohamed Abdelaziz, non era solo il giovane comandante della Prima brigata di riserva, e membro del segretariato nazionale del Fronte Polisario, ma anche figlio del defunto leader del Polisario, Mohamed Abdelaziz, scomparso dieci anni fa. A ucciderlo, mentre dirigeva un attacco contro il “muro della vergogna”, com’è chiamato dai sahrawi, un drone lanciato dall’esercito marocchino. La coincidenza dell’uccisione, lo stesso giorno 7 giugno, con l’arrivo nei campi profughi sahrawi dell’inviato Onu, Staffan de Mistura, dà a questo attacco un alto valore simbolico e politico.

La vittima è stata scelta con cura: il figlio dell’ex leader del Polisario simboleggiava, al tempo stesso, la nuova generazione di combattenti e di dirigenti politici in quanto membro della massima istanza politica del movimento di liberazione. L’attacco è indice, quindi, della non disponibilità del Marocco a una vera trattativa sulla questione sahrawi, o della sua volontà di sabotarla. Probabilmente Rabat si era augurata una reazione del Polisario che potesse addossare ai sahrawi stessi l’indisponibilità alla trattativa. La visita dell’inviato dell’Onu de Mistura si è invece svolta regolarmente, è continuata con l’incontro con il ministro degli Esteri algerino, e dovrebbe proseguire nei prossimi giorni con l’interlocuzione con il Marocco e con la Mauritania.

I media marocchini sottolineano la ripresa dell’attivismo della diplomazia americana come un segno della determinazione di Trump nel porre fine al conflitto in un senso favorevole a Rabat. Del resto, Trump aveva già riconosciuto, al termine del suo primo mandato, nel 2020, la marocchinità del Sahara Occidentale, in cambio dell’adesione del Marocco agli Accordi di Abramo e della normalizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele. Non solo, ma fin dall’inizio della ripresa dei colloqui tra Marocco e Polisario su impulso americano, nel gennaio di quest’anno, ha cercato di sviluppare una narrazione di resa dei conti e di sostanziale cedimento del Polisario e del suo principale alleato – l’Algeria – a Trump, e di conseguenza alla monarchia marocchina. Dopo la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ottobre scorso, Rabat e i suoi alleati sostengono come esclusiva materia di discussione un piano di autonomia per il Sahara Occidentale, nel quadro della sovranità marocchina.

Fin dalla fine dello scorso anno, la posizione del Polisario è stata molto chiara: ferma restando la necessità di negoziare il contenuto di un eventuale accordo, ciò che conta è che qualunque soluzione esso preveda – dunque anche l’ipotesi dell’autonomia – sia sottoposta al vaglio del popolo sahrawi. I negoziatori e le istituzioni del Polisario dichiarano l’impossibilità di sostituirsi alla volontà del loro popolo. Proprio su questo – con una monarchia “parlamentare”, ma che concentra nel re Mohammed VI i poteri essenziali – Rabat dimostra tutte le sue contraddizioni. Una soluzione imposta con un atto autoritario smentisce tutte le premesse di un’ipotetica “autonomia”.

Intanto, nei territori liberati, il Marocco porta avanti una discreta pressione militare colpendo sia civili che alti gradi militari, come già accaduto nel settembre 2023, con l’uccisione del comandante della 6a regione militare e, nell’aprile 2021, del comandante della gendarmeria sahrawi. Strumenti di queste azioni sono i droni militari, per i quali Rabat ha fatto sia grandi acquisti sia grossi investimenti. Turchia, Israele, Usa e Cina sono i maggiori fornitori di droni al Marocco; Tel Aviv e Ankara vi hanno impiantato unità per la fabbricazione di droni e hanno permesso a Rabat di dotarsi di una fabbrica per produrli autonomamente.

Nei territori occupati, il Marocco prosegue con la repressione nei confronti dei nazionalisti sahrawi. Il caso più eclatante è quello dei prigionieri di Gdeim Izik, il “campo della dignità”, eretto non lontano dalla capitale El Aiun, nell’ottobre-novembre 2010, e che fu la prima manifestazione di quelle rivolte popolari (vedi qui) che l’anno seguente travolgeranno alcuni regimi nel mondo arabo, dal tunisino Ben Ali al libico Gheddafi, passando per l’egiziano Mubarak. Il leader di quel gruppo di attivisti, Naama Asfari, in prigione da quindici anni dopo un processo farsa, ha lanciato, una settimana, fa l’ennesimo sciopero della fame, nel silenzio delle autorità marocchine e dei governi. Quale “autonomia” possono attendersi i sahrawi da una monarchia di non diritto?

1.727
Archiviato inArticoli
TagsFronte polisario Luciano Ardesi Marocco omicidio Mohamed Abdelaziz Sahara occidentale Stati Uniti

Articolo precedente

Informazione e prepotenza del potere

Articolo successivo

“La Russia? Non è più un nostro nemico”

Luciano Ardesi

Articoli correlati

In Marocco prima donna premier per un re che governa

In Marocco i giovani disertano le urne

Sul declino industriale dell’Occidente (2)

Argentina, miseria senza fine

Dello stesso autore

In Marocco prima donna premier per un re che governa

In Marocco i giovani disertano le urne

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

La nuova “corsa all’Africa”: il corridoio di Lobito

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA