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Una polemica intorno al “Corriere della sera”

Su quanto è stato pubblicato, anche su questo giornale, sulla famosa lista degli “opinionisti” filorussi, apparsa il 5 giugno scorso sul “Corriere della sera”,...

Discorsi ai bambini per l’infantilismo degli adulti

È il 2021, il mandato di Sergio Mattarella volge al termine, si discute sulla successione. I partiti sono afasici e condizionati da ricatti lobbistici, le formule politiche suonano vuote di contenuto e astruse nelle forme, i problemi aperti sono parecchi e il personale istituzionale è inadeguato. Ci si sta rendendo conto che, fra ruggini e veti incrociati, gli ostacoli all’elezione del nuovo presidente pesano. Facendo visita a una scuola, mentre i bimbi sventolano bandierine, Mattarella si schermisce: “Io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi”. Tutti registrano con cura e, naturalmente, se molti si rammaricano in pubblico, ci sono altri che hanno l’acquolina in bocca in privato. Però, vecchio: che parola tabù, nel linguaggio della comunicazione. Si dice anziano, magari terza età. Al limite si parla di vasta esperienza, di lungo percorso; e Berlusconi, alle elezioni politiche, strizzando l’occhio alla prudenza risparmiosa, ha detto “sono l’usato sicuro”.

Con quel vecchio, che è una franca ammissione di umanità e anche una velata rinuncia, mentre parla a chi ha la vita davanti, Mattarella si affaccia sulla scelta del prossimo titolare del Quirinale e in pratica si mette di lato. Ma quest’anno, proprio lui, diventa il nuovo presidente. C’è la possibilità che, nell’insieme, le sue funzioni come capo dello Stato durino quasi tre lustri. Non è chiaro se quei bambini abbiano ricevuto spiegazioni.

Una lettera sulla guerra

Cari amici, vi ringrazio dell’invito a scrivere nuovamente sulla guerra in Ucraina. Sul piano strettamente politico, non ho nulla di più da dire rispetto...

Russia-Ucraina, un conflitto informatizzato

Commentando lo storico discorso con cui il premier britannico Churchill proclamò la guerra a oltranza contro Hitler, il conte di Halifax, leader della fazione...

Per Londra il caso Assange è chiuso: deve morire

La Corte suprema del Regno Unito ha alzato una cortina di ferro contro Julian Assange, negandogli la possibilità di ricorrere contro una precedente decisione...

Informazione sotto ricatto

Si chiama Slapp (Strategic lawsuit against public participation). È un modo per ostacolare l’informazione, più subdolo della violenza e delle intimidazioni. Un giornalista, uno scrittore, un attivista tratta un argomento che dà fastidio. Più si svelano dati, più ci sono prove e più è pericoloso. Sua eccellenza, sua emittenza, sua finanza sono suscettibili, e per mettere a tacere l’incauto gli fanno una causa per danni, anzi due, anzi una raffica, costringendolo a difendersi, il più a lungo possibile, e ad affrontare spese e grattacapi.

La Slapp ha varianti sofisticate, come la scelta di un tribunale lontano, meglio se all’estero (forum shopping), che lavora in una lingua diversa da quella della vicenda originaria, o come l’utilizzo combinato di azioni legali, campagne mediatiche e manovre pilotate sulle reti sociali, affidate ad agenzie di comunicazione. Da anni la Slapp è l’arnese ideale per la prosecuzione impunita di attività inquinanti, a danno delle comunità locali e a scapito dell’informazione: tanto che fra Slapp e questione ecologica c’è quasi un legame storico. Insieme alle intimidazioni e uccisioni di giornalisti impegnati per l’ambiente, si sono viste contro di loro, come contro organizzazioni e singoli, cause civili strumentali.