Paesi come Argentina, Brasile e Cile non sono estranei alle ondate di calore e alle siccità, ma negli ultimi anni la crisi del cambiamento climatico sta alterando in modo estremo il ciclo dell’acqua e, con questo, le riserve idriche disponibili. Non solo i fenomeni meteorologici estremi si verificano con maggiore frequenza e intensità, ma anche la disponibilità e la qualità delle risorse d’acqua diminuiscono in modo sempre più considerevole. I cicli delle precipitazioni cambiano costantemente, le temperature aumentano e – in varie regioni del Cono Sud del pianeta – si verificano eventi meteorologici estremi sempre più gravi e ricorrenti, come siccità, ondate di caldo, piogge intense, inondazioni improvvise, uragani e scioglimento dei ghiacciai. Questa combinazione di eventi influenza la sicurezza alimentare e idraulica, la salute umana e la stabilità degli ecosistemi naturali.

A Lima milioni di persone rischiano di non avere più accesso all’acqua nei prossimi mesi, proprio a causa della siccità. L’assenza di pioggia negli altipiani centrali e meridionali del Perù ha destato grande preoccupazione, poiché è proprio grazie alla pioggia che si riesce ad aumentare la portata dei fiumi del Paese – gli stessi che, a loro volta, riempiono i bacini idrici di Lima. Risalgono a poche settimane fa, infatti, gli avvisi del Sedapal, il Servizio di acqua potabile e fognatura di Lima, sull’utilizzo responsabile dell’acqua al fine di evitare un razionamento.

Il governo del Perù ha inoltre dichiarato, il 3 dicembre scorso, lo stato di emergenza della durata di sessanta giorni in centoundici distretti di quattordici province nelle aree di Arequipa e Puno, di fronte a un “pericolo imminente di deficit idrico”. La stagione delle piogge, in questa parte del Sudamerica, avrebbe dovuto iniziare a settembre, ma l’area sta vivendo il suo periodo più secco da quasi mezzo secolo, interessando più di tremila comunità nelle Ande centrali e meridionali. Nella comunità di Cconchaccota, per esempio, nella regione di Apurímac in Perù, gli effetti della siccità sono devastanti: la semina delle patate, che è l’unico prodotto coltivato nel villaggio, è stata ritardata, portando molti ad aspettarsi carenze alimentari nei prossimi mesi. La laguna di Cconchaccota si è prosciugata fino a trasformarsi in una piana di terra screpolata, eliminando la più grande risorsa idrica delle comunità della zona.

Secondo lo studio dell’Organizzazione meteorologica mondiale, la siccità in America latina è un dato di fatto. Uno studio del Global Drought Observatory indica che, se confrontiamo il periodo 2011-2020 con i dati di riferimento (1981-2010), i valori medi delle precipitazioni sono diminuiti tra il 30% e il 90% nell’Est del Brasile, sulle coste del Venezuela, Ecuador e Perù, Cile meridionale e Argentina.

Uno degli esempi più chiari della realtà di questo fenomeno corrisponde alla siccità estrema che il Cile sta attraversando da almeno un decennio. Con un deficit idrico che, l’anno scorso, ha raggiunto il 60% del suo territorio, “c’è una chiara tendenza alla desertificazione che pone questo Paese in prima linea nella crisi idrica latinoamericana”. Per comprendere l’entità di questa crisi senza precedenti, che colpisce soprattutto le aree centrali e centro-meridionali del Paese, bisogna considerare che a partire dal 2010 si registra senza interruzioni un calo sostenuto del 30% delle precipitazioni. Le temperature sono aumentate e il deserto è avanzato da nord verso il centro. Gli anni 2019 e 2021 sono stati di ipersiccità – eventi estremi verificatisi tre volte in un secolo. La mancanza di pioggia ha toccato picchi fino all’80%. Quasi sei milioni di persone vivono con problemi di approvvigionamento di acqua potabile: e il World Resources Institute ha stabilito, nel 2019, che il Cile si colloca al diciottesimo posto tra i Paesi con il più alto stress idrico al mondo, il primo dell’intero continente americano. Il ministero dell’Ambiente, insieme con la Direzione meteorologica cilena, ha presentato i dati e le proiezioni delle conseguenze del cambiamento climatico: tra i più preoccupanti, è stato rilevato che la siccità in Cile ha raggiunto i quattordici anni consecutivi, e che, nella zona centrale e meridionale, si è verificata una diminuzione delle precipitazioni in media di 26 millimetri al decennio.

Negli ultimi anni, gli eventi di siccità sono aumentati non solo in frequenza o durata, ma anche in intensità, provocando l’emergere di aree oggi considerate “aride”, a causa degli effetti del cambiamento climatico (al contrario delle aree tradizionalmente aride come il deserto di Atacama). Il Pantanal – una delle zone umide e paludose più importanti del Sudamerica, tra Brasile, Bolivia e Paraguay, soggetta a inondazioni periodiche – è stato fortemente colpito dalla mancanza di piogge, tra il 2019 e il 2020, con conseguenze importanti per la biodiversità e le comunità che dipendono dalla movimentazione dei loro prodotti agricoli attraverso i corsi d’acqua.

Gli effetti della siccità vanno quindi oltre la semplice scarsità d’acqua. Alcuni rapporti indicano gravi impatti sull’agricoltura, la navigazione fluviale, la produzione di energia, l’approvvigionamento idrico per il consumo umano e il degrado degli ecosistemi, a causa dei cambiamenti delle condizioni idrologiche di base. Ormai non si tratta più di un fenomeno isolato in Sudamerica: fa parte della realtà di questa regione. Per questo è urgente considerare la gestione integrata dell’acqua e degli ecosistemi come un pilastro fondamentale nelle strategie di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico, così come la gestione del rischio in tutte le aree della regione.