• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Zzz-ripubb » Articoli » El Salvador, allarme diritti umani

El Salvador, allarme diritti umani

Il Cecot, un nuovo carcere di massima sicurezza, il più grande dell’America latina, è stato voluto dal presidente Bukele per contrastare le bande criminali che imperversano nel Paese

21 Agosto 2023 Ludovica Costantini  1787

(Questo articolo è stato pubblicato l’8 marzo 2023)

Le immagini dei detenuti salvadoregni hanno fatto negli ultimi giorni il giro del mondo: ammanettati, con la testa bassa, e i tatuaggi tipici dei pandilleros bene in vista, quasi accovacciati uno sull’altro nel nuovo mega-carcere aperto nel Salvador. Si tratta del Centro de confinamiento del terrorismo (Cecot), presentato come la più grande prigione dell’America latina, fortemente voluto dal presidente Nayib Bukele, nel contesto della “guerra contro le bande” portata avanti dallo Stato salvadoregno (di cui ci siamo già occupati qui).

Il Centro è stato inaugurato il 31 gennaio a Tecoluca. Secondo il governo, nelle strutture saranno rinchiusi circa quarantamila detenuti. Il Cecot dispone di una specifica tecnologia per scansionare ed esaminare ciascuno dei detenuti, oltre che di una sorveglianza militare interna ed esterna permanente. Nel complesso carcerario c’è una serie di celle che ospiteranno fino a ottanta detenuti l’una, mentre un diverso trattamento è destinato a chiunque finisca in isolamento: in questo caso, il detenuto verrà trasferito in una cella buia, senza luce naturale né artificiale, con uno spazio personale ristretto e controllato. L’intera struttura non è dotata di cortili, spazi ricreativi o aree di incontro: quindi i detenuti sono autorizzati a lasciare la cella solo per assistere ai processi, che avverranno, però, in modalità virtuale azzerando ogni contatto possibile con il mondo esterno.

Già duemila prigionieri sono stati trasferiti nel Centro, ed è lo stesso Bukele a condividere le immagini che hanno acceso il dibattito sulla condizione dei diritti umani in questo carcere: prelevati dalle loro celle dagli agenti penitenziari, ammanettati e costretti a camminare con il corpo piegato, vestiti solo con biancheria intima bianca e le mani dietro la nuca. Nel vedere queste immagini appare chiaro il motivo di preoccupazione delle organizzazioni per i diritti umani. Amnesty International e Human Rights Watch hanno messo in guardia sulle condizioni “subumane” in cui vivrebbero i detenuti, alcuni dei quali sono effettivamente appartenenti a bande pericolose come la Mara Salvatrucha (MS-13), mentre altri non sono stati neppure condannati, e sono rimasti vittime di arresti arbitrari nell’operazione di guerra contra pandillas: una “guerra” che ha visto uno stato d’emergenza prolungato per diversi mesi, durante i quali molte garanzie sono venute meno e numerosi sono stati gli arresti illegittimi. Questo è stato confermato da un report di Humans Right Watch, pubblicato dopo che erano stati resi noti dei database governativi, con l’elenco delle persone arrestate tra marzo e agosto 2022, cioè nel periodo dello stato di emergenza, in cui si sosteneva che migliaia di persone, tra cui centinaia di bambini, sono “state arrestate e accusate di reati definiti in modo impreciso e approssimativo, e che violano le garanzie fondamentali del giusto processo dei detenuti”.

Anche il presidente colombiano, Gustavo Petro, si è espresso sulla questione, definendo il Centro un “campo di concentramento, che vorrebbe far credere ai cittadini che questa sia la vera sicurezza, facendo così salire alle stelle la popolarità (del presidente, ndr)”. A ciò Bukele risponde sul suo account Twitter, dicendo semplicemente che i risultati contano più della retorica.

Dalla pagina Twitter di Amnistía Internacional Américas trapela ancora molta preoccupazione: l’organizzazione ha infatti denunciato un modello di violazione dei diritti umani nell’ambito dell’attuale approccio alla sicurezza pubblica in El Salvador. La costruzione della nuova prigione è un segnale inequivocabile che le autorità intendono continuare ad applicare una politica della carcerazione di massa, senza affrontare le cause profonde della violenza nel Paese.

Anche gli Stati Uniti si sono uniti agli avvertimenti sulla protezione dei diritti umani. Lo hanno fatto attraverso il portavoce della diplomazia locale, che ha ricordato la “responsabilità di garantire la sicurezza della popolazione”, ma anche la necessità di rispettare i diritti umani. Pur sottolineando “la sfida” che “fermare la violenza delle bande” rappresenta per il Paese centroamericano, è stato ribadito che lo Stato deve “garantire un giusto processo legale”.

La decisione del governo di Bukele di intervenire con il “pugno di ferro” contro le gang, dette maras, è arrivata dopo che la situazione era ormai finita fuori controllo: dal 2021 il Paese ha avuto mesi di violenza e tassi di omicidi alle stelle. Questo apparato repressivo, e questo modello di sicurezza, hanno permesso in alcuni casi di arrestare membri importanti delle maras, colpevoli di omicidi e altri reati; ma, come afferma Omar Serrano, direttore della “proiezione sociale” presso l’Università centroamericana José Simeón Cañas (Uca), “il problema è che non c’è alcuna intenzione di riabilitare tutte quelle persone che verranno rinchiuse lì; si va da persone che hanno commesso delitti e hanno le mani sporche di sangue, a ragazzi che hanno fatto da messaggeri, che possono essere recuperati, che devono essere riabilitati”. A suo avviso, questo gruppo di più giovani “non dovrebbe ricevere parità di trattamento, né il messaggio che non ne usciranno fino alla morte”.

La violenza che ha colpito da anni il Paese ha contribuito a convincere l’opinione pubblica della legittimità di questo tipo di intervento, arrivando a considerare normale la sospensione dei diritti umani dei detenuti a favore di una ritrovata sicurezza nazionale. La polizia salvadoregna ha privato migliaia di persone della libertà con qualsiasi pretesto, giungendo persino a recintare e isolare interi quartieri con la scusa di rastrellare i membri delle bande. Secondo questo modello, stando ai dati di Insight Crime, Bukele ha fatto arrestare più di diecimila uomini in soli diciassette giorni nel 2022. Ma il pugno di ferro potrebbe non essere la soluzione, e il Paese dovrebbe interrogarsi su quale sia il limite della coercizione giustificabile in nome della sicurezza.

1.791
Archiviato inArticoli
Tagscarcere Cecot diritti umani El Salvador Ludovica Costantini maras Nayib Bukele pandillas Salvador

Articolo precedente

Contro il 41/bis

Articolo successivo

Le foibe, un’ossessione di estrema destra

Ludovica Costantini

Articoli correlati

La troppo lunga storia del 41-bis

Contro il regime talebano

San Salvador, la questione della casa

San Salvador, una realtà in bilico

Dello stesso autore

Paraguay ancora “colorado”

L’Honduras abbandona Taiwan per la Cina

Cile, la parabola di un presidente

El Salvador, allarme diritti umani

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA