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Scossa di centrosinistra, le urne riaprono la partita

5 Ottobre 2021 Aldo Garzia  1800

Forse mai previsioni e sondaggi sono stati così azzeccati come in queste ultime elezioni amministrative. C’è una sorta di resurrezione delle potenzialità di una coalizione di centrosinistra, fino a riaprire la competizione con la destra quando verrà il tempo delle elezioni politiche nazionali. Questo si pensava nelle settimane scorse e questo confermano le urne, senza sottovalutare la percentuale deludente di partecipazione al voto (più o meno il 50% di astenuti è un problema democratico gigantesco; a Roma ha votato solo il 44, 4%).

Milano, Bologna, Napoli vanno al centrosinistra addirittura al primo turno. Torino, città data alla destra nelle previsioni, è invece contendibile nel ballottaggio, nonostante il crollo dei 5 Stelle, che pure restano decisivi a Torino come a Roma. I grillini possono festeggiare solo a Napoli e Bologna, dove erano alleati (tuttavia ininfluenti) del centrosinistra, mentre tengono inaspettatamente a Roma, dove però si chiude l’infausta era di Virginia Raggi. Nella capitale si va al ballottaggio tra Roberto Gualtieri ed Enrico Michetti, con il buon risultato di Carlo Calenda e l’inaspettato quarto posto della Raggi. Bene il risultato anche in medie città come Savona, Ravenna, Varese, Caserta, Isernia dove si va al ballottaggio.

Alla destra rimangono – nella più magra delle previsioni, nelle città che spiccano per importanza – Trieste (ma andrà al ballottaggio) e la Calabria (una legge elettorale sui generis penalizza i perdenti in questa regione). Nel centrodestra si sono sbagliati i candidati ma anche i toni della campagna elettorale (impopolari schermaglie su green pass e vaccini, sul ruolo dell’Europa), competizione tra Lega e Fratelli d’Italia con la neutralità di Forza Italia ridotta ai minimi termini: per questo, il loro risultato è stato assai povero riaprendo i giochi nazionali, nonostante la destra continui a essere data vincente a tavolino. La Lega, a Milano, subisce poi una debacle (ottiene solo il 10%) con voti in libera uscita verso Fratelli d’Italia (altro 10%), il che acutizza la gara per la leadership del fronte di destra.

Come si spiega la resurrezione del centrosinistra (a cui si aggiungono il seggio di Enrico Letta vinto a Siena e l’altro a Primavalle, nelle suppletive di Roma, dove è stato eletto Andrea Casu), non particolarmente brillante per smalto politico e programmatico, e soprattutto del Pd (il 34% di Milano fa impressione)?

Gli autogol della destra fanno di certo problema. C’è stata però innanzitutto una reazione istintuale anti-destra: non è quindi vero che l’Italia sia irrimediabilmente perduta e di destra. Ma più politicamente – può piacere o meno – è stata premiata la scelta di non differenziarsi dal governo Draghi, e di seguirne la scia facendo della scelta europea un perno inamovibile. Sui grandi numeri, questo è un dato indiscutibile. Su pandemia e ripresa economica chi ha sostenuto il governo è stato premiato, a differenza della lotta tra Lega e Fratelli d’Italia per la primazia a destra che si è aperta in forma acuta proprio con il varo di Draghi premier. Altro dato è la maggiore presa tradizionale del centrosinistra nella tradizione del voto amministrativo.

La nuova coalizione di centrosinistra del futuro guarderà al centro (Calenda, Renzi) o ai 5 Stelle (gestione Conte) e a sinistra (Bersani, Fratoianni)? Il voto di domenica e lunedì scorsi non scioglie il dilemma. Se ci saranno programmi convincenti e adeguate leadership, oltre a buona conduzione della elezione del nuovo inquilino del Quirinale, il centrosinistra può risultare primo nelle elezioni politiche generali del 2023. Certo, un centrosinistra che rimane sulla scia dell’esecutivo Draghi e che sarebbe auspicabile avesse pure una forte componente di sinistra ecologista-socialista (a Bologna il modello di Coraggiosa, la lista promossa da Elly Schlein che va in quella direzione, supera il 7%, mentre a Roma la lista Sinistra civica ecologista ha deluso le aspettative).

La destra, intanto, tenterà la rivincita soprattutto nel ballottaggio a Roma del 17 e 18 ottobre. Gualtieri guadagnerà i voti andati alla Raggi o quelli che hanno scelto Calenda? La logica dei rapporti privilegiati tra Letta e Conte farebbe prevalere la prima ipotesi: a Roma si gioca una partita importantissima, in questa direzione, per il centrosinistra del futuro. Tra i 5 Stelle non va dimenticato, però, che c’è uno zoccolo duro anti-Pd che potrebbe fare la differenza. Tra Pd e Calenda c’è invece per ora una incompatibilità totale. I voti, inoltre, vanno guadagnati uno per uno: non ci sono più truppe cammellate.

Nella foto: Giuseppe Sala, Gaetano Manfredi e Matteo Lepore, eletti al primo turno a Milano, Napoli e Bologna

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