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Tag: vaccini

Contro il virus anzitutto la verità, poi una rifondazione del welfare

La morte di Camilla Canepa, la ragazza ligure deceduta dopo la vaccinazione con AstraZeneca, ha riproposto con ferocia il tema della strategia, e non...

Global Health Summit di Roma: un’occasione mancata soprattutto per la sinistra

Alla fine non ricorderemo le accuse dei nemici quanto il silenzio degli amici, diceva Martin Luther King dinanzi all’ipocrisia dei progressisti americani. Una constatazione che torna di attualità, dopo la straordinaria occasione persa a Roma con il Global Health Summit della settimana scorsa. Un appuntamento della sanità mondiale che è arrivato dopo più di un anno dall’infuriare della pandemia, e che è sembrato rimuovere completamente il trauma sociale e sanitario che stiamo vivendo.

A parte qualche retorico riferimento nel cerimoniale, i lavori del Summit sono scivolati come acqua sul vetro rispetto alla tragedia che ancora miete vittime in gran parte del mondo. Le mattanze in corso in Brasile e in India, il silenzio che avvolge gran parte dell’Africa, la spietata realtà che vede il 15% del mondo – la parte più ricca, ovviamente – assorbire l’85% dei vaccini, non ha scosso né le istituzioni né tanto meno gli osservatori. A colpire è stata proprio l’indifferenza da parte del mondo scientifico, culturale, politico, rispetto a questa scadenza, che invece avrebbe dovuto imprimere un’accelerazione verso una nuova visione dell’epidemia, legata agli squilibri sociali, come aveva spiegato qualche mese fa il direttore di Lancet, Richard Horton, che parlava non di pandemia ma di “sindemia”, ossia di un fenomeno prettamente indotto dalle sperequazioni dell’ecosistema planetario.

L’Unione europea alla guerra dei vaccini

I vaccini europei sono in grande ritardo. Lo sono in Francia, dove la stessa Sanofi, uno dei pilastri di Big Pharma, ha dovuto ammettere...

Biden, vaccini e riforme. Un legame a filo doppio

Come sta andando la campagna vaccinale Usa? Molto bene a giudicare dai numeri dei vaccinati. Molto meno bene se si guarda al futuro della messa in sicurezza della popolazione. Una apparente contraddizione dovuta a due fatti. Già in campagna elettorale Joe Biden aveva promesso che entro i primi 100 giorni del suo mandato (un traguardo simbolico per la prima volta fissato da Franklin Delano Roosevelt e imitato poi da tutti i suoi successori) avrebbe vaccinato 100 milioni di americani.

Era una scommessa e la scommessa, appena due mesi dopo, era già stata vinta. Trump, ancora da presidente, aveva contratto il Covid e, insieme alla moglie, si era vaccinato, ma aveva sempre mantenuto un atteggiamento di distacco e di dubbio sull’utilità dei vaccini (e non solo: sulle mascherine e su tutte le misure di prevenzione – chiusure, distanziamento, ecc.); era arrivato anche a schernire i giornalisti che si presentavano alle sue conferenze stampa con la mascherina e a scoraggiare apertamente i funzionari della Casa Bianca dall’indossarle. Aveva anche proposto cure alternative fantasiose (e pericolose) come iniezioni di idrossiclorichina e di altre sostanze.

La Francia in alto mare nella lotta contro il Covid

Gabriel Attal vede nero: “La terza ondata è tutt’altro che superata”, così ha dichiarato il 14 aprile il portavoce del governo francese, constatando mestamente...

Perché in Europa la campagna vaccinale è ancora indietro

La scoperta del tesoro di Anagni, con quasi trenta milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, diciamo l’intero fabbisogno attuale del nostro paese per completare almeno il giro della prima somministrazione, rende quasi caricaturale lo scenario dell’emergenza sanitaria. Siamo tutti appesi alla data di un’eventuale vaccinazione, nella speranza, che ogni giorno che passa sbiadisce un po’ di più, di chiudere questa terribile parentesi della pandemia. Ma forse la prima forma di intossicazione da cui liberarci è proprio l’idea che viviamo una crisi che, per quanto acuta, prima o poi ci riporterà dove ci ha trovato. In realtà siamo nel pieno di una transizione che ci sta accompagnando verso un mondo che stentiamo a identificare. I vaccini ne sono il testimonial.

Noi siamo abituati a un’idea di vaccino come toccasana: si sviluppa, si produce, si distribuisce e ci si immunizza, cancellando il rischio del virus. Ora però ci stiamo accorgendo che il record di velocità nella sua produzione (davvero impensabile che, dopo pochi mesi, si sia riusciti a elaborare procedure cosi precise per colpire esattamente quel tipo di virus, fra le decine di migliaia che pullulano attorno a noi) presenta numerosi imprevisti; e soprattutto che la gestione dei farmaci sta rispondendo a logiche fino a oggi esterne alla fase terapeutica. Anche perché la stessa ricerca e produzione industriale del prodotto è stata del tutto eccentrica e anomala, questa volta, rispetto alla storia scientifica dei vaccini.

La Germania insegue la lepre inglese nella corsa ai vaccini

La Germania prova a mettere il turbo. La campagna vaccinale, avviata già nel dicembre scorso, e che finora ha proceduto con ritmi piuttosto sostenuti rispetto al nostro paese (quasi sette milioni di tedeschi hanno ricevuto la prima dose e due milioni hanno fatto anche il richiamo), è stata però giudicata troppo lenta dalle autorità. Il modello inseguito è chiaramente quello del Regno Unito, anche se la lepre inglese con 450.000 vaccinati alla settimana appare troppo lontana per poter essere raggiunta dalla tartaruga tedesca che viaggia al ritmo di 170.000. Ma, come ricordano ormai ossessivamente i media tedeschi, anche Israele ha fatto di meglio, somministrando almeno la prima dose a oltre metà della popolazione nel giro di pochi mesi, e persino gli Stati Uniti, pur partiti in ritardo, stanno procedendo con ritmi superiori.

La Merkel non è per nulla soddisfatta, si è pubblicamente lamentata dell’andazzo e ha aumentato le pressioni sulla STIKO (Ständige Impfkommission,commissione permanente sui vaccini) perché siano velocizzate le procedure. L’allarme per l’incombere di una terza ondata della pandemia, dai contorni difficilmente circoscrivibili data la moltiplicazione delle varianti, spinge il governo tedesco a imporre un’accelerazione. Uno studio della Università Humboldt di Berlino ha valutato che una prima tornata vaccinale di massa potrebbe salvare la vita di almeno 10-15.000 persone, salvaguardando principalmente le popolazioni maggiormente a rischio. Così anche la Germania pare propendere per una prima vaccinazione di massa a qualunque costo, sulla scorta del modello inglese. Questo nuovo orientamento sta portando progressivamente a superare anche le prevenzioni che ancora persistevano rispetto all’impiego del vaccino prodotto ad Oxford da AstraZeneca, il cui utilizzo, prima sconsigliato per gli over 55, è stato progressivamente esteso prima alla fascia 55-65, e da ultimo anche alle età superiori. E in effetti AstraZeneca era stato in un primo momento “snobbato” dai tedeschi sulla base di studi che denunciavano una limitata efficacia nei confronti della popolazione più anziana, e per questo motivo molte dosi giacevano inutilizzate nei refrigeratori.