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Mettere a punto nuovi vaccini: una svolta politica prima che sanitaria

Si annuncia non una nuova ondata, ma una pandemia diversa per quantità e qualità, che impone una nuova generazione di vaccini, e soprattutto una strategia pressante territorialmente ed efficace tecnologicamente. Siamo al nuovo tornante di un cammino che si allunga a ogni piè sospinto. L’estate, moltiplicando i contatti interpersonali e ampliando le occasioni di promiscuità ovunque, ha mostrato con sufficiente chiarezza quale sia la natura del fenomeno che abbiamo dinanzi.

Il Covid-19 non è un virus che segue le cadenze e il destino di tutti quelli che lo hanno preceduto, per il semplice fatto che agisce in un contesto e con un ospite – l’essere umano – che all’alba del secondo decennio del secondo millennio non assomiglia minimamente a quelli che lo hanno preceduto. Sono anzitutto radicalmente mutate le caratteristiche socio-ambientali, dato che la comunità umana attuale è caratterizzata da comportamenti, mobilità, ambizioni e desideri assolutamente diversi anche da quanto contrassegnava il pianeta nel corso della spagnola, solo un secolo fa. Poi dobbiamo constatare che l’ecosistema è del tutto diverso, con un quadro di presidi naturali sguarniti e di vulnerabilità, come i contatti con animali selvatici, che ci rendono più vulnerabili.

Dubbi sulla campagna vaccinale

Mi sono vaccinato e penso che ci si debba vaccinare. Detto questo, credo che sia lecito esprimere dubbi e perplessità, in un dibattito pubblico...

Gli anarchici e il pass sanitario

“Legittimare l’imposizione di una vaccinazione sperimentale con coercizione e ricatto, rappresenta un pericoloso precedente. Il green pass è un escamotage che lo Stato sta trovando per scaricare di nuovo sugli individui le proprie responsabilità. Si ricattano le persone con un documento che le metterà all’angolo per poter accedere a molte attività al chiuso. Opporsi a questo ricatto non solo è giusto, è necessario”.

È solo questione di tempo, la base teorica e il manifesto programmatico sono pronti, sono stati elaborati sulla rete in questi ultimi mesi. Ora per gli anarco-insurrezionalisti è il tempo di farsi sentire. Sempre che l’attività di repressione e prevenzione di questi ultimi anni non li abbia messi in difficoltà dal punto di vista operativo. Le campagne contro l’Unione europea, contro la repressione, le carceri, potrebbero ben presto fare posto a un’offensiva contro il vaccino e le case farmaceutiche. E contro il green pass.

La Confindustria apre le danze di autunno

Ci pensa Confindustria ad accendere lo scontro sociale in questo ultimo scorcio di agosto. Il tema è la pandemia, ma non solo. Quali problemi si prevedono per gli indici di contagio in autunno, se non si raggiungerà l’80% dei vaccinati, soglia indicata come minima per ottenere la cosiddetta immunità di gregge? Il vaccino diverrà obbligatorio con leggi nazionali ed europee, se non si raggiungerà quell’obiettivo?

Carlo Bonomi, presidente dell’associazione degli industriali, ha scelto il meeting di Rimini di Comunione e liberazione per lanciare l’affondo: “L’obbligo vaccinale nei luoghi di lavoro e nella scuola è doveroso, il green pass obbligatorio. Ma è troppo facile rimandare la palla alla politica. C’è una differenza di posizione tra i partiti che difficilmente potrà farci arrivare a una legge”. Il solitamente ruvido Bonomi non accetta i vincoli del “semestre bianco” che precede l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale e imporrebbe la tregua politica, in attesa delle elezioni amministrative di autunno. Può farlo anche perché il governo presieduto da Mario Draghi è molto sensibile alle richieste di Confindustria.

Strategia vaccinale, un dibattito nella Cgil che interessa tutta la sinistra

“Dobbiamo essere noi a chiedere al governo di procedere a un intervento legislativo chiaro che sancisca l’obbligo vaccinale per tutti e tutte”: così Alessandro...

Contro il virus anzitutto la verità, poi una rifondazione del welfare

La morte di Camilla Canepa, la ragazza ligure deceduta dopo la vaccinazione con AstraZeneca, ha riproposto con ferocia il tema della strategia, e non...

Global Health Summit di Roma: un’occasione mancata soprattutto per la sinistra

Alla fine non ricorderemo le accuse dei nemici quanto il silenzio degli amici, diceva Martin Luther King dinanzi all’ipocrisia dei progressisti americani. Una constatazione che torna di attualità, dopo la straordinaria occasione persa a Roma con il Global Health Summit della settimana scorsa. Un appuntamento della sanità mondiale che è arrivato dopo più di un anno dall’infuriare della pandemia, e che è sembrato rimuovere completamente il trauma sociale e sanitario che stiamo vivendo.

A parte qualche retorico riferimento nel cerimoniale, i lavori del Summit sono scivolati come acqua sul vetro rispetto alla tragedia che ancora miete vittime in gran parte del mondo. Le mattanze in corso in Brasile e in India, il silenzio che avvolge gran parte dell’Africa, la spietata realtà che vede il 15% del mondo – la parte più ricca, ovviamente – assorbire l’85% dei vaccini, non ha scosso né le istituzioni né tanto meno gli osservatori. A colpire è stata proprio l’indifferenza da parte del mondo scientifico, culturale, politico, rispetto a questa scadenza, che invece avrebbe dovuto imprimere un’accelerazione verso una nuova visione dell’epidemia, legata agli squilibri sociali, come aveva spiegato qualche mese fa il direttore di Lancet, Richard Horton, che parlava non di pandemia ma di “sindemia”, ossia di un fenomeno prettamente indotto dalle sperequazioni dell’ecosistema planetario.

L’Unione europea alla guerra dei vaccini

I vaccini europei sono in grande ritardo. Lo sono in Francia, dove la stessa Sanofi, uno dei pilastri di Big Pharma, ha dovuto ammettere...

Biden, vaccini e riforme. Un legame a filo doppio

Come sta andando la campagna vaccinale Usa? Molto bene a giudicare dai numeri dei vaccinati. Molto meno bene se si guarda al futuro della messa in sicurezza della popolazione. Una apparente contraddizione dovuta a due fatti. Già in campagna elettorale Joe Biden aveva promesso che entro i primi 100 giorni del suo mandato (un traguardo simbolico per la prima volta fissato da Franklin Delano Roosevelt e imitato poi da tutti i suoi successori) avrebbe vaccinato 100 milioni di americani.

Era una scommessa e la scommessa, appena due mesi dopo, era già stata vinta. Trump, ancora da presidente, aveva contratto il Covid e, insieme alla moglie, si era vaccinato, ma aveva sempre mantenuto un atteggiamento di distacco e di dubbio sull’utilità dei vaccini (e non solo: sulle mascherine e su tutte le misure di prevenzione – chiusure, distanziamento, ecc.); era arrivato anche a schernire i giornalisti che si presentavano alle sue conferenze stampa con la mascherina e a scoraggiare apertamente i funzionari della Casa Bianca dall’indossarle. Aveva anche proposto cure alternative fantasiose (e pericolose) come iniezioni di idrossiclorichina e di altre sostanze.

La Francia in alto mare nella lotta contro il Covid

Gabriel Attal vede nero: “La terza ondata è tutt’altro che superata”, così ha dichiarato il 14 aprile il portavoce del governo francese, constatando mestamente...