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Home » Articoli » Anarco-insurrezionalisti: “Ci vediamo nelle strade”

Anarco-insurrezionalisti: “Ci vediamo nelle strade”

Sul web abbiamo intercettato la chiamata alle armi di quella parte di “no pass” che non sono né i neofascisti né la massa dei “senza volto”. Una minaccia alla vigilia del G20?

26 Ottobre 2021 Guido Ruotolo  1322

Il 18 ottobre sul blog “Round Robin”, che ha come progetto editoriale e politico quello di essere “un diario nella tempesta sociale”, viene postato un volantino che appare come un proclama di guerra: “Niente sarà più come prima, per voi”. È una chiamata alle armi, alla vigilia del G20 che si terrà nel fine settimana a Roma. Sono gli anarco-insurrezionalisti che si firmano con “Ci vediamo nelle strade”, e con il simbolo della A racchiusa in un cerchio.

“Milioni di persone hanno potuto finalmente osservare il vero volto dello Stato. Prima ci hanno chiuso in casa per tre mesi, poi è stata la volta del coprifuoco notturno, delle chiusure regionalizzate, del cosiddetto semi-lockdown (quello in cui da casa potevamo uscire, sì, ma solo per andare a lavorare). Infine siamo arrivati alla tanto agognata ‘ripartenza’”.

E ancora: “La ripresa economica, costi quel che costi, non è certo un ‘ritorno’ della libertà e della felicità per gli individui, ma la pretesa di una totale abnegazione nei confronti delle necessità del mercato. C’è un filo rosso che collega episodi drammatici come la strage del Mottarone, i sei morti al giorno sul lavoro, le aggressioni ai facchini in sciopero e l’imposizione del green pass a tutti i lavoratori: questo filo rosso si chiama ripartenza dell’economia capitalista. La sola cosa a cui sono interessati è che l’economia non si fermi di nuovo, che non ci siano focolai nelle aziende. La macchina non deve più fermarsi, piuttosto tagliano i freni. La macchina non deve rallentare, piuttosto ci investirà”.

Ecco come una questione sanitaria viene strumentalizzata e affrontata come parte del modello di produzione capitalistica. “Sono gli stessi gran signori della Confindustria – si legge nel documento degli anarco-insurrezionalisti – che nel febbraio del 2020 hanno fatto lobbying per tenere le fabbriche aperte, che sminuivano la gravità del virus, che insieme ai sindaci democratici di Milano e Bergamo dicevano che non ci si poteva fermare. Gli stessi che oggi ci vogliono imporre il green pass. Che dignità hanno questi signori per darci degli irresponsabili, per dire, loro a noi, che siamo i ‘negazionisti’? Il green pass non ha niente a che fare con la crisi sanitaria. In realtà non ha niente a che fare nemmeno con i vaccini (qualsiasi cosa ne pensiamo). Non è vero che il green pass serve a forzare la popolazione verso la campagna vaccinale. È esattamente il contrario: è proprio questa un pretesto per forzarci a scaricare il green pass. Il malcelato obiettivo del governo è quello di sfruttare la pandemia per un’inedita forma di svolta autoritaria”.

Documento “di classe”, si sarebbe detto nel secolo scorso. Più che alla tradizione anarchica, il linguaggio e la cultura che esprime il documento richiama alla tradizione di una sinistra comunista antagonista.

“In questi anni i padroni hanno ottenuto tutto: hanno continuato a produrre, pretendendo che restassimo a casa quando non dovevamo andare a lavorare per loro; hanno ottenuto lo sblocco dei licenziamenti, imponendo Mario Draghi, già bieco burocrate della Bce e massacratore della Grecia, a capo del governo; ci stanno affamando con gli aumenti delle bollette e del carburante, modo indiretto per tagliare i nostri salari. Davanti a questa crisi strutturale la sola risposta che lo Stato può dare è l’inasprimento della repressione, il rafforzamento del controllo sociale. A questo serve il green pass!”

Colpisce la radicalità dei concetti che sono molto identitari e mal si conciliano con un’operazione di inabissamento nel movimento e con una coabitazione con la destra neofascista.

“Il green pass non è una misura temporanea: nei loro piani, è uno strumento di controllo destinato a rimanere. Davanti a questo odioso dispositivo non possiamo permetterci compromessi o vie di mezzo (come i tamponi gratuiti). Il problema non è ottenere il green pass pur preservando la nostra fantomatica ‘libertà di scelta’. Va sabotato con ogni mezzo questo infame strumento di controllo”.

Ecco l’ultimatum che annuncia possibili violenze: “A questo inasprimento della repressione rispondiamo inasprendo lo scontro. In tanti lo hanno capito, scendendo nelle strade senza leader e burocrati collaborazionisti del regime. Non sappiamo come andrà a finire questa lotta, sappiamo però che per milioni di sfruttati quanto accaduto da due anni a questa parte ha rappresentato una sorta di perdita dell’innocenza. In tanti hanno visto il vero volto dello Stato. Che la sfiducia diventi conflitto. All’inizio dell’emergenza ci hanno detto ‘niente sarà più come prima’. È la sola cosa su cui non ci hanno mentito: per voi padroni e governanti, niente sarà più come prima. Non reclamiamo diritti, ardiamo d’anarchia”.

Nella foto: immagine tratta dal blog “Round Robin”

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