In duecento pagine di fumetti, proposte da Bao Publishing col titolo Nel nido dei serpenti – ci sono anche storie già pubblicate da Momo edizioni in Questa notte non sarà breve –, Zerocalcare dà il meglio di sé in presa diretta su una rete internazionale di fascismo e nazismo: un veleno con complici insospettabili. E indica l’antidoto: un impegno “antifa” diffuso e vivace. A proposito. Forse è arrivato il momento di riprendere dal guardaroba parole che sembrano fuori moda: sono tornate le trame nere, e stavolta – meglio, anche stavolta – hanno alte coperture. Ma c’è l’antifascismo militante, che non si rassegna. E l’antifascismo, specialmente quello popolare e non parolaio, alla destra dà ancora fastidio, proprio mentre dicono che tutto è cambiato, che certi rischi non ci sono più eccetera.
Questo volume, duro e a modo suo raffinato, è uno spaccato di realtà, è storia del presente. La sua forza è nella composizione di cose e situazioni sparse, che, un po’ alla volta, prendono un ordine del discorso deciso, consapevole, per farci capire la pericolosità di relazioni, mobilitazioni e violenze dell’estrema destra, sparpagliate ma per nulla casuali. La tecnica del fumetto, con le giustapposizioni verbali e iconiche, si presta a meraviglia per mettere insieme dati, impressioni, riferimenti anche personali, e poi ricucire tutto. Così si evita il peso verbale della saggistica impegnata, che spesso è una predica ai convertiti. In questo caso, poi, il fumettista fa sul serio: si documenta andando sul posto, intervista, attraversa l’Europa e segue udienze penali. Il risultato scotta.
Lontanissimo dagli spiegotti e dalle sviolinate a qualche improbabile supereroe, Zerocalcare si espone in prima persona, mette a nudo l’anima con riflessioni continue; va dritto alle cose senza retoriche. C’è fermo rifiuto di generalizzare e fanatizzare, c’è disponibilità a discutere. Per esempio: le pagine sulla questione della violenza, o più in generale sui metodi della mobilitazione, sono un flusso di coscienza, anzi di coscienza politica. Chi decide di fronteggiare i nazisti, com’è successo a Budapest nel “giorno dell’onore”, un appuntamento muscolare nero che attira gente anche dall’Italia, prende posizione, fa una scelta; invece, si domanda Zerocalcare, “chi bercia e dà lezioni di morale e di galateo dal divano di casa, che responsabilità si è assunto?”. È facile, chiedere nonviolenza a chi subisce discriminazioni e pestaggi.
Nel nido dei serpenti rimette insieme i tasselli di un mosaico: fatti che si susseguono da anni. Gli arresti di “antifa” tedeschi, persone che si sono attivate per impedire la nazificazione di interi quartieri, di intere cittadine, e le connivenze della polizia in vari Paesi. L’assassinio di Michèle Kiesewetter, una poliziotta che indagava sui nazisti, e la scia di sangue dei Döner-Morde, “delitti del kebab”. C’è anche la Nationalsozialistischer Untergrund, la rete nazista che è apparentemente finita, o forse ha solo perso una delle sue articolazioni, dopo indagini, lavoro giudiziario e oscura morte di due componenti; il tutto ha visto i servizi segreti tedeschi infangarsi nell’inefficienza e nel doppiogiochismo (si veda qui). La narrazione a fumetti comprende Ilaria Salis, tirata fuori a fatica dal carcere ungherese con l’elezione al parlamento europeo, e Maja T., una persona che, malgrado la cittadinanza tedesca, è stata consegnata lo stesso all’Ungheria, con modi spicci, calpestando i suoi diritti costituzionali. Adesso a Budapest Maja T. rischia una condanna spropositata.
Si apprezza che sia messo in discussione, senza peli sulla lingua, un oggetto mitologico: il nie wieder, cioè il “mai più”, riferito al nazismo. Quante volte abbiamo sentito questo proposito, ottimo quanto fumoso, anche nel lessico politico italiano? Da quanto tempo questa musica, sempre più scordata e stonata, accompagna la rimonta del fascismo? In fondo il “mai più” tratta il nazismo e il fascismo come un malocchio, una fattura che si può neutralizzare con uno scongiuro. È tempo di dire chiaramente, e questo fumetto ci mette la realtà sotto il naso, che contrapporre al fascismo soltanto parole, monumenti, “memoria” imbelle, è un regalo alla destra, un salvacondotto alla mancata giustizia sui crimini di ieri e di domani, un addormentante.
È bene che si faccia luce – il diritto è una cosa troppo seria per fidarsi dei giuristi e dei loro tecnicismi – sul fatto che se in un Paese europeo l’esecutivo prevarica la magistratura, l’indebolimento della rule of law permette attacchi giudiziari, teoremi accusatori e mandati di arresto confezionati in un territorio, per esempio in Ungheria, ed eseguiti altrove. Magari in un Paese ben contento di affidare ad altri la parte del secondino. La Germania, che consegna agli ungheresi Maja T., esternalizza una sorta di tribunale speciale per la repressione degli “antifa”, come il governo Meloni vuole fare coi migranti in Albania. Quanto all’Ungheria, è uno Stato che si tiene parzialmente fuori dell’Unione, ma poi si serve di strumenti giuridici eurounitari per colpire gli “antifa” fuori dei suoi confini. Un fumettista riesce a denunciare questa schizofrenia legale meglio dei giuristi, possibile? Beh, forse vuol dire che capì bene i limiti dei legulei quel socialista coraggioso, peraltro ottimo giurista anche lui, che criticava i colleghi senza riguardi, cent’anni fa. Si chiamava Giacomo Matteotti e fu messo a tacere al tempo in cui un grande disegnatore, con cui Zerocalcare può fare a gara, il socialista Giuseppe Scalarini, lavorava con le immagini per svegliare le coscienze (Scalarini non fu assassinato, ma fu perseguitato per vent’anni).
E ancora sui mandati ungheresi eseguiti all’estero. È un motivo in più per dire “no” allo stravolgimento della Costituzione approvato l’anno scorso. Mettiamo in fila le cose: il pubblico ministero “avvocato della polizia” e nell’orbita del governo; il governo alleato di regimi antidemocratici in Europa e nel mondo; quindi il pubblico ministero avvocato di Orbán e di altri come lui. Il pubblico ministero diventa un nemico in casa (ma i falsi patrioti ci promettono: “Padroni a casa nostra”).
Anche prima della consultazione referendaria, si deve firmare la nuova richiesta di referendum, che serve a dare la possibilità di un dibattito, quello che il governo ha impedito al parlamento. L’adesione va data entro il 30 gennaio. Si firma qui, è gratis e si fa da casa, senza affrontare i naziskin. Senza neanche il rischio di essere arrestati dagli ungheresi (per ora).
I serpenti hanno nidi protetti dai loro complici e finanziatori. Ma gli “antifa” hanno la pelle dura. Come dice Zerocalcare, questa è “una partita che non finisce mai. In cui escono sempre le stesse carte”.







