• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Dossier » Pnrr » Il Piano nazionale delle periferie

Il Piano nazionale delle periferie

Nella quinta missione del Pnrr, dedicata all’inclusione e alla coesione, le risorse stanziate per il recupero dei quartieri periferici delle nostre città, peraltro esigue, sembrano incoraggiare una sorta di propensione edilizia che finirebbe solo per acutizzare i problemi già esistenti

25 Maggio 2021 Agostino Petrillo  2159

Nel vorticoso alternarsi di cifre, stanziamenti e progetti che ha contraddistinto il passaggio dal primo Piano Conte alla definitiva versione Draghi, e su cui si è soffermato nelle pagine del nostro giornale con una lucida analisi Sandro De Toni, sono spuntati anche stanziamenti per le periferie. Somme modeste, circa 2,7 miliardi, che, se da una parte rivelano una preoccupazione (sia pure tardiva) della politica per la questione, dall’altra suscitano non poche perplessità.

Da un lato il capitolo di spesa a esse dedicato, infatti, parla di interventi che si dovrebbero legare a processi di “pianificazione partecipata”, testimoniando una certa conoscenza di quanto nelle periferie oggi è vivo e attivo; dall’altro, il testo pare prospettare nelle sue pieghe una sorta di propensione edilizia che finirebbe solo per acutizzare i problemi già esistenti. I fondi infatti appaiono legati agli stanziamenti per la rigenerazione urbana (nove miliardi) che costituiscono la parte più ingente degli undici miliardi destinati alle infrastrutture sociali. Fanno dunque parte della quinta missione del piano, dedicata alle infrastrutture sociali.

La quinta missione, dedicata all’inclusione e alla coesione (parola magica su cui varrebbe la pena di riflettere), prevede, tra le altre, misure destinate a progetti “volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale, a implementare l’inclusione, a proporre una più ampia offerta abitativa e di servizi”. Prescindendo dall’uso di terminologie discutibili, come quella di “degrado sociale”, a un primo sguardo le linee di investimento previste pullulano di buone intenzioni: oltre ai tre miliardi previsti per i Piani urbani integrati per le periferie, ce ne sono altri tre destinati a progetti per la rigenerazione urbana e, ancora, circa tre sono gli ulteriori miliardi investiti in un programma innovativo della qualità dell’abitare.

Le risorse destinate alle periferie appaiono certo esigue rispetto all’obiettivo ambizioso di cui recita il testo del Pnrr, quello di “trasformare territori vulnerabili in città smart e sostenibili, limitando il consumo di suolo edificabile”, obiettivo che appare difficilmente raggiungibile, se non addirittura grottesco, a fronte delle ridotte somme stanziate. Egualmente insoddisfacente appare il modo in cui viene affrontata una gigantesca e centrale questione del paese come quella della casa, demandata in toto a un social housing affidato a un connubio pubblico-privato che finora ha collezionato più fallimenti che successi.

Ma c’è un altro aspetto che, come si accennava, lascia perplessi: a ben guardare l’edilizia rischia di giocare un ruolo centrale nel Pnrr, con enorme soddisfazione dei grandi costruttori.  Non è un caso se Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, grande gruppo immobiliare che si è riorganizzato e ha costituito una nuova holding proprio il 12 maggio, in una intervista del 14 maggio lascia intendere che la rigenerazione urbana consiste principalmente nelle costruzioni. E “Rigenerazione Italia” è il titolo del forum in cui è stata proposta la neonata holding. Catella insiste sulla necessità di “connettere le periferie e i borghi” e spiega che la questione delle periferie si risolve solo “con l’interconnessione tra i vari centri” che dovrebbe permettere alle aree periferiche di diventare “nuovi centri”.

Timori eccessivi? Appare sempre più chiaro che la crescita economica dell’Italia, dopo la pandemia, avrà nelle città uno dei suoi punti nevralgici: sia per la concentrazione in esse dei settori avanzati, per l’importanza delle economie urbane, sia per la presenza nelle città stesse di alcune delle attività più colpite dalla crisi quali turismo, ristorazione, cultura. Ma la propensione edilizia che intravediamo nel piano, non rappresenta un problema solo per quello che concerne il consumo di suolo – che peraltro, a parole, si pretenderebbe di ridurre –, ma anche e soprattutto perché lascia drammaticamente da parte la riduzione delle disuguaglianze sociali e i meccanismi della loro riproduzione. L’idea di avviare un nuovo ciclo edilizio, che dovrebbe fungere ancora una volta da “volano dell’economia”, fa capolino in altre parti del provvedimento, e aleggia da tempo nell’aria, legando pericolosamente edilizia e rigenerazione urbana. Ne testimonia anche una serie di norme giuridiche di “alleggerimento dei controlli” e di “semplificazioni”, che ha preceduto e ora accompagna il Pnrr. Il pericolo è che i piani di recupero assumano poi, in corso d’opera, la forma di piani di espansione. Sembra quasi di cogliere un arrière pensée per cui, una volta avviata la ripresa economica, ci occuperemo anche del resto, del sociale. Ma non c’è il tempo per una siffatta maniera di procedere.

Un orientamento di questo tipo non considera le differenze crescenti che si vanno scavando tra città e città, tra lavoro stabile e lavoro precario, l’esplosione del problema della casa: insomma quel quadro che era stato ben tracciato dal V rapporto di Urban@it pubblicato lo scorso anno dal Mulino. In un sistema paese come quello italiano, caratterizzato da livelli di sviluppo estremamente differenziati, con poli urbani di attrazione e altre realtà urbane che sono in difficoltà, soprattutto a sud, si moltiplicano i quartieri problematici. Insistere sugli aspetti spaziali della separatezza delle periferie, magari pensando a soluzioni “edilizie”, rischia di gettare ulteriore benzina sul fuoco. La rigenerazione urbana “sostenibile” è quella che guarda al welfare, ai diritti di cittadinanza, che si alimenta di innovazione sociale e politica.

Le situazioni già gravi che la pandemia ha esasperato richiedono risposte immediate. La periferia non sta ferma, cresce. Se non si investe massicciamente, come si può pensare di porre rimedio a situazioni che, già compromesse, si sono addirittura andate aggravando? Procrastinare è molto pericoloso, e domani è troppo tardi.

2.172
Archiviato inPnrr
TagsAgostino Petrillo periferie Pnrr

Articolo precedente

Global Health Summit di Roma: un’occasione mancata soprattutto per la sinistra

Articolo successivo

Caccia al candidato, la politica in fuga

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

La crisi delle città creative

San Salvador, la questione della casa

Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?

San Salvador, una realtà in bilico

Dello stesso autore

La crisi delle città creative

San Salvador, la questione della casa

San Salvador, una realtà in bilico

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Tajani cameriere di casa Berlusconi
Rino Genovese    13 Aprile 2026
Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua
Rino Genovese    8 Aprile 2026
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Ultimi articoli
La nuova centralità diplomatica del Pakistan
Marco Santopadre    14 Aprile 2026
Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”
Vittorio Bonanni    13 Aprile 2026
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Ultime opinioni
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA