Mentre Friedrich Merz, l’“Assicuratore”, come lo chiamava ironicamente Angela Merkel, è sempre più in basso nell’indice di gradimento dei capi di Stato europei, stabilmente sotto il 15%, due donne sembrano avere nelle mani il destino della Germania: sono Sahra Wagenknecht (vedi qui) e Alice Weidel (vedi qui). Ha fatto scalpore, qualche settimana fa, la proposta indecente di Wagenknecht a Weidel di condurre una campagna elettorale congiunta per le elezioni amministrative, che si terranno all’inizio di settembre in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania. La sorpresa è stata grande, non solo perché Wagenknecht viene da una tradizione di sinistra, è stata a lungo dirigente della Linke, ma anche perché la corte fatta a Weidel infrange il Brandmauer, il cordone preventivo che finora ha circondato Alternative für Deutschland.
Weidel, dalla sua posizione di forza – visto che è data favoritissima per la tornata elettorale che si approssima, con un 42% in Sassonia-Anhalt e un 37% in Meclemburgo-Pomerania –, ha risposto con condiscendenza, rifiutando l’accordo, ma facendo capire che il gruppo di Wagenknecht potrebbe anche venire utile per governare i parlamenti regionali, in caso superasse lo sbarramento del 5%. È chiaro che lo scomposto tentativo di Sahra nasce dalla necessità di lottare per la sopravvivenza politica. Dopo il fallimento, nelle ultime elezioni al Bundestag, l’interesse per il suo partitino personale è rapidamente diminuito. Nemmeno il 2% ha votato per lei in Renania-Palatinato e Baden-Württemberg. Anche in Sassonia-Anhalt, per ora, è sotto il 5% nei sondaggi, e appena sopra il 5% in Meclemburgo-Pomerania. Ma se il gruppo di Wagenknecht non riesce neppure a entrare nel parlamento regionale, in quelle che furono tempo addietro le sue roccaforti a Est, allora la sua esperienza potrebbe considerarsi conclusa. Di qui la sua mossa disperata, disposta anche a trattare con il diavolo purché si parli di lei, in modo da poter disporre di un palcoscenico elettorale più ampio.
La lettera inviata all’AfD è stata redatta con toni tesi a blandire e irretire il potente competitor. Wagenknecht scrive di essere sempre stata contro il Brandmauer “antidemocratico”, e condivide le critiche dell’estrema destra all’operato del cancelliere e alla stretta in corso sui media e sugli spazi di discussione pubblica. Altra strizzata d’occhio, il passo in cui si afferma che Weidel e Wagenknecht condividerebbero un destino comune, quello di essere “osteggiate dal mainstream”. Inoltre, convergenze emergono in politica estera, in quanto entrambe sono schierate per una riapertura delle relazioni politiche ed economiche con la Russia, tanto da fare parlare delle due come delle “ragazze di Putin”.
In effetti, esiste qualche affinità tra queste figure femminili della più recente politica tedesca: entrambe sono donne accentratrici e di potere, più navigata politicamente Wagenknecht, che aveva addirittura mosso i primi passi come enfant cheri della Sed di Honecker, nella ex Germania Est. Abile parlatrice in pubblico, colta e sempre pronta a infilare nei suoi discorsi qualche citazione dai classici della letteratura, Wagenknecht è una pasionaria, meno misurata e circospetta dell’altra, che ha alle spalle un grigio percorso di portavoce e portaborse.
Certo, nella lettera ci sono anche critiche ben dosate all’AfD: dopotutto Wagenknecht vorrebbe avere un duello con Weidel, piuttosto che fare un duetto, sulla falsariga di quanto avvenne due anni fa, quando mise in difficoltà l’avversaria in televisione. Ma erano altri tempi, quando il gruppo di Wagenknecht otteneva risultati a due cifre nelle elezioni, e si proponeva come un aggressivo interlocutore polemico. Forse per questo, nel testo, viene sottolineato più frequentemente di quanto non avvenisse in passato ciò che unisce e meno ciò che separa dall’AfD: secondo Wagenknecht, con valutazione quantomeno azzardata, i sostenitori di AfD e i suoi rappresenterebbero il “centro della società”.
Il disaccordo è su molti punti, soprattutto sulla politica migratoria: Wagenknecht vuole ridurre i flussi migratori “perché la Germania è sopraffatta”, ma non ammette che la AfD tolleri gli estremisti di destra e gli slogan sulla “re-migrazione” nei propri ranghi. Tuttavia, le differenze, per come sono poste nel testo, sembrano addirittura sorprendentemente facili da superare, in particolare quando si tratta di elaborare opzioni di potere comuni per combattere i “vecchi partiti”. D’altro canto, già in passato, Wagenknecht aveva creduto di potere intravedere in AfD un progetto di dissoluzione dell’Europa capitalistica. Ma oggi l’AfD è più forte e il suo partitino più debole che mai. Con la sua uscita, Wagenknecht ha finito per fare un grande favore alla AfD, solo per rincorrere un po’ di visibilità.
Un’eventuale convergenza post-elettorale potrebbe condurre alla nomina di un primo ministro di estrema destra in Sassonia-Anhalt, il che rappresenterebbe una svolta storica. Wagenknecht ha sempre giocato su questa ambiguità strategica, vedendo in una trattativa con l’AfD una sorta di risorsa con cui eventualmente sottrarre elettorato. Ma pare proprio che gli elettori preferiscano stare dalla parte dei vincitori. Se c’è già un grande partito che combatte il sistema, perché mai ne dovrebbe servire un secondo, molto più piccolo, che in parte ne segue le orme, in parte se ne distanzia? Questo è anche il motivo per cui la strategia di Wagenknecht è così pericolosa: se alcuni dei suoi simpatizzanti finissero per confluire nella AfD, questa potrebbe presto governare da sola. I social media ironizzano sui colloqui intercorsi tra le due leader, parlando della prossima nascita del “Partito fascista unificato tedesco”, organismo politico in cui a Wagenknecht potrebbe essere riservata la parte della pifferaia magica.








