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Caccia al candidato, la politica in fuga

26 Maggio 2021 Aldo Garzia  1177

La crisi della politica e delle sue forme è così acuta che si fa difficoltà finanche a trovare i candidati per le prossime elezioni amministrative di autunno. Eppure una volta le elezioni locali mobilitavano più di quelle politiche generali, almeno a livello della periferia della politica e dei gruppi di interesse. Ora non è più così, dovunque ci si posizioni.

Sono mesi che centrodestra e centrosinistra si aggrovigliano intorno a chi candidare a Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, eccetera, per parlare solo delle città maggiori. Quello di sindaco non è più un ruolo ambito. Che i partiti praticamente non esistano, lo si era già intuito dal pullulare di liste civiche nel recente passato. Sono, al massimo, comitati elettorali. Questa volta, però, c’è una overdose di difficoltà. Chiedersi il perché di tutto questo dovrebbe essere un cruccio della politica.

Una risposta potrebbe essere che i “populismi” di varia natura non funzionano quando bisogna amministrare le città fatte di consociate, trasporti, raccolta rifiuti, vincoli di tribunali regionali, pastoie burocratiche e altro di molto concreto (Virginia Raggi docet). Un’altra risposta – più radicale – potrebbe consistere nell’inutilità dei partiti tradizionalmente intesi come veicolo di mediazione di interessi, ridotti ormai a correnti, correntine e gruppi di interesse istituzionali o di pressione. L’elettore, di conseguenza, vota ormai il meno peggio. O decide in base a qualche residuo identitario di natura personale. Non sceglie su progetti a largo spettro. E ormai non si scelgono più neppure le “persone”, come si faceva una volta nelle elezioni amministrative prima che la crisi della politica raschiasse il fondo.

Le esperienze alternative di organizzazione nelle metropoli (dai centri sociali ai comitati di quartiere), nelle medie e piccole città, sono belle sacche di resistenza all’omologazione. La “proiezione della politica” è perciò problema diventato trascurabile, così come la progettazione di cultura urbana. Chi ha proposto altre metodologie e contenuti per costruire le coalizioni in competizione (vedi il caso di Walter Tocci a Roma nel centrosinistra) ha fatto il classico buco nell’acqua.   

A Roma, per esempio, la destra ha bocciato alcune autorevoli candidature (da Guido Bertolaso a Maurizio Gasparri) oscillando sulla scelta di trovare l’identikit ideale del proprio rappresentante nel serbatoio della Confindustria o in quello delle radio private, dove si parla di calcio, Roma e Lazio, oltre che di amenità razzistiche o bacchettone. Il centrosinistra, da parte sua, si è dilaniato per mesi prima di far uscire dal cappello Roberto Gualtieri e Carlo Calenda, candidati in aperta competizione tra loro e pure con Virginia Raggi. Se il centrodestra della capitale non sta bene, altrettanto si può dire del versante opposto.

Altro esempio Milano, dove il centrosinistra si presenta con il sindaco uscente Beppe Sala, che ha aderito di recente ai Verdi, mentre il centrodestra ha affossato la candidatura di Gabriele Albertini, già sindaco in passato, ed è in cerca di candidato. Le coalizioni fanno inoltre fatica a formarsi e non si sa come si chiameranno. È probabile che i simboli di partito scompariranno dalle schede e dai muri (“Insieme per Roma” potrebbe chiamarsi la coalizione di Pd e propri alleati nella capitale). I partiti, dunque, non attirano. Anzi, respingono.

A Napoli, è risbocciata intanto la candidatura di Antonio Bassolino, ex sindaco di lunga e gloriosa storia nella sinistra. Si tratta però di una autocandidatura solitaria che non ha ancora il semaforo verde del Pd e dei suoi interlocutori. A Bologna i renziani puntano i piedi a favore di Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro, accettando tuttavia le primarie tra lei e Matteo Lepore, piddino, assessore comunale uscente. A Torino, il sindaco Chiara Appendino (5 Stelle) forse non si ripresenta. La nebbia sabauda avvolge il centrosinistra, malgrado l’estate alle porte. L’elenco potrebbe continuare.

Conclusione. La politica non è fatta solo di un’alleanza Pd-5 Stelle che per ora non tira, non funziona. C’è qualcosa di più profondo dentro cui scavare e a cui fare attenzione. Una volta c’era il “partito dei sindaci”, fatto di esperienze originali di governo locale e di centrosinistra. Oggi c’è il buio fitto all’orizzonte. Bisogna farci i conti. E chissà che non sia già tardi.  

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Tags5Stelle Aldo Garzia Bologna Carlo Calenda centrodestra centrosinistra elezioni amministrative Milano Napoli Pd Roberto Gualtieri Roma Torino Virginia Raggi

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