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Tag: giustizia

La riforma Cartabia è legge, ed è già vecchia

L’era del Pnrr vuole ubbidienza. L’afflusso di denaro è notevole e – sia esso un toccasana per l’economia, o forse poco più che un...

Referendum, il grande inganno

I cinque quesiti referendari, sui quali gli italiani sono chiamati a esprimersi domenica 12 giugno, mortificano innanzitutto l’istituto referendario. La Costituzione gli affida il...

Referendum sulla giustizia: un’operazione politica anti-giudici

La stagione referendaria proclamata dalla Lega si sta rivelando per quello che è: una operazione politica tesa ad assestare un duro colpo al sistema giudiziario, invero già ampiamente colpito da leggi e leggine, che hanno intaccato il carattere orizzontale dell’organizzazione della magistratura. La natura della chiamata alle urne, il prossimo 12 giugno, era chiara già dalle premesse: non sono state raccolte le firme per la presentazione dei quesiti, ma si è usata la scorciatoia di affidare l’iniziativa ai Consigli regionali dove la Lega è in maggioranza. La Costituzione chiede cinquecentomila firme o la maggioranza di cinque assemblee regionali: la strada scelta è ovviamente legittima – ma non si dica che è il popolo a invocare il voto.

E infatti ora la questione più scottante, per Matteo Salvini e i suoi fiancheggiatori – dai radicali a Italia viva, ai berluscones sempre assetati di sangue “togato” –, è come portare gli elettori alle urne per evitare una figuraccia. Intanto, viene sacrificata la “riforma” del Consiglio superiore della magistratura: la commissione Giustizia del Senato ha fissato al 23 maggio il termine per la presentazione degli emendamenti. Si allungano dunque i tempi, mentre Lega e Italia viva confermano l’intenzione di proporre modifiche al testo approvato dalla Camera, che dovrà affrontare una seconda lettura. Una novità non da poco: se si andrà oltre le elezioni per il rinnovo del Csm – previste in luglio, e che giustificavano l’urgenza di nuove regole –, il pacchetto potrebbe andare all’aria. Pare che lo slittamento sia stato preteso da Salvini come chance per evitare che i pochi elettori che andranno a votare non ci ripensino dopo l’approvazione definitiva della riforma, che potrebbe essere un naturale deterrente, anche se i quesiti non riguardano solo il Csm. Anzi.

Come dare il bonus per le stragi naziste con i soldi...

Dentro l’ultimo decreto legge per l’attuazione del Pnrr, quello del 30 aprile, all’articolo 43, è comparso un fondo che riguarda i crimini commessi dalla...

Referendum, tra sciacalli e vuoti normativi

A giugno, o giù di lì, si voteranno i quesiti referendari ammessi dalla Consulta guidata da Giuliano Amato. In sintesi: respinti quelli su eutanasia...

Le proposte governative sui magistrati: peste suina al palazzo di giustizia

Trent’anni da Mani pulite e dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Il clima di resa dei conti prende corpo, ed è facile dire che i magistrati se la sono voluta. Luca Palamara – tanto per prendere il personaggio simbolo di un brutto andazzo – in fondo è stato destituito, anche se continueranno a circolare i suoi indispensabili libri. La destituzione è una cosa invisibile, una mosca bianca, nei ranghi del potere politico, dove tutto s’accomoda. Evidentemente la posta in gioco è un’altra, e forse non bisogna neanche cercarla nei mali del correntismo e del carrierismo.

Viviamo in una strana economia fatta di sovvenzioni, prelievo diseguale, spesa arruffata. Una montagna di denaro fa promesse e compra consenso, mentre, all’ombra del suo sottobosco, l’inflazione, la speculazione e l’accaparramento, insieme con le crisi industriali irrisolte, erodono i benefici prima ancora che arrivino. Sussidi e manovre stanno creando un modello inedito, una buffa sintesi di liberismo protetto, a basso valore aggiunto, polarizzato sul cemento e sul mattone, e di un corporativismo che sembra multipartito.

La giustizia non gioca a dadi

L’autogoverno dei magistrati ne garantisce l’indipendenza. E ha detto bene, nel 2007, il Consultative Council of European Judges del Consiglio d’Europa, nell’“Opinion” The Council...

Mimmo Lucano, la giustizia bendata non è una virtù

Un tentativo di integrazione dei migranti in un piccolo paese della Calabria, un sindaco accusato di reati gravi e una sentenza di primo grado...

La prescrizione al tempo del processo resiliente

“Terzogiornale” ha già segnalato buone idee e false piste nel lavoro della commissione Lattanzi istituita dalla ministra Cartabia. Adesso arrivano proposte non risolutive sulla prescrizione. Si è scelto di non ripensare completamente né la legge Cirielli né il sistema Bonafede: una manovra di epoca berlusconiana e uno strumento di altro segno reggono al cambio di stagione, con toppe e rammendi.

Curiosa trovata, l’improcedibilità. In materia penale è un istituto noto, ma di solito consiste nella mancanza di una cosa, nel sopravvenire di un’altra. Qui, per dichiararla, basta il calendario: così si introduce quasi una forma di “prescrizione del processo” in appello e in cassazione. Il sistema sembra ispirato al principio della ragionevole durata, in realtà ne è ben distante. La ragionevole durata impone di farlo, il processo, non di farne una parte e poi basta: vuole che il lavoro giudiziario sia spinto avanti, non di lato.

La magistratura tra scandali, riforme e referendum

(Presidente dell’Associazione nazionale magistrati) Se autonomia e indipendenza fossero privilegi dei magistrati, oggi potremmo a buon diritto chiederci se questo ceto di funzionari meriti ancora un trattamento di così grande favore. Troppi scandali, troppe vicende dai contorni poco chiari, troppi conflitti tra uffici giudiziari stanno costellando questo periodo di confusione e disorientamento per la pubblica opinione. La fiducia collettiva verso la magistratura registra più che una battuta d’arresto; i sondaggi la danno in calo e l’orizzonte non sembra annunciare il sereno.

La situazione è di crisi e impone anzitutto una presa di coscienza dei problemi da parte della stessa magistratura, per evitarne sottovalutazioni che abbiano anche solo il sapore di volere nasconderli sotto una coltre di burocratica indifferenza, in attesa che l’attenzione collettiva sia prima o poi distratta da altro e che possano essere dimenticati; perché tutto possa continuare come prima. La reazione deve essere decisa e per nulla autoindulgente. La magistratura ha bisogno di recuperare il terreno perduto: deve dimostrare di aver ben chiaro che il fine ultimo a cui ogni sforzo e ogni energia vanno indirizzati è la tutela dei diritti e il rendere giustizia, compito tanto difficile quanto essenziale.