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L’Europa nel gorgo dei nazionalismi

Non c’è dubbio che Putin stia conducendo una guerra di aggressione e che le sanzioni nei suoi confronti siano giustificate. Tuttavia l’autorevolezza morale e...

Tra la Russia e l’Ucraina una mediazione cinese?

La crisi ucraina ci deve fare riflettere sul fatto che gli Stati Uniti e l’Unione europea non hanno ancora saputo, o voluto, risolvere i...

Che cosa fare per l’Ucraina

Certamente bisogna accogliere i profughi nei Paesi europei, è la cosa più importante in questo momento. È stato giusto porre dure sanzioni economiche nei confronti di Mosca, perfino la Svizzera stavolta non si è sottratta. Neanche si può sfuggire al dovere di inviare armi a Kiev, come l’Occidente sta facendo, affinché resista il più possibile. Sebbene si tratti di una decisione che mette in difficoltà la nostra coscienza pacifista, rafforzare la difesa dell’Ucraina è l’unico modo per cercare di giungere a una ripresa della via diplomatica. Ciò che non può essere messo in calendario, invece, è un ingresso del Paese ipso facto nell’Unione europea. Uno Stato in una situazione bellica non può essere ammesso, sia pure soltanto per una dimostrazione di solidarietà. Non si può prevedere come la guerra evolverà, se ci sarà, a un certo punto, un governo ucraino in esilio. Quale sarebbe allora l’entità statale da accogliere nell’Unione? E soprattutto, dal punto di vista della prudenza politica, se si vuole favorire un negoziato per arrivare, a breve, a un “cessate il fuoco”, la scelta europea dell’Ucraina (in linea generale del tutto comprensibile e legittima) sarebbe ora d’intralcio.

Una prospettiva di pace non potrà che passare per un accordo che comprenda la Crimea, i territori del Donbass, e una moratoria per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e nella Nato. Peraltro questa seconda opzione non era affatto imminente, anzi suscitava perplessità nella stessa Nato. Con il senno del poi, si è rivelato piuttosto un pretesto per l’invasione da parte di Putin. Anche perché ci sono già Paesi limitrofi della Russia, come le Repubbliche baltiche, che fanno parte dell’Alleanza atlantica, e se questa volesse dirigere dei missili contro Mosca ciò sarebbe possibile già adesso.

Le cause di una guerra

Davvero la Russia ha temuto la Nato alle porte di casa? O ha temuto, piuttosto, che la libertà dei vicini potesse causarle un contagio?...

Dopo l’invasione, cosa?

Ora che l’invasione dell’Ucraina, da parte delle forze russe, è in corso non c’è più molto da dire. Quali che fossero le ragioni, reali...

Tra la Russia e la Nato una partita che riguarda l’Europa...

Nelle ore in cui il presidente turco, Erdogan, è a Kiev, per firmare importanti accordi bilaterali e tentare una mediazione tra il suo interlocutore ucraino e il suo omologo russo, vale forse la pena di ricordare che la Turchia è ancora un membro della Nato. Un’adesione sempre più problematica, visto che Erdogan ha maggiore familiarità con Putin, e vorrebbe importarne la ricetta politica nel suo Paese al fine di portare a casa l’ennesima rielezione l’anno prossimo. Un mediatore più amicale Putin non poteva trovarlo. I due hanno consolidata esperienza di spartizione mediorientale, cresciuta nel tempo, da quando Ankara e Mosca furono sul punto del baratro diplomatico per via di quel mig russo, diretto in Siria, abbattuto da Ankara perché sconfinato sui propri cieli.

Le ambiguità, del resto, non hanno salvato la Turchia dal corrente disastro economico, ma potrebbero tornare utili a tutti in questo momento, così da trovare il bandolo per parlarsi e uscire dallo stallo ucraino. Questo stallo non riguarda solo l’Ucraina: ha come posta in gioco l’intero assetto della sicurezza europea, com’è stato definito tra le parti dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La questione riguarda tutta l’Europa, anche questa Italia più attenta al festival di Sanremo che alle vicende internazionali, quasi che la nostra sicurezza non ci riguardasse. Non è così; e l’uso spregiudicato della carta “forniture del gas russo”, oggi quasi in regime di monopolio, dovrebbe dimostrarlo a tutti i cittadini-telespettatori.

La questione ucraina e i dilemmi della Germania

Sembra che sulla questione ucraina Olaf Scholz sia finora riuscito a scontentare tutti. Di certo gli alleati della Nato, che hanno ritenuto opportuno rafforzare la loro presenza e ribadire la linea adottata con la conferenza congiunta del 25 gennaio a Berlino, durante la quale un muscolare Emmanuel Macron ha affermato che “in caso di aggressione all’Ucraina ci sarà una risposta e il prezzo sarà molto alto”; mentre Scholz, pur confermando in linea di massima la sua adesione alla posizione francese, ha voluto prudentemente aggiungere che “è necessario lavorare a una soluzione mediante un dialogo bilaterale”.

La “Frankfurter Allgemeine”, il giorno seguente, ha sottolineato che questi colloqui tra leader europei “avvengono troppo tardi”; e che le relative debolezze di una Germania con un governo inedito, la cui tenuta è tutta da valutare, e di una Francia con le prossime elezioni, probabilmente le più confuse della sua storia, hanno condizionato pesantemente la valutazione dei tempi di sviluppo della crisi ucraina. Ora si starebbe cercando, in tutta fretta, di “rimettere un piede nella porta” nel momento in cui le cose stanno precipitando. Anche i media russi, del resto, non hanno apprezzato, e parlano di incoerenza e di “irresolutezza” della leadership europea, che renderebbe difficile avanzare nelle trattative. Proprio questa incertezza europea finirebbe per rendere pericolosa una situazione in cui la Russia – come ha sostenuto l’agenzia “Novosti”, commentando l’incontro di Berlino – è unicamente alla ricerca di garanzie sulla sua sicurezza e di interlocutori affidabili.

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