• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Ora i conti con Trump (e con Musk)

Ora i conti con Trump (e con Musk)

9 Novembre 2022 Michele Mezza  1496

I risultati delle elezioni americane di midterm sembrano rassicurare la Casa Bianca. L’avanzata repubblicana ha strappato la Camera dei rappresentanti, come avviene di prammatica a metà mandato di un presidente, ma il Senato pare che rimanga a seppur lieve maggioranza democratica. Anche sul fronte dei governatori, la spallata trumpiana non ha modificato la geografia dei poteri. Ovviamente, le ragioni di questo quadro sono molte, sia locali sia nazionali. Centrale è comunque la questione economica, con lo straordinario sforzo di Biden di contenere il disagio della congiuntura negativa mediante un’iniezione di denaro, che ha inevitabilmente riacceso l’inflazione. Il suo governo appare, nello scenario globale, forse quello più keynesiano dell’Occidente – una lezione che dovrebbero imparare in Europa.

Poi rimangono incombenti i nodi internazionali, sia con la guerra in Ucraina sia con il crescente contenzioso con Pechino. Su questi scacchieri, non dovrebbe mutare molto, se non un’intensificazione della pressione di Washington su Kiev per rendere più agevole una possibile intesa, magari solo sul cessate il fuoco invernale.

Lo scontro divampato sul fronte dei diritti civili – cavalcato dai democratici che hanno innanzitutto parlato al popolo delle donne, che ha risposto con un voto di massa – ha permesso ai candidati di Biden di reggere il corpo a corpo che avevano ingaggiato soprattutto gli aspiranti al seggio legati a Trump. Indicativo il furioso frontale in Pennsylvania, dove si sono contesi il posto di governatore John Fetterman, vice del governatore democratico uscente, e lo sfidante, il chirurgo, star televisiva Mehmet Oz, finanziato direttamente dalla stretta cerchiadi Trump. Una sfida culturale prima che politica.

Fetterman era stato colpito da un ictus nei mesi scorsi, che ne ha limitato l’azione elettorale, oltre a esporlo alle feroci frecciate degli avversari, che – senza mezzi termini – ne denunciavano l’inadeguatezza. In suo soccorso sono arrivati, nei giorni scorsi, sia Biden sia Obama, e il soccorso blu, com’è stato definito l’intervento dei due presidenti, ha funzionato, permettendo al candidato democratico di vincere la sfida.

Vittorie culturali – dove la contrapposizione ha una natura quasi antropologica, fra due modi diversi di essere americani, più che fra due politiche diverse per governare lo stesso Paese – le registriamo con l’affermazione al vertice del Massachusetts di Maura Halley, prima donna a dichiararsi ufficialmente lesbica, o con quella del primo governatore afroamericano del Maryland, il democratico Wes Moore, o ancora del primo deputato della generazione Z, il venticinquenne Maxwell Frost: un ragazzo sopravvissuto a una delle tante stragi che insanguinano la provincia americana, che ha fatto tutta la campagna elettorale contro l’uso libero delle armi.

Proprio la frontiera culturale sembra rendere meno agevole la strada imboccata da Trump, ora insidiato anche in casa propria, nel Partito repubblicano, dall’astro nascente, il confermato governatore della Florida, De Santis. Contro di lui, più che nei confronti di Biden, Trump ha sparato bordate a palle incatenate, lanciando addirittura veri e propri avvertimenti in stile mafioso, dicendo, nel suo discorso di commento al voto, di sapere cose molto spiacevoli sul suo conto. Siamo così ai materassi, ed è probabile che proprio la geografia del voto e l’intensità dei messaggi, appunto culturali, recapitati dall’elettorato americano possa rinvigorire la componente moderata dei repubblicani, che non vuole consegnarsi mani e piedi al miliardario di New York.

Siamo a un giro di boa che parla anche all’Europa, dando una sponda a un fronte, al momento mal messo, di forze democratiche che oggi si vedono strette nella morsa populista. La resistenza del voto contro i reazionari, in America, spinge le componenti più progressiste del vecchio continente a uscire dal guscio. Paradossalmente, questa opzione rende però ancora più complicata la ricostruzione di una sinistra, che si vede tutta schiacciata verso un centro liberal.

In questo scenario – fortemente polarizzato, attraversato da pulsioni identitarie, che arrivano addirittura a mettere in discussione lo stesso patto federale fra gli Stati americani – è piombato Elon Musk con la sua dichiarazione di voto per i repubblicani, fortemente polemica nei confronti della Casa Bianca. Una scelta contraddittoria, come spesso accade al magnate sudafricano. Musk, com’è noto, è al fianco della resistenza in Ucraina con la sua flotta satellitare, appoggiando la politica del Dipartimento di Stato di Biden; al tempo stesso, dopo l’acquisto di Twitter, ha abbracciato una politica liberista, di porte aperte senza controlli sui social, che strizza l’occhio appunto a Trump.

Ora, dopo lo scampato pericolo, ci si aspetta una reazione da parte del partito del presidente. Non certo una vendetta, ma sicuramente un riallineamento delle strategie della Casa Bianca su canoni di maggiore sicurezza e trasparenza delle attività digitali. In queste elezioni, la rete è stata ancora un vettore di interferenze e tentativi di manomissione del senso comune in molti Stati. In particolare da parte dei russi, intervenuti attraverso il cosiddetto cuoco di Putin, Evgenij Prigožin – un oligarca arricchitosi all’ombra del presidente, capo del famigerato gruppo Wagner (i mercenari che combattono nel Donbass, con le truppe regolari di Mosca), che ha apertamente dichiarato che i suoi apparati tecnologici sono intervenuti nel corso della campagna elettorale americana e lo faranno ancora. L’effetto “Cambridge Analytica” non sembra svanire. Del resto, come si potrebbe archiviare una tecnica, quella che il capo di Stato maggiore russo, Gerasimov, ha definito “guerra ibrida”, che permette di spostare, in maniera decisiva, consensi e adesioni nei collegi centrali di una contesa elettorale?

Gli uomini di Biden avevano già parlato di un’ecologia della rete, rendendo il mercato americano meno distante da quello europeo, in cui gli ultimi interventi legislativi, come di Dgpr sulla gestione dei data base e il Dma (Digital Market Act), ha limitato la discrezionalità dei proprietari delle piattaforme. Siamo peraltro in un tornante decisivo del sistema digitale. I marchi più tradizionali, come Google, Facebook e Amazon, stanno soffrendo un calo di entusiasmo, che li ha portati a grosse perdite in Borsa. Musk, proprio in questa congiuntura negativa, deve far fronte al perfezionamento dell’acquisto di Twitter, che lui ha sovrastimato a quarantaquattro miliardi di dollari, contro un valore reale, stimato da tutti gli esperti a non più di quindici.

Le possibili difficoltà economiche porteranno Musk a esasperare la sua svolta liberista, rendendo Twitter un vero di servizi a pagamento, ma forse si raffredderà la sua convergenza con la destra trumpiana. Proprio poche ore dopo la diffusione dei risultati, il poliedrico imprenditore ha postato su Twitter una cauta presa di distanza dai repubblicani, ricordando che lui è sempre stato un democratico indipendente. Ma al di là delle sue furbizie, i democratici – non solo americani – devono affrontare il nodo rimasto sempre in sospeso nel corso di questi decenni: come si governa la rete? Come si impone un regime negoziale e trasparente ai padroni del calcolo?

Siamo a un punto in cui ogni esitazione mette in discussione la natura stessa della democrazia. E proprio questo spazio, la civilizzazione negoziale dell’economia digitale, potrebbe agevolare la ricostruzione di un’identità della sinistra, che potrebbe rappresentare l’unico linguaggio politico in grado di declinare libertà e trasparenza, rendendo la rete il terreno di una nuova stagione conflittuale e condivisa per un vero welfare dell’intelligenza artificiale.

1.510
Archiviato inEditoriale
TagsDonald Trump ecologia della rete elezioni di midterm 2022 Elon Musk Europa Joe Biden John Fetterman Michele Mezza repubblicani sinistra Stati Uniti web

Articolo precedente

Governo Meloni alla prova Fornero

Articolo successivo

In Brasile vince la democrazia

Michele Mezza

Articoli correlati

A Gaza il dispotismo di Trump

Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato

Rovesciare gli ayatollah?

Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Un baratro culturale
Stefania Tirini    19 Gennaio 2026
Imperterriti i fascisti grigi
Agostino Petrillo    15 Gennaio 2026
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, l’attesa e la morte
Guido Ruotolo    23 Gennaio 2026
Primavere sì, ma non chiamatele arabe
Luciano Ardesi    20 Gennaio 2026
A Gaza il dispotismo di Trump
Eliana Riva    19 Gennaio 2026
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità
Agostino Petrillo    22 Gennaio 2026
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA