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Ora i conti con Trump (e con Musk)

I risultati delle elezioni americane di midterm sembrano rassicurare la Casa Bianca. L’avanzata repubblicana ha strappato la Camera dei rappresentanti, come avviene di prammatica a metà mandato di un presidente, ma il Senato pare che rimanga a seppur lieve maggioranza democratica. Anche sul fronte dei governatori, la spallata trumpiana non ha modificato la geografia dei poteri. Ovviamente, le ragioni di questo quadro sono molte, sia locali sia nazionali. Centrale è comunque la questione economica, con lo straordinario sforzo di Biden di contenere il disagio della congiuntura negativa mediante un’iniezione di denaro, che ha inevitabilmente riacceso l’inflazione. Il suo governo appare, nello scenario globale, forse quello più keynesiano dell’Occidente – una lezione che dovrebbero imparare in Europa.

Poi rimangono incombenti i nodi internazionali, sia con la guerra in Ucraina sia con il crescente contenzioso con Pechino. Su questi scacchieri, non dovrebbe mutare molto, se non un’intensificazione della pressione di Washington su Kiev per rendere più agevole una possibile intesa, magari solo sul cessate il fuoco invernale.

Guerra ed elezioni nel “dark web”: una lezione dalla Svizzera

Le polemiche che stanno coinvolgendo il comitato parlamentare di sorveglianza dei servizi segreti (Copasir), presieduto da Adolfo Urso di Fratelli d’Italia, circa le interferenze...

Zelensky e Putin, due modi di comunicare

Zelensky è presbite, guarda oltre il suo Paese, perché non ha bisogno di parlare ai suoi che mostrano di essere fin troppo motivati, combattendo. Putin è miope, e si rivolge solo ai russi, di cui è il dominatore, ma che ora ha bisogno di convincere.

Sono le due diverse comunicazioni che non si incontrano, nemmeno nell’infosfera. Le tournée del presidente ucraino nei parlamenti occidentali – il 22 marzo parlerà in collegamento con i deputati italiani – appaiono perfette: studiate in ogni dettaglio, con una straordinaria capacità di cogliere il senso comune degli interlocutori, integrando nel proprio linguaggio riferimenti e citazioni che prendono in ostaggio il sentire del Paese con cui è collegato. Ovviamente, l’aura del capo di una resistenza che sopravvive sotto le bombe rende tutto inattaccabile. Zelensky è un leader moderno, produce una comunicazione che diventa politica, e non viceversa. Il suo staff – proveniente da quella compagnia di produzione televisiva che lanciò in televisione il personaggio che l’attuale presidente interpretava – sembra riuscire a tradurre, in termini politici e relazioni, i canoni di una tecnicalità televisiva collaudata. In particolare, Yuri Kostiuk, lo sceneggiatore del Servitore del popolo, la popolarissima fiction che ha consacrato Zelensky, si sta rivelando un perfetto ghost writer, che calibra con grande sapienza i toni dei messaggi del presidente.