• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Opinioni » Benni, a seppellirci sarà una risata?

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Lo scrittore ha interpretato al meglio gli anni Settanta, in particolare “bolognesi”, aprendo a una modalità di comunicazione in precedenza pressoché sconosciuta a sinistra

10 Settembre 2025 Michele Mezza  917

Ce ne hanno date tante ma noi gliene abbiamo dette tante. Questo adagio popolare, che sintetizza più di cinquant’anni di ribellioni a sinistra, fu sintetizzato e impreziosito dalla penna di Stefano Benni, fin dal suo primo personaggio satirico-politico che regalò al “manifesto” nel 1978: il Benni Furioso. Profetica allegoria di quello stato d’animo in cui si sarebbe rifugiata tutta la sinistra nel passaggio del nuovo secolo: l’indignazione.

Lo sguardo scanzonato e malinconico, con cui lo scrittore ha attraversato mezzo secolo di storia politica, che lo ha visto cocciutamente legato a ogni sussulto di rivolta, ma con la consapevolezza che tutto si sarebbe risolto in una risata, fu una straordinaria intuizione di semiologia politica. La sua satira ammorbidiva, ingentiliva gli “anni di piombo”, dando però indicazioni chiare – a chi volesse intenderle – su dove stessimo andando.

Benni fu un contemporaneo dell’esplosione del futurismo grafico degli anni Settanta – “Re Nudo, “Frigidaire”, “Ranxerox” –, e ancora il fratello maggiore della generazione che poi avrebbe aperto un varco persino nelle seriose colonne dell’“Unità”, prima con “Tango”, nel 1985, e poi con “Cuore” nel 1989. Forse lui fu il più lucido e disincantato a ragionare su quali compagni di bordo aveva attorno in quella diligenza del movimento lanciata a folle velocità, sul tipo di quella di Ombre rosse. Il Sessantotto come straordinaria stagione di creatività editoriale, indotta da un popolo di produttori di comunicazione che voleva conquistare la prima fila. Su questo Stefano tornava spesso, con il distacco e la superiorità di chi riuscì a essere popolarissimo senza avere mai sgomitato, senza piegarsi alle regole del jet set, senza andare in tv da Costanzo o da Raffaella Carrà, come invece capitava, nel decennio della “Milano da bere”, a molti suoi compagni e colleghi.

Forse la “bolognesità” come categoria socio-politica può spiegare questo prodigio. Negli anni Settanta, la città delle due torri, e l’Emilia in genere, furono sede di realtà culturali e politiche molto corpose e di notevole qualità – dall’evoluzione dei “Quaderni piacentini” a Radio Alice, fino alla stagione di una sinistra comunista di grande pretesa culturale, ma anche di grande rigore e modestia, dove le performance culturali non venivano vendute ma condivise. Il movimento degli Uccelli, che nel Sessantotto bolognese segnò forse la maggiore maturità politica nel caleidoscopico mondo di quegli anni e poi confluì nel gruppo del Manifesto, incontrò quadri di straordinario spessore politico e sindacale, come Paolo Inghilesi e Claudio Sabatini, con cui maturò una visione non estremistica ma neppure subalterna alle compatibilità del sistema.

In questo milieu culturale, con i cantautori e gli scrittori, Benni trovò un proprio codice che offrì alla sinistra: una visione eversivamente ironica per leggere oltre. Parallelamente al declino del protagonismo politico di quei contesti, con giornali e sindacati che si regolarizzavano, diciamo così, Benni si ritirò ulteriormente nella sua cuccia di amicizie e affinità: a Bologna, meno le sortite a Roma e a Milano, e più lavoro sulle pagine che dava alle stampe.

Ma qui, più che ripetere valutazioni sul suo contributo linguistico – davvero unico il suo uso delle parole, che potrebbe farne un erede di Gadda –, vogliamo usare, ancora una volta, la sua testimonianza per cogliere quei segnali che non capimmo sul declino politico della sinistra. Cosa ci diceva quell’irrompere di sarcasmo e ironia nella comunicazione del movimento del lavoro nella lunga ma inesorabile planata politica che, dagli anni Ottanta craxiani, ci portarono diritti a Berlusconi e alla miseria che abbiamo oggi intorno?

L’esibizione dell’indignazione – unica molla che animava quegli spiriti liberi contro il sistema – ci stava annunciando l’inaridirsi della capacità della sinistra di far sognare e di abilitare le speranze di futuro. Benni, con i suoi romanzi, ci consegnava un repertorio di impressioni e caratteri che avremmo potuto usare meglio, se non avessimo snobbato quel modo di ragionare e di comunicare che era la satira.

Oggi ci troviamo in un altro passaggio non dissimile, in cui linguaggi nuovi, discontinui, che non riconosciamo come nostri, ci parlano attraverso apparati e codici del tutto eccentrici come il web, come il pulviscolare roteare di infiniti frammenti che hanno sbriciolato ogni organicismo. Sarebbe davvero un’ultima ed ennesima delusione per Stefano vedere che i suoi epigoni, in diversi contesti e con diversi vocabolari, sono ancora una volta snobbati e derisi. Sarebbe la conferma, come amava ripetere, che una risata ci seppellirà.

945
Archiviato inOpinioni
TagsMichele Mezza Stefano Benni

Articolo precedente

Pasolini. Vita, morte e niente miracoli

Articolo successivo

Nepal, dopo la rivolta intervengono i militari

Michele Mezza

Articoli correlati

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Dopo la reinvenzione del popolo

Dello stesso autore

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Dopo la reinvenzione del popolo

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA