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De Mita e Berlinguer, convergenze parallele

“Devi intuire dove andrà il disco e non limitarti a seguirlo lì dove si trova, altrimenti nell’hockey non ti troverai mai al posto giusto data la velocità del gioco”. Così Steve Jobs sintetizzava ai suoi collaboratori il senso dell’innovazione digitale. Ciriaco De Mita è stato uno dei pochi politici italiani ad anticipare il disco, ma poi ha sbagliato tutti i tocchi per indirizzarlo. Un destino non dissimile da quello del segretario del Pci, Enrico Berlinguer, di cui nei giorni in cui è deceduto il dirigente democristiano si celebra il centenario della nascita. Due destini fortemente intrecciati, nelle motivazioni e nella strategia che hanno seguito.

“Bisogna convincere prima la Chiesa, poi gli americani e infine l’elettorato moderato del Sud”. Così De Mita raccontava che gli rispose Aldo Moro, alla fine degli anni Sessanta, quando l’allora giovane e irruento parlamentare irpino lo sollecitava ad accelerare l’apertura a sinistra. Quelle tre categorie sociali – i cattolici, le forze atlantiche e i ceti medi periferici – rimasero il terreno di coltura di quell’incontro, mai realizzato, fra comunisti e democristiani. Berlinguer, nei suoi saggi sul compromesso storico del 1973, ragionava proprio attorno a questi tre scogli: come aggirarli e integrarli nell’alleanza popolare che immaginava?

Zuppimania

È scoppiata la zuppimania. Dal momento in cui si è appreso che Francesco aveva nominato l’arcivescovo di Bologna presidente della Conferenza episcopale italiana, la zuppimania ha invaso prima i social, poi il web, le tv, i giornali. È un fenomeno che va capito, al di là dell’anomalia dei molti racconti basati sull’amicizia – indubitabile – tra gli autori e don Matteo. Colpiscono soprattutto quelli dei non credenti, quasi sorpresi di poter dire che conoscono un prete, sì, ma non pensavano che quel prete così diverso da altri avrebbe fatto carriera. La zuppimania va capita, per tanti motivi: il più profondo è se abbiamo e quanto abbiamo bisogno di una Chiesa amica, finalmente capace di capirci e, parlandoci, di farsi capire. Il più evidente è quanto non lo fosse quella che esiste, quella Chiesa sempre maestra e mai madre, che in tanti conoscono senza amarla né sentirsi amati da lei.

Chi scrive, da agnostico, ha potuto constatare che in Paesi remoti, esotici, ignoti, dove è arrivato da turista spaesato, l’unico posto in cui entrando si è trovato naturalmente in un ambiente familiare è stata sovente la chiesa del posto. Al di là della fede, quel luogo gli appartiene e riguarda tanti di noi. Ma se altrettanto può valere per le chiese o le cattedrali italiane, con la Chiesa italiana non funziona così. La Chiesa italiana, quella istituzionale, con la maiuscola, è lontana. Se nel volto dell’ultimo presidente, il cardinal Bassetti, molti hanno visto una trasposizione del parroco tradizionale, quello che tutti avrebbero potuto desiderare di avere nel loro paese d’origine, la struttura anche con lui è rimasta severa, chiusa, fredda. Come definirla? Senza volere offendere nessuno, una Chiesa ruiniana. Erano, tutto sommato, soltanto quindici anni fa.

Diritto alla buona morte

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Auguri pasquali

Questa Pasqua 2021, come quella dell’anno scorso, ci vede ancora in piena pandemia. Mai avremmo immaginato di dover vivere una catastrofe del genere e così prolungata. Tuttavia, com’è stato detto e ripetuto da molti, forte è l’auspicio, la speranza, di potere uscire dalla spaventosa esperienza non identici ma in un certo senso migliori. Continueremo a produrre e consumare nello stesso modo di prima? O si farà strada l’idea che cambiare è possibile e necessario?

Gli spunti teorici e anche politici per mirare a una trasformazione profonda della nostra forma di vita ci sono già, e sono molteplici. Alcuni di questi si possono trovare negli articoli di questa piccola impresa editoriale che dura da due mesi. Li abbiamo riassunti con le parole socialismo ed ecologia, con le quali indichiamo la ripresa di un discorso critico intorno al capitalismo e la costruzione di un’alternativa, al tempo stesso “dall’alto” e “dal basso”, imperniata cioè su un “pubblico” non meramente statale, come quello che abbiamo conosciuto nel passato novecentesco, ma intrecciato con la difesa e la gestione – anche nel senso dell’autogestione – dei “beni comuni”, di contro all’opera di colonizzazione da parte del “privato” e del mercato. La battaglia per un intervento pubblico nell’economia – che, a causa dei danni provocati dall’epidemia, è già in atto – passa oggi per una riqualificazione del progetto europeo. Il primo augurio, dunque, è che l’Europa non torni mai più a essere quella che abbiamo conosciuto negli scorsi anni. Una sua integrazione in senso federalistico appare ormai una necessità, se si vogliono impostare politiche redistributive degne del nome, incentrate cioè su una fiscalità comune di tutta la zona della moneta unica.

C’è chi vuole benedire le unioni gay

Alla Chiesa cattolica non piacciono i dubbi. Quando il papa firmò la sua Esortazione Apostolica sulla famiglia, che contiene aperture ai divorziati risposati, i cardinali tradizionalisti posero dei “dubbi”: citavano vecchi canoni per dire che c’era un dubbio e quindi un errore, e che perciò Francesco avrebbe dovuto fare marcia indietro. Bergoglio però ha sorvolato: li ha lasciati con i loro dubbi. Talvolta accade.

Oggi la Congregazione della dottrina della fede, ex Sant’Uffizio, pone a se stessa un interrogativo e risponde che le unioni “tra due persone dello stesso sesso” non possono essere benedette. Ma cosa vuol dire? Le benedizioni sono azioni liturgiche, affidate di norma anche a laici e non sacramentali, e si può capire che due anziane signore che vadano a vivere insieme per ristrettezze economiche non possano essere benedette in questa loro scelta. Questo però non viene considerato. Specificando che le persone dello stesso genere che si uniscono praticano sesso, si rende esplicito che si fa riferimento alle unioni omosessuali, che non possono essere benedette per i rapporti sessuali extra-matrimoniali che i due praticheranno. Anche se fossero sposati – dove ciò è consentito –, questo matrimonio per la Chiesa non esisterebbe.  Dunque la formula è riguardosa, non parla come in passato di atti immorali, ma di atti extra-matrimoniali. Ottimo, ma allora... perché si benedicono i fidanzati che magari praticano sesso prematrimoniale, anch’esso proibito, come quello extra-matrimoniale?

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