• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Fine vita, il centrosinistra vota compatto

Fine vita, il centrosinistra vota compatto

Il provvedimento sul suicidio assistito passa alla Camera con una larga maggioranza. Resta l’incognita del Senato

16 Marzo 2022 Manuela Bianchi  1047

Era iniziato il 13 dicembre scorso, per arenarsi il giorno stesso, il primo esame nell’aula della Camera del provvedimento sulla morte volontaria medicalmente assistita, o suicidio assistito. Si era risolta con un rinvio a febbraio, una volta conclusa l’elezione del presidente della Repubblica. Il 9 febbraio è ritornata in aula e, dopo una serie di altri rinvii, finalmente, il 10 marzo scorso, è stata approvata in prima lettura con 253 “sì”, 117 “no” e un astenuto.

La data sarebbe memorabile, dal momento che registra il primo pronunciamento della Camera su un provvedimento che, da molti anni, interroga tutto il Paese, per il quale si sono succeduti appelli della società civile e su cui la Consulta aveva già sollecitato il parlamento, con la questione di costituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, nel 2018. Di mezzo, c’è stato lo sfortunato percorso del referendum sull’eutanasia, dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale, che non ha lasciato al Paese la possibilità di pronunciarsi sul tema, molto sentito, che riguarda la scelta sulla propria vita, in presenza di sofferenze fisiche e psichiche insostenibili e irreversibili.

Ora sarà il parlamento, com’è naturale che sia, a farsi portatore delle istanze dei cittadini in materia. Il dato politico, all’indomani della votazione è la compattezza del centrosinistra che – con Pd, 5 Stelle, Leu, +Europa e Italia viva (quest’ultima aveva dato libertà di coscienza) – si è dimostrato coeso e determinato nell’affrontare i numerosi blitz del centrodestra contro il provvedimento. Anche i fuoriusciti dai 5 Stelle, quelli di “Alternativa c’è”, hanno votato a favore. Il centrodestra, invece, ha sperato in un affossamento della legge (come accadde per il disegno di legge Zan), presentando molti emendamenti che non sono però riusciti a bucare il blocco opposto. Qualche defezione si è registrata tra le file di Forza Italia, che aveva anch’essa lasciato liberi i deputati di scegliere secondo coscienza.

Insomma, una volta tanto in circostanze così delicate, i numeri hanno tenuto e i franchi tiratori non ci sono stati. Certo, il passaggio al Senato non sarà altrettanto semplice, considerando la maggioranza risicata di cui gode il centrosinistra.

Il nuovo testo uscito dall’aula è frutto dell’accoglimento di alcuni emendamenti migliorativi, come quello all’art. 4 recante “requisiti e forma della richiesta” che prevede ora l’obbligo di una sola attestazione medica per l’inoltro della richiesta, e quello all’art. 5 sulle “modalità” di accesso alla morte volontaria medicalmente assistita, per cui il medico incaricato di stilare un rapporto delle condizioni del paziente non dovrà dettagliare le condizioni “sociali e familiari” del richiedente.

Restano comunque delle forti insoddisfazioni per un testo che aveva già subito la ghigliottina del passaggio nelle Commissioni, e che continua ad avere degli ampli margini di miglioramento. Tra gli aspetti più importanti, che avrebbero dovuto essere rivisti, c’è l’accesso alla procedura, che non accetta chi non abbia trattamenti di sostegno vitale, discriminando così molti malati oncologici terminali e altre patologie, e il percorso obbligato attraverso le cure palliative come conditio sine qua non per l’avvio dell’iter.

Altro punto dolente l’obiezione di coscienza prevista nell’art. 6, che recita alla fine “(…) Gli enti ospedalieri pubblici autorizzati sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dalla presente legge adottando tutte le misure, anche di natura organizzativa, che si rendano necessarie. La Regione ne controlla e garantisce l’attuazione”. Qui purtroppo abbiamo l’esempio della legge sull’aborto, che contempla l’obiezione e garantisce il servizio – spesso solo sulla carta. Niente garantisce che la stessa cosa non avvenga anche per la legge sul suicidio assistito, per la quale erano state avanzate, in aula, anche proposte di mobilità interregionale di pazienti e medici, a cui non è stato dato seguito. Infine, non c’è un termine perentorio per la chiusura del percorso, pur in presenza di una condizione clinica per la quale il tempo è una variabile fondamentale.

In conclusione, la legge non è esattamente quella che in tanti si aspettavano, dall’Associazione Coscioni a tutti i firmatari del referendum sull’eutanasia; ma è pur sempre una prima legge su un tema scottante che in altri Paesi europei (e non solo) ha già trovato piena attuazione. Sarebbe il momento che anche l’Italia fosse partecipe di quello che è un più ampio respiro europeo. Per ora, possiamo solo sperare nelle forze progressiste al Senato.  

1.098
Archiviato inArticoli
Tagscentrosinistra diritti civili fine vita Manuela Bianchi Montecitorio obiezione di coscienza suicidio assistito

Articolo precedente

Contro la guerra, una Zimmerwald pacifista?

Articolo successivo

Corsica, una sommossa che dura da più di quindici giorni

Manuela Bianchi

Seguimi

Articoli correlati

“Campo largo” tra primarie e quarta gamba

A Milano un ritorno al passato?

Ci mancava solo Onorato: l’assemblea di Progetto civico a Roma

Una critica delle primarie

Dello stesso autore

“Dolce morte”: ora tutto dipende dal parlamento

Suicidio assistito: il rinvio di un disegno di legge così così

Disegno di legge Zan: il caro estinto

Chi si rivede? Il disegno di legge Zan

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale
Stefania Limiti    13 Ottobre 2026
Ultimi articoli
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare
Guido Ruotolo    19 Ottobre 2026
Il Brasile verso il ballottaggio
Claudio Madricardo    16 Ottobre 2026
In India le manifestazioni dell’opposizione
Marco Santopadre    15 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA