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Tag: fine vita

Zuppi, dalla parte degli “ultimi”

Non è facile inquadrare Matteo Zuppi nella politica italiana. È stato indicato da papa Francesco e le sue caratteristiche sono ormai chiare: è un...

Fine vita, il centrosinistra vota compatto

Era iniziato il 13 dicembre scorso, per arenarsi il giorno stesso, il primo esame nell’aula della Camera del provvedimento sulla morte volontaria medicalmente assistita,...

“Dolce morte”: ora tutto dipende dal parlamento

La Consulta ha giudicato inammissibile il referendum sull’eutanasia perché “non tutela la vita”, come trapelato ieri in una nota dell’ufficio stampa e comunicazione, in attesa che la sentenza venga depositata a giorni. Non era scontato, anzi. In moltissimi si aspettavano che venisse data la parola ai cittadini che, secondo i sondaggi, sarebbero a maggioranza a favore della “dolce morte”. Invece sembra chiudersi qui il tentativo di rendere giustizia ai tanti che soffrono senza possibilità di guarigione né di futuro, e che spesso non sono in grado di porre autonomamente fine alla propria vita, prigionieri del proprio corpo inerme.

Con questa sentenza, la Corte costituzionale ha voluto sottolineare l’importanza, a cui si rifà anche se non esplicitamente la nostra Costituzione, della tutela della vita umana, con particolare riferimento alle persone deboli o cagionevoli. Ma in questo caso sono proprio i più vulnerabili a non avere il diritto di essere ascoltati. Ci sarebbe da chiedersi che tutela sia quella destinata a chi affronta una vita senza dignità, una non-vita, quel tipo di “esistenza” che nessuna persona sana può capire fino in fondo, ma che è fortemente respinta da chi soffre, superando lo stesso fortissimo istinto di sopravvivenza.

Diritto alla buona morte

E così papa Bergoglio, deludendoci ancora una volta, non ha fatto altro che confermare il proprio parere contrario alla definizione di una legge sull’eutanasia...

Sul “fine vita” e l’io sovrano

Il cardinale Carlo Maria Martini meritava la fama che ha avuto e che ha. Tra i motivi di questa sua fama, c’è senza dubbio...

Fine vita, la Spagna dei diritti che fa invidia

Paese ormai pienamente laico e civile. Dopo i matrimoni gay in vigore ormai da anni, la legalizzazione dell’aborto e il divorzio breve, in Spagna arriva la legge che regolamenta l’eutanasia. Ieri è stata infatti approvata dal parlamento iberico la normativa che dovrà regolare l’eutanasia e le modalità di fine vita. Il testo iniziale era stato proposto dal Partito socialista. La ratifica definitiva è giunta in Senato: 202 voti favorevoli, 141 contrari, 2 astenuti. La legge stabilisce che le persone con una malattia grave e incurabile possano beneficiare dell’eutanasia. Per quattro volte verrà chiesto loro il consenso e si esamineranno le analisi mediche. La richiesta del fine vita dovrà essere esaminata e accolta in via finale da una commissione esaminatrice, in seguito il paziente dovrà dare il suo ultimo consenso.

Come mai in Spagna si può e in Italia no? Il nodo che spiega sta nella particolare transizione democratica seguita alla morte del caudillo Francisco Franco nel 1975, lenta e difficile come quella italiana seguita al fascismo ma con il tempo più profonda. Sul mondo cattolico spagnolo pesava il ruolo avuto nella “guerra civile” (1936-1939) tutto ripiegato nell’ufficialità fascistizzante che si contrapponeva a una sinistra repubblicana. La Chiesa era identificata con il regime. Poi, nel 1981, arrivò il tentativo di golpe del colonnello Tejero: occupazione del Congresso dei deputati, ore di terrore in tutto il paese.