• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Legislatura costituente? Vediamo come stanno le cose

Legislatura costituente? Vediamo come stanno le cose

23 Luglio 2026 Paolo Barbieri  761

Alla fine di questa legislatura nessuna norma potrà liberalizzare l’omicidio per vendetta da parte delle vittime di reati violenti, che rimarrà ben distinto dal diritto alla legittima difesa, a dispetto della cortina fumogena in chiave di campagna elettorale diffusa in questi giorni dal sistema politico-editoriale delle destre. Alla fine di questa legislatura, il progetto di riforma radicale della magistratura, respinto a furore di popolo nelle urne referendarie, non avrà lasciato traccia nell’ordinamento costituzionale della Repubblica. E sembra ormai inevitabile che anche la molto sbandierata riforma del cosiddetto premierato, approvata in prima lettura al Senato, nel lontano mese di giugno del 2024, sia destinata a rimanere nei cassetti parlamentari dove prende polvere da allora, sia pure sostituita dalla sua versione light, ovvero la legge elettorale Stabilicum-Melonellum, in via di approvazione nonostante lo scontro interno al destra-centro sulle preferenze. Ma allora, quella che fin dall’inizio “terzogiornale” (vedi qui  e qui ) ha definito la “legislatura costituente” delle destre è naufragata nel nulla?

Basterebbe elencare la sequela di provvedimenti sulla “sicurezza”, caratterizzati da frequenti sconfinamenti sul terreno scivoloso – e paracostituzionale – dei diritti individuali e collettivi, a suggerire cautela nel giudicare fallimentare o innocuo il cammino del governo Meloni in quella direzione. E di sicuro anche i recenti sviluppi legati all’autonomia regionale differenziata dimostrano come non sia affatto archiviato il progetto di utilizzare il quinquennio per cambiare nel profondo gli equilibri istituzionali repubblicani; questo nonostante si tratti di un’altra “riforma” azzoppata, nel caso dalla Corte costituzionale, con la sentenza 192/2024 (vedi qui  un’analisi a caldo, con qualche previsione finale invecchiata non malissimo a proposito dell’atteggiamento dei promotori, in primis il ministro competente per materia, Roberto Calderoli,  in vista dei previsti cambiamenti nella composizione del collegio della Consulta).

Nelle “pre-intese” su protezione civile, professioni non ordinistiche, previdenza complementare e sanità, siglate fra l’esecutivo e quattro regioni del Nord (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), sulle quali, prima il Senato e poi la Camera, stanno esprimendo in questi giorni a maggioranza il parere favorevole, le finalità reali sono in qualche modo rivelate in partenza nei testi, come da subito hanno fatto notare i servizi studi delle due camere nel dossier preparato per i parlamentari: “Si segnala, infine, che gli schemi di intesa preliminare presentano l’identico testo per ciascuna delle regioni interessate, fatta eccezione per le premesse, che recano gli adattamenti specifici riferiti a ciascuna regione”.

Altro che “differenziata”! Questa autonomia, a parte alcuni aspetti delle intese con il Veneto, è del tutto uniforme: l’antico sogno secessionista della Padania rivive nel “copia e incolla” a trazione leghista. Nella lunga teoria di audizioni svolte al Senato, il costituzionalista Enrico Grosso ha parlato di “una differenziazione che non differenzia, ma omologa le quattro regioni interessate dentro un unico schema quasi totalmente sovrapponibile. A testimonianza del fatto che di un’unica iniziativa – o meglio, di un’unica operazione politica – si è trattato”. Bocciatura da cui il giurista fa discendere la previsione di un aspro contenzioso costituzionale da parte delle regioni escluse dalla “operazione politica”, contenzioso che “alimenteranno con feroce determinazione, perché ne andrà della difesa delle risorse a loro disposizione. In definitiva ne andrà della loro sopravvivenza”.

Il parere di Camera e Senato non esaurisce l’iter, le intese torneranno in Consiglio dei ministri e poi, sotto forma di disegni di legge che ne formalizzeranno i contenuti, dovranno essere nuovamente votate in parlamento. Se il parlamento le modificasse, le intese andrebbero poi riconfermate fra governo e regioni, prima di entrare in vigore. In teoria, le ostilità interne alla coalizione governativa – emerse in modo eclatante nel voto segreto sull’emendamento di Fratelli d’Italia, che reintroduceva, almeno simbolicamente, le preferenze – potrebbero frapporre nuovi ostacoli al cammino della contestata riforma. Ma in troppe occasioni, ormai, le destre italiane hanno dimostrato la loro capacità di ricompattarsi dopo qualsiasi scontro fratricida, e di rispettare, in qualche modo condividere, gli obiettivi strategici delle forze alleate. L’unica strada praticabile, per frenare questo nuovo capitolo della secessione dei ricchi, con ogni probabilità, rimarrà quella della resistenza delle altre regioni, preconizzata da Grosso in audizione, quindi il ricorso alla Corte costituzionale.

Non a caso fra i primi a lanciare l’allarme si è fatto sentire il presidente della giunta regionale pugliese, Antonio Decaro, parlando di “disastro” da arginare, con “un fronte meridionale unito, che parli con una voce sola”. L’appello a un fronte bipartisan è nelle corde del carismatico leader barese, non certo fra i più barricaderi esponenti Pd; ma sarebbe una scommessa davvero imprudente affidarsi alla solidarietà dei suoi colleghi della coalizione opposta, alla guida di Calabria, Basilicata, Abruzzo e Molise. La battaglia, prima o poi, dovrà essere giocata sul piano giuridico, affidandosi all’alto arbitrato dei giudici delle leggi. Si vedrà allora se e quanto fosse fondata la previsione (o la speranza, nel caso dei promotori dell’autonomia differenziata) di una maggiore propensione alla comprensione delle ragioni delle destre da parte del collegio della Corte costituzionale recentemente rinnovato con i nuovi giudici. Se dovesse cadere anche quell’ultima trincea, la XIX legislatura repubblicana si guadagnerebbe a buon diritto, nella memoria dei cittadini, la definizione di “legislatura costituente”.

784
Archiviato inEditoriale
Tagsautonomia differenziata governo meloni legislatura Paolo Barbieri

Articolo precedente

Sudan: oro rosso sangue

Articolo successivo

Gli “scarafaggi” indiani dalla rete alle piazze

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Ex Ilva, ancora in attesa

Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze

Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno

I super-ricchi distruggono la democrazia

Dello stesso autore

Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno

I super-ricchi distruggono la democrazia

Tajani, Crosetto e la rana bollita

Cosa si sa delle università telematiche

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Due guerre in stallo: fino a quando?
Giorgio Graffi    14 Settembre 2026
Legge elettorale, verso l’ok al Senato
Stefania Limiti    11 Settembre 2026
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
Ultimi articoli
La Corea del Nord rafforza i legami con la Russia
Marco Santopadre    18 Settembre 2026
Ex Ilva, ancora in attesa
Guido Ruotolo    17 Settembre 2026
Legge elettorale: premio, indicazione premier, capilista bloccati, preferenze
Stefania Limiti    16 Settembre 2026
Electrolux, il conflitto
Paolo Andruccioli    16 Settembre 2026
“Campo largo” tra primarie e quarta gamba
Vittorio Bonanni    15 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA