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Home » Editoriale » In Francia Bolloré, in Italia i berlusconidi

In Francia Bolloré, in Italia i berlusconidi

21 Maggio 2026 Rino Genovese  851

Vincent Bolloré (vedi qui) è un magnate francese dei media, che, con il suo impero editoriale, sostiene attivamente le posizioni di Marine Le Pen e quelle del suo rivale, il “vampiro” Éric Zemmour. Il fatto che Bolloré sia un ebreo (se per questo, lo è anche Zemmour) non deve stupire: l’internazionale nera, guidata da Trump e dai suoi amici, è filo-Netanyahu e anti-islamica, per non dire islamofoba; è contro gli immigrati che – di prima, seconda o terza generazione che siano – essi vorrebbero rispedire a casa (come da noi Salvini e Vannacci). Il capro espiatorio in Occidente ormai è mutato: erano soprattutto gli ebrei, ora sono i poveracci provenienti dal Maghreb o dall’Africa nera. Ma pressoché identiche sono le finalità rispetto ai fascismi di un tempo, anche se non si marcia più con i gagliardetti e la camicia nera.

Bene, nei giorni scorsi, contro l’oligopolio di Bolloré (che comprende sia la produzione di libri sia quella di film, oltre che naturalmente giornali, tv e radio) si sono mossi dapprima gli autori della casa editrice Grasset – una costellazione di nomi diversi, in cui rientra perfino un guerrafondaio come l’ex “nuovo filosofo” Bernard-Henry Lévy –, e poi seicento tra professionisti dello spettacolo, registi, attori, tra cui anche Juliette Binoche. Se, nel caso di Grasset, lo spunto era stato dato dall’esonero dall’incarico di un “mito”, reale o presunto che sia, come l’editor Olivier Nora molto caro agli autori – con l’intenzione evidentemente di mettere in riga la casa editrice –, nel caso del cinema l’obiettivo dei contestatori, che hanno firmato una sorta di manifesto su “Libération”, è stato quello di segnalare il rischio di una “presa di controllo fascista sull’immaginario collettivo” da parte di Bolloré e della sua casa di produzione Canal+. Per tutta risposta, l’amministratore delegato di Canal+ (tale Maxime Saada, il cui cognome sembra tutto un programma) ha dichiarato che mai più i firmatari del documento lavoreranno con la sua casa di produzione. Il gruppo Bolloré ha mostrato così fino in fondo il suo volto.

Si è trattato, per quanto riguarda questi intellettuali e artisti francesi, di una presa di posizione, come si è visto, non esente da rischi. In riferimento al fatto che Bolloré, dal 2028, sarà anche il padrone assoluto della terza rete di sale cinematografiche del Paese – la Ugc –, Yann Gonzalez, regista di film del genere queer, ha traslato questa sigla, molto nota in Francia, in “Utopia generale e collettiva”. È l’indice di una consapevolezza e di una determinazione, proprie di contestatori che sanno di stare sfidando un potere a mani nude, cioè con la sola forza data dall’esistenza di un “collettivo”. Una bella lezione per tutti, in particolare per quella sinistra politica che, di fronte a un’estrema destra così aggressiva, si sta di nuovo dividendo (e su cui prossimamente ritorneremo).

E una bella lezione anche per noi italiani, che, con il berlusconismo mediatico e poi direttamente politico, abbiamo aperto, già più di trent’anni fa, la stagione dello sdoganamento delle destre estreme. In una geografia ideologica complessiva, tuttavia, a parte le iniziali proteste prive di conseguenze contro “il conflitto di interessi”, nel nostro Paese non si è mai visto nulla di simile. Gli autori, sia di libri sia di prodotti audiovisivi, hanno piuttosto fatto a gara per pubblicare e per lavorare con Mediaset e i suoi annessi. È lunga la fila degli scrittori, anche “di sinistra”, che hanno piazzato o tentato di piazzare i propri lavori presso case editrici come Mondadori, Einaudi, Rizzoli, tutte facenti parte, con altri marchi, dell’impero berlusconiano. Oggi anzi gli eredi di questo impero, i berlusconidi, padroni anche di un partito politico (cosa che Bolloré, almeno sulla carta, non è) sono addirittura corteggiati, con il pretesto che sarebbero dei “liberali”, da alcuni degli oppositori ufficiali al governo Meloni, affinché cambino schieramento e si inseriscano in chissà quale operazione centrista. È il segno di una differenza tra il mondo culturale e politico francese e quello italiano – a tutto svantaggio del secondo, già rinomato per il suo smaccato opportunismo e trasformismo.

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Tagsberlusconismo Canal+ casa editrice Grasset Francia Italia Rino Genovese sinistra Vincent Bolloré

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