• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Sigonella uno e due

Sigonella uno e due

2 Aprile 2026 Rino Genovese  540

Stefania Craxi potrà anche considerare “patriottico” o “risorgimentale” l’atteggiamento tenuto da suo padre nell’intricato caso di Sigonella: più semplicemente, fu una manifestazione di dignità da parte di un presidente del Consiglio che, per altri versi, stava portando il proprio partito – il più antico partito italiano, quello socialista – verso la più completa distruzione. In quel lontano 1985 un gruppo di terroristi palestinesi si era impadronito di una nave da crociera italiana, uccidendone un passeggero, un ebreo americano che stava per giunta su una sedia a rotelle. La cosa suscitò grande sdegno, ma nei governi italiani dell’epoca, in particolare in quello di Craxi, c’era una corrente di opinione favorevole alla causa palestinese. Sebbene il gruppo dei sequestratori della nave facesse riferimento, tutto sommato, all’Organizzazione per la liberazione della Palestina di Arafat – il mitico capo della resistenza palestinese –, si disse che Arafat non c’entrava. Si volle credere che l’azione fosse l’iniziativa di una scheggia impazzita, benché si sapesse che la stessa Olp non fosse altro che un insieme di sigle che lo stesso Arafat non controllava interamente, ma che, all’occorrenza, copriva. L’obiettivo dichiarato dell’azione era la liberazione di un certo numero di detenuti nelle carceri israeliane. Rispetto ad atti di terrorismo recenti e più eclatanti, il cui carattere politico immediato non era affatto chiaro, quell’azione andava ancora collocata all’interno di una qualche razionalità, basata sull’idea di uno scambio.

L’attività di Craxi e del suo governo consisté in uno sforzo diplomatico, con l’Egitto (il sequestro della nave era avvenuto in acque egiziane) e con lo stesso Arafat, il quale introdusse come mediatore nella vicenda Abu Abbas, leader del gruppo a cui facevano riferimento i sequestratori. Come in seguito si seppe, Abbas era al corrente dell’azione (secondo alcuni perfino Arafat n’era stato informato), e anzi n’era stato lui stesso l’ispiratore. Comunque sia, quando il caso sembrava avviato ormai a soluzione, l’aereo egiziano che trasportava i terroristi verso Tunisi – dove l’Olp aveva all’epoca la sua sede principale – fu costretto dall’aviazione statunitense ad atterrare nella base siciliana di Sigonella: l’intenzione era quella di impadronirsi dei terroristi per giudicarli negli Stati Uniti. Ne seguì un duro confronto, sul terreno, al limite dello scontro armato, tra militari americani e italiani; ci furono dei contatti telefonici tra l’allora presidente americano Reagan e Craxi, e questi tenne il punto: i terroristi andavano processati in Italia, perché la nave su cui era stato perpetrato l’assassinio del passeggero statunitense era una nave italiana.

Questo, in estrema sintesi, il Sigonella uno – un affare che segnò, al tempo stesso, un’inedita crisi diplomatica, tra il nostro Paese e gli Stati Uniti, e un notevole successo per Craxi, che in quel momento aveva il vento in poppa. Ma quale il senso politico complessivo della vicenda? Il suo significato profondo va ricercato nella circostanza che, se i quattro terroristi autori del sequestro della nave furono assicurati alla giustizia, Abu Abbas, che li accompagnava in quanto loro capo o in quanto mediatore (come si credeva in quel momento), fu invece fatto fuggire, con un volo di linea, verso la Jugoslavia. È vero che in quel momento non era accusato formalmente di nulla, ma è anche vero che, in seguito, fu condannato all’ergastolo in contumacia dalla nostra magistratura. Dunque, indipendentemente da quello che si sapeva o ancora non si sapeva, Craxi e altri nel suo governo (per esempio Andreotti) ci tenevano a coltivare i rapporti con i palestinesi. Il che non impedì, tuttavia, che l’Italia fosse il luogo di altri attentati, come quello terribile di pochi mesi dopo, nello stesso 1985, all’aeroporto di Fiumicino, organizzato stavolta dalla cellula di Abu Nidal.

Il succo da trarne è semplice: ci fu un tempo in cui, pure in presenza di atti di terrorismo, i governi italiani seguivano una linea di appoggio ai palestinesi, visti come concreti interlocutori politici nell’area mediorientale e, più in generale, nel Mediterraneo. Nel momento di Sigonella due, quest’attenzione non c’è più. Il governo Meloni ha lasciato radere al suolo Gaza senza dire né “ah” né “bah” – un atteggiamento ben diverso da quello tenuto dalla Spagna, per esempio –, e il ministro Crosetto, pochi giorni fa, si è limitato a invocare i regolamenti per evitare l’atterraggio a Sigonella di bombardieri statunitensi diretti in Iran, cioè a distruggere vite e impianti di un Paese aggredito al di fuori di qualsiasi diritto internazionale e di qualsiasi possibile missione Nato. Certo, Crosetto ha fatto bene, e del resto era suo dovere: ma la seconda Sigonella non è per nulla comparabile alla prima, che fu invece una vera e propria sfida lanciata alla principale potenza mondiale sulla base del diritto e della sovranità del nostro Paese.

518
Archiviato inEditoriale
Tagsattacco all'Iran basi Nato Bettino Craxi causa palestinese guerra Rino Genovese Sigonella

Articolo precedente

Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo

Articolo successivo

Nellie Bly: i pazzi visti da vicino

Rino Genovese

Articoli correlati

Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua

Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)

La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale

Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo

Dello stesso autore

Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua

Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)

Segnali incoraggianti, ma…

Da Meloni segnali di debolezza

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo
Marco Santopadre    1 Aprile 2026
Ultime opinioni
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Un male sottile: leggere senza comprendere
Stefania Tirini    13 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA