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Giustizia per George Floyd, un verdetto non scontato

Ci sono momenti in cui anche al cronista che voglia mantenere un doveroso distacco professionale è consentito lasciarsi prendere dall’emozione. L’annuncio della sentenza di...

Il Pentagono spara a zero sulla Cina

Scorrendo la stampa nazionale e internazionale, si constata un crescendo di attacchi contro il governo cinese e, più precisamente, contro il suo ruolo nell’attuale...

Afghanistan, la definitiva sconfitta dell’Occidente

I sovietici, che pensavano in grande, costruirono perfino un ponte tra la Russia comunista e l’Afghanistan, e lo chiamarono “ponte dell’amicizia”. Spietata ironia della sorte: il 15 febbraio 1989, proprio su quella passerella di acciaio tesa tra le due rive del fiume Amu Darya, il buon generale Gromov guidò la mesta ritirata dell’Armata rossa: dopo dieci anni di guerra, ventiseimila soldati uccisi e quasi sessantamila feriti.

I militari americani non avranno nemmeno un ponte da ricordare: con il consueto tono notarile, Joe Biden annuncia la storica decisione, dichiarando che è tempo di mettere fine alla “guerra infinita” in Afghanistan. Il riferimento all’oltraggio del Vietnam diventa esplicito quando il presidente aggiunge che il peso di questa avventura si è reso insopportabile e si è tradotto in un multigenerational undertaking, cioè in una leva militare che ha coinvolto due generazioni: prima i padri e poi i figli.  

Biden, vaccini e riforme. Un legame a filo doppio

Come sta andando la campagna vaccinale Usa? Molto bene a giudicare dai numeri dei vaccinati. Molto meno bene se si guarda al futuro della messa in sicurezza della popolazione. Una apparente contraddizione dovuta a due fatti. Già in campagna elettorale Joe Biden aveva promesso che entro i primi 100 giorni del suo mandato (un traguardo simbolico per la prima volta fissato da Franklin Delano Roosevelt e imitato poi da tutti i suoi successori) avrebbe vaccinato 100 milioni di americani.

Era una scommessa e la scommessa, appena due mesi dopo, era già stata vinta. Trump, ancora da presidente, aveva contratto il Covid e, insieme alla moglie, si era vaccinato, ma aveva sempre mantenuto un atteggiamento di distacco e di dubbio sull’utilità dei vaccini (e non solo: sulle mascherine e su tutte le misure di prevenzione – chiusure, distanziamento, ecc.); era arrivato anche a schernire i giornalisti che si presentavano alle sue conferenze stampa con la mascherina e a scoraggiare apertamente i funzionari della Casa Bianca dall’indossarle. Aveva anche proposto cure alternative fantasiose (e pericolose) come iniezioni di idrossiclorichina e di altre sostanze.

Fondo monetario e patrimoniale, un’inversione di tendenza

“A new Washington consensus”: con questa roboante espressione Martin Sandbu ha commentato sul Financial Times la rinnovata sintonia fra Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca mondiale (Bm) e governo degli Stati Uniti (o più precisamente il Dipartimento del Tesoro) sulle politiche economiche e fiscali da adottare per l’era post-pandemia. Il “Washington consensus” è la definizione data a quella tendenza delle tre istituzioni “vicine di casa”, negli anni della globalizzazione, a viaggiare di conserva applicando in modo alquanto rigido a gran parte del mondo le ricette neoliberiste: privatizzazioni, liberalizzazioni, arretramento dello Stato, moderazione fiscale. La notizia è che torna in auge il “big government” dichiarato finito da Ronald Reagan, all’epoca dei suoi drastici tagli di tasse che hanno avviato la stagione del boom delle diseguaglianze. Lo Stato non è più temuto come troppo interventista, le tasse non sono più unanimemente considerate un freno per l'economia, “gli economisti delle istituzioni multilaterali sembrano a volte molto rilassati”, osserva il FT, nonostante il ritorno di un poderoso deficit spending da parte delle nazioni più ricche. “Una conversione che farebbe vergognare Paolo di Tarso”, scrive ancora il commentatore senza frenare l'enfasi, raccontando l’evoluzione delle posizioni di Fmi e Bm.

Un documento in particolare ha attratto l’attenzione degli osservatori internazionali: il Fiscal Monitor pubblicato dal Fondo monetario, pubblicizzato col titolo “A fair shot”, la dose giusta (di vaccino) ma anche la dose “equa”, “non solo nelle braccia delle persone ma nelle vite delle persone”, precisava il tweet di lancio dell'iniziativa. Per chi avesse dubbi, si parla di politiche fiscali e spesa pubblica.

“Bloody border”, storie di ordinaria frontiera

Nella notte, la telecamera ruba le immagini fantasmatiche di questa storia di ordinaria frontiera. I polleros o coyotes, trafficanti di esseri umani, sono riusciti...

L’uomo più potente del mondo?

Il presidente degli Stati Uniti è l’uomo più potente del mondo? Si direbbe di sì, ma è sbagliato. Per quel che riguarda la politica...

Perché in Europa la campagna vaccinale è ancora indietro

La scoperta del tesoro di Anagni, con quasi trenta milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, diciamo l’intero fabbisogno attuale del nostro paese per completare almeno il giro della prima somministrazione, rende quasi caricaturale lo scenario dell’emergenza sanitaria. Siamo tutti appesi alla data di un’eventuale vaccinazione, nella speranza, che ogni giorno che passa sbiadisce un po’ di più, di chiudere questa terribile parentesi della pandemia. Ma forse la prima forma di intossicazione da cui liberarci è proprio l’idea che viviamo una crisi che, per quanto acuta, prima o poi ci riporterà dove ci ha trovato. In realtà siamo nel pieno di una transizione che ci sta accompagnando verso un mondo che stentiamo a identificare. I vaccini ne sono il testimonial.

Noi siamo abituati a un’idea di vaccino come toccasana: si sviluppa, si produce, si distribuisce e ci si immunizza, cancellando il rischio del virus. Ora però ci stiamo accorgendo che il record di velocità nella sua produzione (davvero impensabile che, dopo pochi mesi, si sia riusciti a elaborare procedure cosi precise per colpire esattamente quel tipo di virus, fra le decine di migliaia che pullulano attorno a noi) presenta numerosi imprevisti; e soprattutto che la gestione dei farmaci sta rispondendo a logiche fino a oggi esterne alla fase terapeutica. Anche perché la stessa ricerca e produzione industriale del prodotto è stata del tutto eccentrica e anomala, questa volta, rispetto alla storia scientifica dei vaccini.

Vaccini Covid: lo scisma dei vescovi statunitensi

Quando alla fine di gennaio di quest’anno i morti per Covid negli Stati Uniti hanno superato quota 405mila 399 tutti gli americani hanno realizzato...

L’Osservatore Romano e Bergoglio scelgono Biden

Per molti anni in tutto il mondo L’Osservatore Romano più che letto veniva passato ai raggi X, alla ricerca del verbo o dell’aggettivo che...