Home Tags Sanità

Tag: sanità

Le rovine della sanità pubblica

Pronto soccorsi al collasso. Pazienti in attesa anche per giorni in astanteria prima di essere ricoverati. Medici che si dimettono, al Cardarelli di Napoli,...

In balia della pandemia

Il 2 aprile del 2020, in piena e travolgente spallata della pandemia, a qualche giorno dalla truce sfilata di camion carichi di bare a...

Contro il virus anzitutto la verità, poi una rifondazione del welfare

La morte di Camilla Canepa, la ragazza ligure deceduta dopo la vaccinazione con AstraZeneca, ha riproposto con ferocia il tema della strategia, e non...

Global Health Summit di Roma: un’occasione mancata soprattutto per la sinistra

Alla fine non ricorderemo le accuse dei nemici quanto il silenzio degli amici, diceva Martin Luther King dinanzi all’ipocrisia dei progressisti americani. Una constatazione che torna di attualità, dopo la straordinaria occasione persa a Roma con il Global Health Summit della settimana scorsa. Un appuntamento della sanità mondiale che è arrivato dopo più di un anno dall’infuriare della pandemia, e che è sembrato rimuovere completamente il trauma sociale e sanitario che stiamo vivendo.

A parte qualche retorico riferimento nel cerimoniale, i lavori del Summit sono scivolati come acqua sul vetro rispetto alla tragedia che ancora miete vittime in gran parte del mondo. Le mattanze in corso in Brasile e in India, il silenzio che avvolge gran parte dell’Africa, la spietata realtà che vede il 15% del mondo – la parte più ricca, ovviamente – assorbire l’85% dei vaccini, non ha scosso né le istituzioni né tanto meno gli osservatori. A colpire è stata proprio l’indifferenza da parte del mondo scientifico, culturale, politico, rispetto a questa scadenza, che invece avrebbe dovuto imprimere un’accelerazione verso una nuova visione dell’epidemia, legata agli squilibri sociali, come aveva spiegato qualche mese fa il direttore di Lancet, Richard Horton, che parlava non di pandemia ma di “sindemia”, ossia di un fenomeno prettamente indotto dalle sperequazioni dell’ecosistema planetario.

Pandemia, il match Stato-Regioni

Tra le tante cose che abbiamo scoperto con la pandemia c’è quella che il regionalismo esasperato ha prodotto danni nel rapporto tra Stato e realtà territoriali. Illuminante è apparso lo spettacolo della Conferenza delle Regioni schierata – senza distinzioni tra centrodestra e centrosinistra – contro il governo sulle recenti modalità di riapertura delle attività economiche. E ancora prima ha fatto scandalo l’arbitrio con cui le Regioni hanno deciso, ognuna per conto suo, le modalità delle vaccinazioni. Alcune privilegiando “categorie” sociali e altre solo classi d’età.

Dov’è l’origine di tutto questo? La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 si è rivelata una leggerezza del governo di centrosinistra, guidato in quel periodo da Giuliano Amato. Quella riforma, affrettata e varata sul finire di una legislatura, ha regolato in modo non convincente il rapporto tra Stato centrale e autonomie locali. Le nuove norme hanno generato un sistema ambiguo di competenze creando frammentazione tra sistemi legislativi regionali, dando inoltre la stura a iniziative assai discutibili (come per esempio la creazione di “ambasciate regionali”). In sintesi: le Regioni hanno ricevuto nel 2001 molta autonomia, ma con il tempo si sono creati conflitti di competenza e sprechi di risorse. Tipico è il caso della sanità evidenziato proprio dalla pandemia nella sua crudezza: ogni realtà regionale ha pensato a sé dandosi proprie regole. Altro caso esemplare è quello delle Province, su cui l’elettore non si esprime più con un libero voto. Tuttavia non sono state abolite. Sono state sostituite da organi intercomunali (“città metropolitane”) con poteri sull’edilizia scolastica e finanche sull’asfalto delle strade statali.

Vaccini, corporazioni e paraculi all’italiana

La campagna per le vaccinazioni – nonostante le polemiche su AstraZeneca – ha subito uno scatto con il governo Draghi e il generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid. Chi è riuscito a farsi vaccinare, almeno nel Lazio più che altrove, parla di organizzazione perfetta ed efficiente. Il problema è che di vaccini a disposizione non ce ne sono ancora in modo sufficiente. Quindi, bisogna procedere a scaglioni e con priorità, come si fa nel resto d’Europa. Ed è qui che si riacutizza una vecchia malattia italiana: il corporativismo delle caste, il familismo associato a quello che per i più è “paraculaggine” e non reato fuori dalle regole (esempio tipico è chi non paga le tasse considerato in Italia “furbo”).

Ecco così che le cronache pullulano di casi di chi non ha fatto attese, file o code per il vaccino perché “amico” o “famigliare” di politici locali o di medici compiacenti. Esistono anche le liste, in linguaggio militare, di “riservisti” – c’è pur sempre un generale a capo di tutto – che non si capisce come siano compilate (sono quelli che vengono sottoposti a vaccinazione qualora qualcuno non si presenti all’appello concordato). Inoltre, ci sono numerose categorie che richiedono priorità in nome di “esposizione al virus”. Dopo il personale sanitario e militare, è stata la volta di insegnati di ogni ordine e grado insieme ai “fragili” per età o complicanze di malattie pregresse, lavoratori e detenuti degli istituti di pena.