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Cospirazionismo: come collegare il vecchio con il nuovo

L’organizzazione golpista smantellata in Germania lo scorso 7 dicembre è cospirazionista in due sensi. Per un verso, cospirava di fatto: si preparava segretamente ad...

La congiura dei “Cittadini del Reich”

Passata sui media nostrani come poco più di una buffonata, una sorta di congiura farsesca ordita da pochi squilibrati, la vicenda della cospirazione dei...

Italia libera dalla democrazia

Giuliano Castellino, 45 anni, curriculum politico alle spalle tutto costruito nei movimenti di destra e ultradestra, è un ragazzo fortunato. In ogni occasione importante della sua vita, riesce sempre a sfruttare a suo favore le ingiustizie che tante persone ostili vorrebbero imporgli. Il ruolo della vittima gli riesce bene e, a quanto pare, gli fornisce anche sempre nuovi punteggi per avanzare nella carriera politica. Allo stadio per vedere la Roma andava senza green pass e pretendeva di entrare mostrando il risultato negativo del tampone (raccogliendo così tanti punti consenso tra le file dei “no vax”). Alla Cgil, nella sede storica di Corso Italia, pretendeva di entrare senza essere invitato, dopo aver cavalcato il corteo dei “no vax” che volevano dirne quattro al segretario Maurizio Landini, accusato di aver abbandonato i lavoratori durante la pandemia.

Finito sotto processo per danneggiamento della sede, ha urlato contro la repressione della libertà di dissentire (altri punti raccolti così nella vasta area della destra più o meno neofascista) da parte di uno Stato evidentemente asservito alla sinistra. Ieri (16 novembre) la vittima Castellino è stata “sacrificata” nuovamente. Stavolta davanti a un ingresso della Camera dei deputati, dove si può entrare ovviamente solo con l’accredito. Ma il suo “passi” per la conferenza stampa di presentazione di un nuovo partito antieuropeo era stato stracciato nella notte dal deputato che aveva organizzato l’evento (Francesco Gallo), che ha ceduto – o “tradito” nel linguaggio di Castellino – alle pressioni di vari altri esponenti politici. “Castellino, noi ci conosciamo bene, lei non può entrare”, gli ha detto un carabiniere di guardia in via della Missione. Il militare evidentemente aveva avuto modo di conoscerlo in altre circostanze. A quel punto, l’ex esponente di Forza nuova, candidato in pectore per la guida del nuovo partito “Italia libera”, di cui l’avvocato Carlo Taormina sarà il presidente, non ha certo messo la coda tra le zampe; al contrario ha cominciato a urlare davanti ai tanti giornalisti presenti: ma è questa la libertà di un Paese democratico?

Leggi melonissime?

Primo decreto legge, ieri 31 ottobre, e prima conferma del giro di vite che un governo in camicia un po’ bianca e un po’ nera intende dare al Paese (alla “nazione”, come usa dire il presidente del Consiglio, senza rendersi conto della ridicolaggine dell’articolo maschile). Si tratta di un decreto cosiddetto “omnibus”, che contiene cioè un po’ di tutto – secondo una ormai consolidata, per quanto deprecabile, tradizione –, ma il punto ovviamente non è questo, quanto piuttosto il suo contenuto. Viene introdotta una nuova fattispecie di reato: quella del delitto di rave party, si potrebbe dire. Pene severissime per chi organizza feste o raduni con più di cinquanta persone in aree di ogni tipo, anche dismesse: il che potrebbe includere, a discrezione di prefetti o organi di polizia, qualsiasi occupazione di suolo pubblico o privato – anche quelle, eventualmente, a fini di recupero sociale. Nello specifico, si tratterà di vedere come sarà tradotto in legge il decreto, ma le premesse appaiono pessime.

Altro punto controverso, quello che riguarda l’“ergastolo ostativo”, difeso a spada tratta dalla premier e oggetto, invece, di critica da parte del suo ministro della Giustizia, il più liberale Nordio. A monte, c’è un pronunciamento da parte della Corte costituzionale. Non è ammissibile che un ergastolano – sia pure un incallito criminale – non possa accedere ai benefici di legge (come, per esempio, uscire dal carcere e poi rientrarvi nel corso della giornata) se non sia divenuto, nel frattempo, un collaboratore di giustizia. Ciò significa venire meno al principio di una pena non spietatamente punitiva ma rieducativa – e si potrebbe dire che configuri una sorta di ricatto di Stato nei confronti del detenuto: o ti penti o butto via la chiave della tua cella.

Solo teppismo? Svolta nel processo contro Forza nuova

Dietro l’assalto squadristico alla sede nazionale della Cgil di Corso d’Italia del 9 ottobre 2021 non ci sarebbe stata nessuna matrice fascista, e neppure...

No vax, una imbecillità con radici non da poco

(Questo articolo è stato pubblicato il 27 luglio 2021) Se c’è qualcosa con cui misurare ciò che ancora può essere detto “progresso”, questo è...

L’Europa e lo scandaloso silenzio sugli innocenti

Quello che sta per chiudersi è l’anno del silenzio sugli innocenti. L’Europa che guarda dall’altra parte, che prova a combattere contro il virus, che si ritrova impantanata tra i “no vax e i “no pass”, non ha neanche la capacità di fare la voce grossa contro la Polonia, che alza muri per impedire che i profughi, i senza patria, gli immigranti possano entrare in quella che fu la culla della civiltà, l’Europa appunto. Sono disperati fantasmi strumentalizzati dalla Bielorussia, corpi violentati dal freddo e dalla fame, e sono ancora lì, in questo tenebroso Natale, alla ricerca di una solidarietà negata. Solo una voce si è alzata in loro difesa, una voce forte e chiara. Ed è quella del pellegrino papa Francesco, che da Lesbo e da Cipro si è interrogato sulla fine della civiltà e della democrazia in questo nostro nuovo mondo.

È l’Europa che stenta a prendere corpo, a diventare un soggetto politico forte in un mondo che, crollati i muri, è diventato multipolare e sta costruendo nuove barriere. Cina, Russia, Usa, le grandi megalopoli arabe si contendono risorse e territori. Il mercato, e non solo. E l’egemonia si gioca su questo, non sulla diplomazia, sulle relazioni internazionali, sullo spauracchio degli eserciti e delle armi di distruzione di massa.

Una nuova nebulosa di estrema destra

Che confusione sotto il cielo “no pass” e “no vax”. Solo due mesi fa, l’assalto squadrista alla sede nazionale della Cgil da parte di...

I “no vax” e “no pass” dalla piazza reale a quella...

La piazza è quasi spenta, soffre di diserzioni di massa, non mobilita più come avevamo visto durante l’autunno. Aspettiamo domani, sabato, per vedere se assisteremo a un sussulto di mobilitazione, dopo gli arresti, le identificazioni di massa, i processi alle ali estreme e organizzate della protesta, Forza nuova e anarchici, ormai minoranze sull’orlo di una crisi esistenziale. Ora è la piazza virtuale che si affanna, si scatena, sale sul ring. È la piazza delle parole, degli editti e delle scomuniche che alza la voce, denunciando complotti a suon di logaritmi che censurano, che impediscono loro di tracimare su Facebook e i social.

Il nuovo orizzonte dello scontro violento di parole ha adesso “la 7” come palcoscenico virtuale della tenzone, in cui si scontrano pensieri contrapposti. Lilli Gruber manda frecce avvelenate a Massimo Giletti (senza citarlo direttamente), che per fare audience invita gli impresentabili, come il medico che si è fatto vaccinare portandosi dietro un braccio di silicone. In questa fase, persino il Tg1 e Mediaset hanno deciso di far tacere gli urlatori e gli odiatori, alla Mario Giordano o alla Del Debbio. O di smettere di dare la parola agli avvocati difensori del pensiero libertario, di chi pretende di non rispettare le regole della convivenza democratica. Enrico Mentana è il primo che ha annunciato che non inviterà più alle sue trasmissioni “no vax” e “no pass”.

Macron e le rivolte popolari

Non conosce pace la Francia di Macron. Alla mobilitazione dei gilets jaunes, iniziata nel 2018, è seguita quella del personale sanitario contro i bassi...