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Il movimento “no pass” in Francia e i dubbi a sinistra

Ha ragione la sociologa Chiara Saraceno, in una intervista apparsa sul “manifesto” del 12 ottobre 2021: “Il green pass è diventato il capro espiatorio...

Cosa dicono le piazze di Roma e Milano

Sabato si aspettavano poche centinaia di persone a Roma e Milano per la settimanale manifestazione “no vax”. Invece ce n’erano alcune migliaia chiamate alla...

Il “green pass” e il paradosso di un’estrema destra “delle libertà”

I “no vax” e i “no pass” non sono soltanto una rumorosa piazza autoconvocata secondo la più pura modalità di formazione dei movimenti odierni, non priva di aspetti confusionari e qualunquistici; sono anche un tentativo di egemonia e rilancio a livello di massa dell’estrema destra europea. In Germania – dove tuttavia i risultati elettorali dicono che Alternative für Deutschland è rimasta al palo ­– al centro della campagna reazionaria non ci sono stati più gli immigrati, e come difendersi dalla loro “invasione”, ma proprio le restrizioni imposte dalla pandemia. Si soffia là dove sembra esserci la brace viva del risentimento sociale, per cercare di far divampare l’incendio.

È una strategia ben nota, basata su una logica dell’inversione reattiva che consiste in questo: se a sinistra è all’ordine del giorno la rivoluzione (come accadde in Italia e altrove sull’onda dell’Ottobre sovietico), si metterà allora in atto una “controrivoluzione preventiva” che assumerà le vesti di una “rivoluzione nazionale”; se – molti decenni dopo – a sinistra si parlerà di multiculturalismo, si batterà sulla cultura, sulle radici cristiane nel senso di un richiamo identitario, per proporre un Occidente avvitato su se stesso e un mondo in cui ciascuno, per preservare le proprie usanze, se ne stia a casa propria. Non c’è quasi tematica inizialmente di sinistra a cui non si possa fare lo sberleffo capovolgendone il significato.

“No vax” e “no pass”, all’attacco o in ritirata?

E adesso che siamo arrivati alla stretta, al governo che ha deciso il green pass obbligatorio praticamente per tutto, nel pubblico e nel privato,...

Quello spontaneismo della rete che si fa Antistato

Il giorno dopo le perquisizioni, la trama del gruppo di odiatori che voleva assaltare i palazzi romani con spray al peperoncino, sfollagenti, katane e...

Politica e conflitto sociale oggi

Sarà ciò che il nostro Guido Ruotolo chiama lo "spontaneismo della rete" a dar vita a fenomeni come quelli cui stiamo assistendo, certo è che il passaggio dalle invettive a trecentosessanta gradi, e dagli insulti ad personam, all'incitamento a prendere le armi – da parte di "comuni cittadini", come li definisce la polizia, cioè non facenti parte di gruppi organizzati –, denota la tendenza a un salto di qualità. Non siamo più alle chiacchiere da bar e al discorso complottista attraverso cui esprimere il proprio risentimento contro i potenti, ma dinanzi a qualcosa che va prendendo la forma di un – sia pure scomposto – conflitto sociale vero e proprio. Sono individui soli, frammentati e dispersi nel cyberspazio di una comunicazione senza capo né coda, che però, con un estremo grido, si muovono verso una qualche forma di organizzazione.

La cosa è visibile ormai da anni, per quanto riguarda l'Europa, soprattutto in Francia: movimenti sociali del genere "gilet gialli", e oggi del tipo "no vax" e "no pass", si autoconvocano mediante la rete, dandosi periodicamente appuntamento in piazza, quando non nelle rotonde per mettere su un blocco stradale, senza che vi sia una chiara direzione in queste agitazioni prive di leader, senza una precisa linea politica, con un'ambiguità di fondo che fa sì che partiti e gruppi, di destra e di sinistra, siano al loro rimorchio (per lo più nella speranza di lucrare qualche voto, quando sarà).

Dubbi sulla campagna vaccinale

Mi sono vaccinato e penso che ci si debba vaccinare. Detto questo, credo che sia lecito esprimere dubbi e perplessità, in un dibattito pubblico...

I “no vax” e la strategia dell’estrema destra

“Non tollereremo…”. Alla vigilia delle manifestazioni annunciate per la giornata di ieri dal variegato mondo “no vax” e “no pass”, la ministra dell’Interno è uscita dal letargo e ha chiarito che quelle manifestazioni annunciate, cioè le occupazioni delle stazioni ferroviarie, non sarebbero state tollerate. E il solo fatto che la ministra Lamorgese abbia annunciato la linea dura, ha annichilito il movimento che non è sceso in piazza, che non si è neppure avvicinato alle stazioni.

Colpisce che il fronte “no vax” non parli, non commenti, non interloquisca con la politica, con il governo. In poche parole, l’impressione è che il movimento abbia una regia occulta, una stanza dei bottoni che programma le manifestazioni, che gestisce le intolleranze e le violenze di singoli militanti della protesta. Non convince il presunto spontaneismo del movimento. La sponda politica sono Fratelli d’Italia e la Lega, ma, dal punto di vista dell’organizzazione, deve esserci una sorta di gruppo dirigente nazionale che comunica attraverso il web. 

La ministra Lamorgese e le manifestazioni “no vax”

Era il 26 luglio e la “vedetta” Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, si limitò a osservare: “Guardiamo con attenzione alle manifestazioni ‘no vax’, che, ricordo,...

No vax, una imbecillità con radici non da poco

Se c’è qualcosa con cui misurare ciò che ancora può essere detto “progresso”, questo è l’Indice di sviluppo umano (Isu), e, al suo interno,...