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La congiura dei “Cittadini del Reich”

Nostalgia dell’impero guglielmino, cospirazionismo in stile QAnon, uso dei social: l’“utopia del passato” di un’estrema destra ipermoderna

9 Dicembre 2022 Agostino Petrillo  1638

Passata sui media nostrani come poco più di una buffonata, una sorta di congiura farsesca ordita da pochi squilibrati, la vicenda della cospirazione dei Reichsbürger ha sollevato invece vasto allarme in Germania. Lo mostra anche lo spiegamento di forze – tremila uomini, con la presenza di forze speciali dei servizi e dei Länder – che ha accompagnato la retata, portando all’arresto di venticinque persone, tra cui personaggi piuttosto noti: un giudice, una ex deputata del partito Allianz für Deutschland, elementi delle forze di polizia e militari, medici, e un esponente della nobiltà, il principe della Turingia, Enrico XIII Reuss di Greiz.

Ma chi sono i Reichsbürger? Qualche testata italiana poco attenta alle cose tedesche li ha sbrigativamente etichettati come neonazisti, ma in realtà di nazismo nel movimento c’è poco. I Reichsbürger sono più vicini a una destra ipermoderna, sul genere di QAnon, e usano i social per diffondere il loro credo. I “cittadini del Reich” non fanno riferimento al terzo Reich nazionalsocialista, infatti, ma al primo Reich guglielmino, nato dopo la prima unificazione della Germania nel 1871. È una sorta di nostalgica “utopia del passato”, per cui gli aderenti credono che la vecchia Germania non sia mai scomparsa, e che lo Stato attuale, che non riconoscono, sia una “azienda”, travisando strumentalmente alcuni passi della Costituzione in vigore, in cui si parla di Brd-GmbH, che sta appunto per “società a responsabilità limitata”. La Germania federale sarebbe dunque uno Stato-azienda, un fantoccio ancora governato dagli Alleati, e la Seconda guerra mondiale sostanzialmente non si sarebbe mai conclusa. Per questo, alcuni degli aderenti restituiscono i loro documenti di identità, che ritengono non validi, e li sostituiscono con altri intestati a un inesistente “Deutsches Reich”.

Il principe arrestato, che nelle fantasie dei complottisti era candidato a diventare re o imperatore del Reich ricostituito, mentre attualmente svolge la prosaica attività di consulente finanziario, si è distinto, negli ultimi anni, per dichiarazioni antisemite; durante la pandemia, ha contribuito attivamente a rinsaldare i rapporti tra i “Cittadini del Reich” e alcune frange dei movimenti “no vax”, e con seguaci del cosiddetto “pensiero laterale” (“Querdenken-711”). Un insieme di realtà estremiste, che hanno il loro collante nel complottismo, nelle teorie della cospirazione e nell’opporsi confusamente all’ordine costituito.

Se quantitativamente il numero degli aderenti al movimento appare limitato (si parla di poco più di ventimila persone, di cui solo un migliaio realmente radicalizzate e attive), lo spiegamento di forze senza precedenti da parte dello Stato – si è trattato di una delle più grandi operazioni di polizia degli ultimi decenni – è motivato dal fatto che il gruppo è ritenuto particolarmente pericoloso: gli investigatori sapevano che i sospetti erano in possesso di numerose armi, alcune delle quali detenute legalmente. Inoltre, una parte rilevante dell’organizzazione è costituita da ex soldati della Bundeswehr e dell’Esercito nazionale popolare della ex Ddr, e tra gli arrestati ci sono uomini con una formazione militare avanzata, che pertiene esclusivamente ai corpi speciali.

Da tempo i servizi seguivano con preoccupazione il progredire della radicalizzazione e della militarizzazione dell’organizzazione, e stava crescendo il pericolo concreto di attentati. Di qui, la dimostrazione di forza, che alcuni commentatori in Germania hanno giudicato forse sproporzionata rispetto alla modesta realtà dei cospiratori. In un’intervista alla “Zeit”, il ministro della Giustizia, il liberale Marco Buschmann, ha però definito senza mezzi termini l’operazione come “anti-terroristica”, e ha confermato che “il sospetto è che stessero programmando un assalto armato a organi costituzionali”. Certo, nei piani dei golpisti c’era un attacco al Bundestag; nel 2016 era stato ucciso un poliziotto, nel corso di una indagine su armi appartenenti a esponenti dei Reichsbürger; e ancora pochi mesi fa era stato sventato un tentativo di rapimento del ministro della Sanità, Karl Lauterbach, anche se non pare che vi sia un collegamento diretto tra il gruppo che lo aveva progettato e la centrale dei “Cittadini del Reich”.

Se esistono indubbiamente delle affinità con quanto avvenuto a Capitol Hill, soprattutto per quanto riguarda il richiamo ai “cittadini sovrani” – lo suggerisce anche il variegato spettro di componenti che confluiscono nella costruzione dell’universo ideologico di riferimento –, nel caso dei Reichsbürger si esprime però con forza un enorme malessere che sta attraversando la Germania, e che la guerra dietro l’angolo di casa sta accentuando. Non è solo il consueto folklore di stampo nazionalsocialista, ciclicamente riemergente, ma qualcosa di diverso.

Le teorie del complotto mostrano – e approfondiscono – le linee di frattura di una società, e, nel caso tedesco, inquieta la componente nostalgica e fantastica della costruzione: componente che non si può ascrivere solo a malesseri mai del tutto rientrati dopo la riunificazione. Com’è possibile che una narrazione così largamente improbabile, come quella della persistenza del Reich guglielmino, si sia diffusa fino a raggiungere livelli preoccupanti, sia pure con diversi livelli di adesione, credenza e partecipazione? E in che modo ha potuto operare la fusione della ucronia politica con una parte dei “no vax” e con i seguaci del “pensiero laterale”?

Qui si schiude un campo molto diverso dalla estrema destra storica; emerge una cultura di una destra ipermoderna e nuova, con tratti esoterici, contaminata da cospirazionismo paranoide, caratterizzata da un rifiuto radicale della realtà, in cui gli aspetti simbolici giocano un ruolo più importante dei possibili richiami alla ragione. I “Cittadini del Reich” vivono una sorta di “presente alterato”, che non è unicamente frutto di distorsioni e di patologie informative, ma si alimenta del sogno e della speranza – certo grotteschi – di una ritrovata grandezza e identità nazionale. E in questa millenaristica “volontà di credere” in una mai tramontata Germania imperiale, alimentata da un revisionismo storico dai tratti allucinatori, si manifesta un disagio enorme che attraversa il Paese, e che, al di là dei tratti da operetta del minacciato golpe, non lascia presagire nulla di buono.

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