Fino a ieri era un gruppo composito ma anche granitico. Estrema destra, anarchici, neomedioevalisti, i figli dei complotti, il popolo dei commercianti, gli odiatori, e così via. Mai un ripensamento, tutti in prima fila. C’erano sempre i commercianti a protestare contro la “dittatura sanitaria” per arginare i contagi. Non avevano mai amato il lockdown, le chiusure obbligatorie, i coprifuochi. E non amavano neppure le misure mitigate dai primi segnali di miglioramento. Obbligo delle mascherine nei ristoranti e al chiuso, orari di apertura.

Insomma, sempre bastian contrari i commercianti. Ma ieri il potente presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, è sbottato: “Basta con le manifestazioni nei centri storici che costringono alle chiusure anticipate dei negozi. Così stiamo perdendo il 30% dei nostri guadagni”. Che sventola, anche per i leader politici di riferimento di questa protesta, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, e la Lega di opposizione di Matteo Salvini. Dobbiamo aspettare le prossime ore per capire i termini delle nuove direttive stringenti del Viminale, all’indomani delle ferme parole del capo dello Stato, Sergio Mattarella, che all’assemblea dell’Anci, degli amministratori comunali, è stato molto fermo: “Le proteste dei no vax hanno provocato un aumento dei contagi. Dobbiamo sconfiggere il virus e non gli strumenti che lo combattono”.

Il capo di gabinetto della ministra dell’Interno Lamorgese, Bruno Frattasi, in giornata spedirà le nuove direttive ai prefetti. Ogni città avrà la sua “zona rossa” dove non si potrà manifestare. I cortei possibilmente dovranno essere sostituiti da sit-in, dove si applicheranno le misure di distanziamento e l’uso delle mascherine dovrà essere rispettato. Il governo, insomma, vuole rispettare il diritto costituzionale di espressione del pensiero, ma nello stesso tempo è consapevole che il diritto alla salute sancito dalla Costituzione non può essere violato. Dobbiamo aspettare sabato per capire se le nuove misure saranno rispettate dal popolo “no pass” e “no vax”. E soprattutto Milano e Roma saranno il banco di prova.

In altri termini, se le misure che stanno per essere varate fossero state in vigore il 9 ottobre scorso, non ci sarebbe stato l’attacco squadrista contro la sede della Cgil nazionale e l’assedio di Palazzo Chigi e del parlamento nella capitale. Quella manifestazione non avrebbe mai lasciato piazza del Popolo. Anzi, si sarebbe svolta in un’altra piazza, non del centro storico di Roma.

La direttiva del governo ha avuto nel prefetto di Trieste, Valerio Valenti, un precursore. Avendo avuto conferma dell’impennata di contagi a Trieste, quando il popolo dei “no pass” e “no vax” decise di trasformare piazza dell’Unità d’Italia nel palcoscenico delle proteste, il prefetto scelse di vietare l’uso di questa piazza ai manifestanti. Una misura di ordine pubblico, è vero. Ma anche di governo della salute pubblica che ha impedito un’ulteriore diffusione del virus. Ed è stata questa decisione a convincere Palazzo Chigi e il Viminale a rompere gli indugi scegliendo la strada della fermezza. 

Non siamo ancora all’obbligo vaccinale o al divieto delle manifestazioni. Ma sicuramente non saranno più consentite delle falle nel sistema di prevenzione e sicurezza. Per esempio, i controlli sul green pass si faranno più stringenti dopo la scoperta dei falsi. La magistratura e le forze di polizia sono impegnate in queste ore a indagare sui medici e infermieri che si prestano a produrre falsi attestati di vaccinazione. Sarà rivisto anche il meccanismo dei tamponi per ottenere il green pass. La consapevolezza che si è superato il limite, e che bloccare il Paese non è la libera espressione del pensiero, ha ormai portato il governo a essere coerente sulle misure per impedire il contagio. I sit-in saranno garantiti nelle città, al di fuori delle zone rosse. E si potranno svolgere in orari non di punta. In qualche modo, il governo ha dichiarato guerra a quelle “pagliacciate dei no vax”, per dirla con il governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga.