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Pensioni, primo tradimento della premier

La finanza creativa del governo più a destra della storia repubblicana introduce un altro modo per finanziare la manovra 2023: drenare risorse destinate inizialmente...

Governo Meloni alla prova Fornero

La prima volta. Il 9 novembre, per Giorgia Meloni, ci sarà il battesimo della trattativa con i sindacati. Dopo l’incontro della scorsa settimana tra...

Piazza, palazzo e popolo: dopo la manifestazione della Cgil

Sarà un caso, ma la prima manifestazione dopo le elezioni che hanno sancito la vittoria delle destre si è conclusa in Piazza del Popolo, a Roma. Dal palco, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, è stato chiaro: non abbiamo pregiudizi, il sindacato tratta con ogni governo, ma dovranno “ascoltare la voce del lavoro”. Se ci convocheranno a cose fatte – dice il leader, pensando alla recente esperienza Draghi – non ci presenteremo neppure. Quindi è chiaro che i prossimi mesi si giocheranno intorno alle “tre P”: le Piazze delle manifestazioni (il calendario delle mobilitazioni contro la guerra già si allunga), il Palazzo (o i palazzi) del potere, che dovranno decidere anche sullo scioglimento delle formazioni neofasciste, e il Popolo, quello dei lavoratori e dei pensionati che pagano le tasse, delle partite Iva più o meno finte, quello del pulviscolo dei lavori e lavoretti al nero e degli appalti della logistica, delle periferie anonime, dove è cresciuto il rancore che spinge a votare anche contro i tuoi stessi interessi.

Cominciamo dal Palazzo. Landini ha spiegato che il nuovo governo nasce sulla base di una normale consultazione democratica, ma su numeri che non certificano la reale maggioranza nel Paese, visto il livello mai raggiunto dall’astensionismo. È questione sia di percentuali sia di numeri assoluti. In ogni caso, ora il pallino è nelle mani della destra, in particolare di Giorgia Meloni – che, con un fastidioso vezzo mediatico, è diventata per tutti “Giorgia”. Dietro di lei, nel retropalco, gli uomini legati ai poteri forti e garanti della continuità con gli anni del berlusconismo e con gli interessi del capitale finanziario e dell’industria del Nord, come ha spiegato su “terzogiornale” Rino Genovese.

La Cgil porta in piazza il suo “decalogo”

La Cgil torna in piazza per la prima manifestazione con la destra al governo, e nello stesso tempo apre le sue porte ai lavoratori...

Una sinistra che ha dimenticato il mondo del lavoro

Nati alla fine dell’Ottocento, sull’onda delle società di mutuo soccorso e delle prime organizzazioni sindacali, i partiti di sinistra, inizialmente prevalentemente socialisti e affiancati...

I sindacati a Draghi: serve una finanziaria estiva

La concertazione delle promesse, dei “vedremo” e delle buone intenzioni. Secondo il ministro Speranza, per esempio, il dialogo, comunque vada, è la strada giusta....

Lo spauracchio del salario minimo

Cuneo fiscale contro salario minimo, produttività contro aumenti salariali indicizzati rispetto all’inflazione reale: è questa la battaglia dell’estate in arrivo, almeno a giudicare dal...

Si annuncia una settimana nervosa

Non è finita, per la Cgil. Un nuovo attacco, questa volta informatico, ha bloccato il sistema di comunicazione del più grande sindacato italiano. Gli hacker hanno colpito ma sono stati, per fortuna, anche neutralizzati. In mattinata il presidente del Consiglio Draghi era andato alla Cgil, per esprimere la solidarietà del governo dopo l’attacco squadrista di sabato pomeriggio. Una visita “non scontata”, ha commentato il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che ha aggiunto come nell’incontro con Draghi si sia discusso dell’“impegno delle istituzioni per impedire che il passato ritorni”.

Nel ricostruire la giornata di sabato, il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si è soffermato proprio sull’assalto alla sede nazionale della Cgil. Le sue valutazioni sono drammatiche: “L’invasione ha evocato i momenti più bui della vita del nostro Paese e ha restituito plasticamente la carica eversiva e antidemocratica che si annida nelle deprecabili azioni di questi delinquenti”. Forza Nuova, ex arnesi della destra eversiva degli anni Ottanta, i Nar, “Liberi cittadini” e “Io apro”, i commercianti e settori della società civile che in questi mesi sono stati sulle barricate delle proteste contro le misure anti-Covid del governo, sono stati i protagonisti dell’assalto alla Cgil.

Ora basta!

È tempo di sciogliere Forza Nuova, l’organizzazione di estrema destra che ieri ha organizzato l’assalto alle istituzioni democratiche. I suoi militanti hanno sfondato il portone della sede nazionale della Cgil. Sono entrati distruggendo gli uffici di pianoterra e del primo piano. Tra di loro, anche il segretario nazionale, Roberto Fiore, e quello romano, Giuliano Castellino. Poi, centinaia di militanti e simpatizzanti dell’estremismo fascista hanno assediato Palazzo Chigi, sede del governo, e il Parlamento, che è stato “evacuato” e chiuso per motivi di sicurezza. Solo intorno alle 20,30, le forze dell’ordine sono riuscite a liberare Palazzo Chigi.

In nottata, Roberto Fiore e Giuliano Castellino e una decina di partecipanti all’attacco “eversivo” di sabato pomeriggio nella capitale, sono finiti in carcere. E mentre al presidio democratico davanti alla sede nazionale della Cgil, i leader sindacali hanno annunciato per sabato prossimo una grande manifestazione nazionale antifascista e democratica, a Roma, esponenti del Pd (Emanuele Fiano) hanno rivelato che domani mattina chiederanno al governo di sciogliere con un decreto legge Forza Nuova, “movimento dichiaratamente fascista”, e gli altri movimenti dichiaratamente fascisti, ai sensi della legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista.

Lavoratori più protetti con i nuovi ammortizzatori sociali. Ma chi paga?

I tempi stringono perché il blocco dei licenziamenti è stato prorogato (almeno per alcuni settori e tipologie di aziende) fino al 31 ottobre. Dal...