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Home » Articoli » Sindacati in piazza. Contro una manovra che premia l’evasione fiscale

Sindacati in piazza. Contro una manovra che premia l’evasione fiscale

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha concluso oggi a Roma (piazza Venezia) una settimana di mobilitazioni e scioperi regionali organizzati da Corso d’Italia e dalla Uil, che bocciano la legge di Bilancio. La Cisl non sciopera. I pensionati hanno manifestato in piazza Santi Apostoli: “Siamo il bancomat del governo”

16 Dicembre 2022 Paolo Andruccioli  1952

È terminata oggi (16 dicembre) la settimana di scioperi e manifestazioni indetta dalla Cgil e dalla Uil contro la prima manovra economica del governo Meloni. I due sindacati (la Cisl spera ancora nelle modifiche alla legge di Bilancio) considerano le scelte fatte dall’esecutivo completamente sbagliate e politicamente molto discutibili, anche dal punto di vista degli elettori che hanno dato fiducia alla coalizione al governo. Molte infatti sono le dimenticanze e molti i veri e propri tradimenti delle promesse elettorali, a cominciare dai roboanti pronunciamenti sulle pensioni, che per ora si sono rivelati solo una illusione ottica.

Gli scioperi si sono articolati, in questa settimana, in varie mobilitazioni regionali. Oggi era la volta degli scioperi del Lazio, dell’Alto Adige, della Basilicata, della Campania, dell’Emilia Romagna, del Friuli, della Liguria, della Lombardia, del Molise, della Sardegna e della Toscana. La manifestazione del Lazio si è chiusa sotto la pioggia con un comizio a Roma, in piazza della Madonna di Loreto, nei pressi di piazza Venezia, del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ieri è stato invitato  in tv da Bruno Vespa. Agli osservatori l’invito del conduttore Rai, che non ha mai mostrato troppe simpatie per i sindacati e i conflitti sociali, era sembrata una stranezza; ma poi se n’è capita anche la ragione. Landini e una folta delegazione della Cgil parteciperanno a un incontro in Vaticano, il prossimo lunedì 19 dicembre, con papa Francesco. Per Vespa la notizia era questa.

Ma perché scioperare e manifestare? Non sarà una posizione pregiudiziale nei confronti del governo di destra? “La manovra non affronta i problemi del Paese – spiega il leader del sindacato di Corso d’Italia – la gente non arriva alla fine del mese, i salari sono tra i più bassi d’Europa, i livelli di precarietà sono altissimi, i giovani sono costretti ad andarsene dal Paese, c’è un’evasione fiscale che è la più alta d’Europa”. E la cosa importante è che “questa manovra non affronta questi problemi e noi stiamo chiedendo di ridurre la tassazione sul lavoro dipendente, di cancellare i voucher e non di ripristinarli, stiamo chiedendo di fare investimenti sulla sanità, sulla scuola e sulla pubblica amministrazione per creare lavoro e, soprattutto, questo governo a oggi non ha discusso con le organizzazioni sindacali”.

Durante il comizio di questa mattina, e con le parole usate ieri sera da Vespa, Landini ha respinto l’accusa secondo la quale Cgil e Uil, a differenza della Cisl, attaccano il governo solo perché è di destra, e ha anche voluto ricordare una manifestazione analoga dello scorso anno, proprio a dicembre, ancora una volta solo con la Uil, in un’altra piazza di Roma, piazza del Popolo. “Il governo ha detto che le misure di questa manovra rispondono a una visione, che loro hanno una visione. Non vorremmo passare dalla visione agli incubi…”. No a “uomini e donne della provvidenza”.

L’elenco delle richieste, che avrebbero almeno dovuto tradursi in emendamenti alla legge di Bilancio, è nutrito. Prima di tutto, Cgil e Uil chiedono di aumentare i salari detassando gli aumenti dei contratti nazionali, portando la decontribuzione al 5% per i salari fino a 35.000 euro per recuperare almeno una mensilità, e introducendo un meccanismo automatico di indicizzazione delle detrazioni all’inflazione (cosiddetto recupero del drenaggio fiscale); di conferire tutele a tutte le forme di lavoro, assegnando ai contratti nazionali un valore generale.

In questo modo, sempre secondo Cgil e Uil, si sancirebbero un salario minimo e diritti normativi universali; si chiede poi l’eliminazione di tutte le forme di lavoro precario per un unico contratto di inserimento al lavoro con contenuto formativo. Punto di snodo (anche politico) nella piattaforma sindacale, una riforma fiscale che rispetti il principio della progressività e preveda anche la tassazione degli extraprofitti per generare risorse finanziarie da destinare a un contributo straordinario di solidarietà. Altri punti importanti riguardano la rivalutazione delle pensioni (su questo sono scesi in piazza separatamente i pensionati dello Spi-Cgil), accanto alla individuazione di  risorse per il diritto all’istruzione e per la sanità, che ha affrontato e sta affrontando gli effetti drammatici della pandemia; la cancellazione della legge Fornero e l’introduzione dell’uscita flessibile dal lavoro a partire dai 62 anni, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la pensione di garanzia per i giovani e per chi ha carriere discontinue e “povere”, il riconoscimento del lavoro di cura, il riconoscimento delle differenze di genere, l’uscita con 41 anni di contributi.

Il leader Cgil ha insistito molto sui nodi fiscali, che sono appunto tutti politici. Siamo in presenza, secondo la Cgil e la Uil, di una flat tax usata come “marchetta elettorale”. Si fa finta di occuparsi delle classi medie e dei lavoratori autonomi, ma sappiamo qual è la realtà “la stragrande maggioranza delle partite Iva guadagna meno di trentamila euro: la vera questione è farsi dare il diritto alle ferie, alla malattia, al Tfr. La flat tax è una marchetta elettorale”. Polemiche aperte anche sui voucher. “Il ministro – ha spiegato Landini – ci ha detto che li hanno reintrodotti perché lo avevano chiesto le categorie produttive. Quali? Io non so chi possa averglielo chiesto, incontro molta gente, molti giovani, e nessun giovane mi ha mai detto ‘da grande voglio fare il precario e voglio essere pagato con i voucher’”. Si passa dalla padella alla brace. Rispetto al governo Draghi sono evidenti i peggioramenti: “Con il governo Draghi avevamo ottenuto la decontribuzione del cuneo fiscale e un sostegno ai redditi bassi. Con il governo Meloni la decontribuzione è rimasta al 2%, i prelievi sugli extraprofitti sono diminuiti e sono stati introdotti voucher, flat tax, e non si combatte l’evasione fiscale. Non c’è continuità con il governo Draghi ma un peggioramento, questo governo è contro il mondo del lavoro”.

Nella stessa giornata di oggi, oltre alla manifestazione della Cgil e della Uil, Roma ha ospitato quella dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. “Il governo taglia la rivalutazione delle pensioni, si accanisce contro uomini e donne che hanno lavorato duramente per una vita versando tutti i contributi e smonta una conquista del sindacato senza alcun confronto. Non possiamo restare fermi di fronte a un grave e pesante attacco ai diritti di milioni di pensionati, e per questo siamo oggi in piazza Santi Apostoli per manifestare tutto il nostro dissenso” – dice il segretario dello Spi, Ivan Pedretti. “Quella del governo Meloni – continua Pedretti – è una manovra classista, che favorisce il lavoro autonomo e l’evasione fiscale. La manifestazione era il minimo che potevamo fare, perché il governo usa i contributi versati dagli ex lavoratori per finanziare la flat tax fino a 85mila euro agli autonomi e per aumentare le pensioni minime a chi non ha versato i contributi. Il taglio alla rivalutazione riguarda le pensioni degli operai siderurgici e metalmeccanici, dei ferrovieri e dei dipendenti pubblici: lavoratori che hanno di media oltre quarant’anni di contributi, soldi loro che ora gli vengono tolti. Stiamo parlando di pensioni nette da 1600/1700 euro al mese, mentre i media parlano sempre e solo del lordo. Siamo stanchi di essere usati come un bancomat”.

Lo Spi si mobilita anche su un altro tema molto sensibile per tutte le persone anziane e fragili. “Nella manovra ci sono anche tagli alla sanità, che colpiscono per primi i più deboli. Non c’è una riga, né un euro per finanziare la legge quadro sulla non autosufficienza che riguarda oltre tre milioni di anziani e le loro famiglie”.

Intanto il governo accelera per chiudere nei tempi canonici la legge di Bilancio. È però corsa contro il tempo. La Commissione Bilancio continua ad analizzare le decine di emendamenti presentati. Si lavorerà anche domani e domenica. Il testo finale della manovra dovrebbe essere pronto per il 20, e votato in aula alla Camera il 23 dicembre, per passare poi al Senato. In uno dei passaggi è però anche molto probabile che comparirà una vecchia conoscenza del lavoro parlamentare: il maxiemendamento ingloba tutto.

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