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Con una nuova Costituzione, in Cile la nuova età dei diritti

È nella geografia della ragione occidentale, sebbene nella sua estrema punta australe, quella in cui forse era meno attesa, che l’età dei diritti, evocata...

Cile, Boric tra movimento studentesco e calo nei consensi

A pochi mesi dall’assunzione della carica, il giovanissimo neopresidente del Cile, Gabriel Boric, sta già affrontando una serie di ostacoli che ne hanno fatto...

Se il fisco ama i ricchi

Ignazio La Russa, esponente di primo piano di Fratelli d’Italia – e storico dirigente prima del Movimento sociale italiano, poi di Alleanza nazionale –, ha proposto recentemente di prelevare dal reddito di cittadinanza (provvedimento con molti detrattori, ne parlammo qui) le risorse finanziarie per l’incremento delle spese militari. Un limpido e coerente manifesto politico-sociale, che nel panorama italiano attuale rischia di trovare adesioni molto oltre i confini della destra postfascista. Una nuova, buona motivazione per non perdere di vista il tema cruciale delle disuguaglianze e degli assetti sociali reali della società italiana, travolti come siamo da un dibattito pubblico monopolizzato dalla violenza materiale della guerra e da quella virtuale, ma non meno pericolosa, della retorica bellicista.

Può essere di una qualche utilità, quindi, segnalare il lavoro di ricerca illustrato recentemente sul sito “lavoce.info” da Demetrio Guzzardi, Elisa Palagi, Andrea Roventini e Alessandro Santoro. Il titolo – “Sistema fiscale: la progressività è poca e mal distribuita” – descrive con chiarezza la tesi degli autori e giustifica, ci pare, il nostro interesse. Abbiamo più volte ricordato anche noi (fra l’altro qui e qui) come i governi che si sono succeduti abbiano costantemente lavorato per spuntare gli artigli della progressività fiscale, prescritta dall’articolo 53 della Costituzione, riducendo, nel corso di poco meno di mezzo secolo, da trentadue scaglioni a cinque (con Draghi si andrà a quattro) le aliquote Irpef e abbassando drasticamente il tetto di quella più alta, passata da 600 milioni di lire a 75mila euro, nominalmente un quarto, ma in termini di potere d’acquisto reale la differenza è ancor più spiccata.

Parlamentari, libertà o fedeltà?

Alzi la mano chi ricorda una stagione o una legislatura della storia repubblicana più confusa dell’attuale sul piano delle alleanze, delle maggioranze governative, delle...

Contro la rielezione del capo dello Stato

Sebbene Sergio Mattarella lo abbia detto e ripetuto, con la serietà che gli è propria, che non ci pensa a farsi rieleggere alla presidenza della Repubblica, sia i “bis!” sentiti al teatro della Scala sia l’interesse di qualche dirigente politico, forse incapace di prospettare soluzioni, sembrano insistere sulla possibilità di una riconferma dell’attuale inquilino del Quirinale. Ma è il caso di ricordare a costoro che siamo in una repubblica parlamentare (per fortuna) in cui il capo dello Stato dura in carica sette anni. È vero che un’esplicita norma che ne vieti la rielezione non c’è nella Costituzione, ma nemmeno è scritto il contrario: e cioè che il presidente sia rieleggibile.

L’eccezione, che non è una regola, è quella di Giorgio Napolitano, il quale fu riproposto per un incredibile secondo mandato “a tempo”, tra il 2013 e il 2015, in una situazione politica particolare, immediatamente post-elettorale, che vide la sconfitta del segretario di quello che era, purtuttavia, uscito come il partito di maggioranza relativa, cioè il Pd, nel tentativo di far convergere i voti prima su un candidato (Marini) e poi su un altro (Prodi). Sembrò a quel punto ragionevole rieleggere Napolitano, al fine di evitare un’impasse. Intanto si profilava, con la spinta dello stesso Napolitano, una soluzione di governo da solita “unità nazionale” all’italiana (anche per l’indisponibilità grillina a entrare in una maggioranza con il Pd) e una nuova “stagione di riforme” – poi come da copione abortita – che avrebbe aperto la porta, sotto la regia di Renzi, a un progetto di rafforzamento dei poteri dell’esecutivo in chiave larvatamente presidenzialistica.

Previdenza, si riparte dalla Costituzione

La notizia è arrivata direttamente dal presidente del Consiglio, Mario Draghi: la discussione con i sindacati sulla riforma della previdenza è ufficialmente aperta. Il...

Destra e sinistra nella pandemia

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?” domandava un Giorgio Gaber già declinante verso un più o meno esplicito qualunquismo. Che consiste, anzitutto, nel porre sotto tensione la distinzione, polverizzandola o scompigliandola al punto da renderla di fatto inattiva. Invece la linea di demarcazione tra la destra e la sinistra c’è, eccome. Soltanto, i due termini vanno considerati come concetti di posizione: il che significa che la loro definizione e il loro possibile contenuto mutano a seconda dei contesti in cui sono inseriti. Se, come diceva Mao, solo nel deserto non ci sono una destra e una sinistra, ciò vuol dire che esse sono categorie relative all’interno di uno spazio sociale e politico di cui non è possibile tracciare una volta per tutte la mappa. E dunque, in ciascuna situazione specifica, ci si può rinfacciare “sei di destra!” o “sei troppo a sinistra!”, dando vita al triste spettacolo in cui si sono esercitati a lungo i partiti socialisti e comunisti (nei quali, come sapeva Pietro Nenni, c’è sempre qualcuno “più puro” che ti epura).

Ciò detto, mai come di fronte alla recente pandemia si sono viste all’opera una destra e una sinistra. Lo ha mostrato bene Antonio Tricomi nel suo libro da poco uscito, Epidemic (Jaca Book), in cui evidenzia come fin dalle vecchie pestilenze, almeno durante quelle avvenute già sotto lo spirito del capitalismo, si dava l’alternativa: lascio ogni attività economica e mi ritiro in chiusure parziali o totali, al fine di proteggere la mia vita e quella degli altri, o resto in ballo con tutti i miei affari, rischiando, sì, ma seguitando a fare denari? È il dilemma posto al borghese: accettare la selvaggia selezione naturale proposta dall’infezione o cercare di correre ai ripari, sapendo che questo gli farà perdere un sacco di soldi?