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Home » Editoriale » Letta, l’imprescindibile rigore contro i reati di odio

Letta, l’imprescindibile rigore contro i reati di odio

8 Luglio 2021 Manuela Bianchi  1402

Per rendere più digeribile il disegno di legge Zan alla Lega, Italia Viva ha proposto di modificare nel testo “identità di genere” con la tutela “contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, genere e orientamento sessuale nonché contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità”. È forse la stessa cosa? In questa definizione rientrano anche le sfumature di genere, la transessualità di fatto o anelata, la propria personale e profonda appartenenza a un genere che non sia quello anagrafico? Perché è proprio sul riconoscimento di queste differenze che batte il disegno di legge in questione, istituendo anche la giornata dedicata, individuata nel 17 maggio, che dovrebbe essere occasione di riconoscimento e confronto nelle realtà scolastiche, e che invece nella proposta di Italia Viva vengono depennate. Ma chi vuole far finta che queste realtà, tra le più vessate nelle molestie a sfondo sessuale, non esistano, o che debbano essere relegate a una forma di patologia, non ha alcun interesse a che vengano incluse nella legge che le deve tutelare. Parliamo delle destre e della Chiesa cattolica.

Ha fatto bene, dunque, Enrico Letta a praticare la mediazione zero, per portare in aula il provvedimento il 13 luglio così com’è. La identità di genere non è negoziabile. Per ora il voto palese al Senato ha dato ragione alla ex maggioranza giallorossa, Pd, 5 Stelle, Leu e anche Italia Viva, più un certo numero del gruppo misto e delle autonomie, i cui voti ne hanno permesso la calendarizzazione a breve. E non è detto che, anche in presenza del voto segreto, non si coaguli una maggioranza favorevole al disegno di legge Zan tout court.

Ci sono alcune voci critiche all’interno del gruppo Pd al Senato, come Valeria Valente e Valeria Fedeli, che però assicurano che non tradiranno la posizione del partito. A detta del senatore Franco Mirabelli, che si è battuto per il provvedimento in commissione, il Pd tiene, e laddove si possa perdere qualcuno, qualcun altro approderebbe dall’opposizione. Se la legge passerà al Senato sarà una vittoria di Letta che, pur consapevole dei rischi che corre, mantiene il punto. D’altronde il provvedimento in questione è stato bloccato in commissione Giustizia per ben sette mesi dal presidente leghista Andrea Ostellari, tra una marea di audizioni in presenza e scritte. L’accusa che viene mossa da Ostellari a Letta e ai 5 Stelle, di aver fatto una forzatura evitando la discussione per privilegiare l’aula, alla luce dei fatti non tiene.

Per il segretario del Partito democratico la partita si basa sulla coerenza, che chiede a Italia viva in forza del contributo che ha dato per l’approvazione del disegno di legge Zan alla Camera, così come alle altre forze di maggioranza che hanno remato nella stessa direzione, affinché si chiuda il cerchio con la votazione al Senato. Ma a Letta sta a cuore anche la serietà, come cardine del partito e ingrediente fondamentale per l’elettorato. Non c’è spazio per i “giochetti”. Per fare dell’Italia un paese sempre più europeo è necessario un intervento rigoroso contro i reati di odio.  

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Tagsddl Zan Enrico Letta Manuela Bianchi

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