• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Piccolo discorso sull’identità di genere

Piccolo discorso sull’identità di genere

A margine dell’accesa discussione intorno al disegno di legge Zan, un’opinione su una nozione controversa

7 Luglio 2021 Rino Genovese  1933

Non sorprende il vicolo cieco a cui sta mettendo capo la telenovela parlamentare intorno al disegno di legge Zan. Nei parlamenti italiani, infatti, c’è sempre una componente centrista (ancor più quando c’è di mezzo la Chiesa cattolica) pronta a venire a patti con le destre, edulcorando o anestetizzando qualsiasi riforma. Bene ha fatto Enrico Letta a tenere (fin qui) fermo il punto. Ciò che va ribadito è che la nozione di “identità di genere” – proprio questa, in particolare – non è negoziabile se si vuole liberare un certo numero di persone da una ignominia a cui, altrimenti, sarebbero facilmente condannati.

Prima di spiegare il perché, conviene fare una breve premessa di carattere filosofico. Nulla probabilmente di più vago e sfuggente dell’identità. Non esistono al mondo due cose perfettamente identiche. Soltanto nella logica, con il principio di identità (da cui scaturisce il famoso tertium non datur), ci siamo costruiti una piccola fortezza mediante cui poter affermare che un oggetto è identico a un altro. A prevalere, nella realtà, sono però le differenze e, tutt’al più, le somiglianze; mentre quella dell’identità è una nozione che serve a mettere ordine nella caleidoscopica varietà dei fenomeni e degli eventi.

Anche ciò che chiamiamo l’identità di una persona è il frutto di un’approssimazione: certe caratteristiche ricorrenti del “carattere”, o i tratti fisionomici di un viso (al netto degli interventi di chirurgia estetica), sono relativamente permanenti: e sono questi che consentono di riconoscere qualcuno come identico a se stesso nello scorrere del tempo. Ma che cos’è l’identità, allora, se non un modo sommario di trattare qualcosa come se fosse uguale a se stesso o a qualcos’altro?

Ora, l’identità sessuale, la rigida dicotomia maschio/femmina, è un modo che nei secoli la società si è data per conferire un ordine – seguendo una sorta di principio di maggioranza – alla variegata realtà umana del desiderio, e anche delle “perversioni” (per usare il termine peggiorativo adoperato da Freud), sulla base di una sessualità definita “naturale” mediante un criterio ristrettamente riproduttivo. In sostanza, coloro che, accoppiandosi, possono procreare sono considerati nella normalità. E tutti gli altri? Nei secoli li si è insultati, perseguitati, costretti a nascondersi. Sono sempre esistite non solo diverse forme di omosessualità – diverse perfino tra loro, esse stesse non riconducibili a un’unica categoria –, ma forme di vita differenti riguardo alla stretta distinzione maschio/femmina.

La cosiddetta identità sessuale di una persona, con il progressivo affermarsi dei diritti delle minoranze, è qualcosa che non può più essere semplicemente il frutto di un’attribuzione da parte della società circostante, o, peggio ancora, una faccenda da stato civile, nel senso di ciò che viene dichiarato alla nascita e sta scritto sulla carta di identità. Ciascuno sa bene, se scava a fondo nella propria psicologia, che aderire a una “identità” è anche, e soprattutto, una questione individuale, e neppure una scelta ma qualcosa come una inevitabile declinazione di se stessi.

Di qui la nozione di “identità di genere”. Essa proviene non soltanto da una evoluzione dei costumi (in Occidente), da un diffuso senso comune circa la difesa dei diritti delle minoranze, ma anche dalla circostanza che gli sviluppi della tecnica e della scienza (nel caso specifico, della medicina e della chirurgia) hanno reso possibili transizioni che un tempo si faceva fatica a immaginare. Il punto, tuttavia, è che se si usasse, al posto di “identità di genere” – in un testo di legge preparato per proteggere da violenze, aggressioni e insulti coloro che si sentono altra cosa rispetto alla tradizionale distinzione maschio/femmina –, una espressione troppo stringente, come sarebbe “transessuale”, si escluderebbero quelle persone che a far ricorso all’ausilio della medicina e della chirurgia non pensano affatto.

“Identità di genere” è il termine che sbarazza il campo dalla pura e semplice medicalizzazione della forma di vita a cui ci si sente inclini. Altrimenti, anche senza volerlo, si ricadrebbe in una idea delle diverse forme riguardanti l’identità di una persona come qualcosa che, per forza di cose, sconfina nel patologico (o è attinente alle “perversioni”, come riteneva Freud). Troppa acqua è passata sotto i ponti delle antiche oppressioni, troppe possibilità, in precedenza neppure visibili, oggi lo sono: così operare una restrizione dei possibili, attraverso una opzione terminologica, avrebbe il retrogusto amaro di una rinnovata repressione, e, come si diceva all’inizio, potrebbe significare relegare qualcuno ancora una volta nell’ignominia dell’esclusione.

Dispiace perciò che alcune femministe (non tutte, ovviamente) abbiano assunto una posizione regressiva, quasi di difesa corporativa del loro “essere donne”. Sappiamo come, nel mondo della prostituzione per esempio, esista il fenomeno di una estetizzazione “trans” del femminile, che dà luogo a una sorta di “iperdonna”, desiderabile segnatamente da quei maschi incapaci di entrare in rapporto con l’alterità femminile. C’è, in altre parole, un fenomeno di copertura reciproca tra il disprezzo della donna e, da parte di certi uomini, il suo recupero recitativo “iper” mediante il mercimonio con una parte del mondo trans. Ma questo, che è solo un esempio, non deve impedire di riferirsi a tutt’altra esperienza drammatica: quella di vivere se stessi in un modo ed essere costretti, dal mondo sociale in cui ci si trova, a nascondersi o a temerne il giudizio. È a questo indispensabile riconoscimento di un diritto di libertà e autodeterminazione che l’espressione “identità di genere” in fin dei conti fa riferimento.

1.984
Archiviato inOpinioni
Tagsddl Zan identità di genere Rino Genovese

Articolo precedente

Santa Maria Capua Vetere, Polizia Penitenziaria e politica

Articolo successivo

Letta, l’imprescindibile rigore contro i reati di odio

Rino Genovese

Articoli correlati

Una rivolta e il suo capro espiatorio

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Dello stesso autore

Una rivolta e il suo capro espiatorio

Ancora Francia e Italia a confronto

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA