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Omotransfobia, in parlamento e in spiaggia

Il Paese sperimenta direttamente cosa voglia dire omotransfobia proprio quando il disegno di legge Zan, ora in discussione generale nell’aula del Senato, probabilmente dovrà attendere settembre per poter proseguire nel suo contrastato iter. Non che siano rari gli episodi di aggressioni anche violente verso chi appartiene alla comunità Lgbt, ma nel caso specifico il combinarsi della discussione sulla legge Zan, con tutte le polemiche del caso, e la divulgazione tramite social di un video che stigmatizza un caso di omotransfobia, permette di mettere ancora meglio a fuoco il contenuto reale del disegno di legge presentato dall’esponente del Partito democratico. Si tratta infatti del classico episodio di discriminazione sessuale ai danni di due ragazze lesbiche “ree” di non aver nascosto il proprio orientamento. Un caso per il quale, se la legge Zan venisse approvata così com’è, gli aggressori verrebbero giudicati con le aggravanti previste per gli atti di discriminazione basati sull’orientamento sessuale.

Letta, l’imprescindibile rigore contro i reati di odio

Per rendere più digeribile il disegno di legge Zan alla Lega, Italia Viva ha proposto di modificare nel testo “identità di genere” con la tutela “contro ogni forma di discriminazione fondata sul sesso, genere e orientamento sessuale nonché contro ogni forma di discriminazione fondata sulla disabilità”. È forse la stessa cosa? In questa definizione rientrano anche le sfumature di genere, la transessualità di fatto o anelata, la propria personale e profonda appartenenza a un genere che non sia quello anagrafico? Perché è proprio sul riconoscimento di queste differenze che batte il disegno di legge in questione, istituendo anche la giornata dedicata, individuata nel 17 maggio, che dovrebbe essere occasione di riconoscimento e confronto nelle realtà scolastiche, e che invece nella proposta di Italia Viva vengono depennate. Ma chi vuole far finta che queste realtà, tra le più vessate nelle molestie a sfondo sessuale, non esistano, o che debbano essere relegate a una forma di patologia, non ha alcun interesse a che vengano incluse nella legge che le deve tutelare. Parliamo delle destre e della Chiesa cattolica.

Piccolo discorso sull’identità di genere

Non sorprende il vicolo cieco a cui sta mettendo capo la telenovela parlamentare intorno al disegno di legge Zan. Nei parlamenti italiani, infatti, c’è...

Contro il parere ufficiale del Vaticano, si approvi al più presto...

La lunga telenovela parlamentare intorno al disegno di legge Zan, fermo da tempo in commissione Giustizia del Senato a causa dell’atteggiamento ostruzionistico della destra, si è arricchita di una mossa a sorpresa da parte del Vaticano, che “informalmente” (cosa voglia dire in questo contesto un avverbio del genere, ce lo spiegheranno poi gli esperti di diritto internazionale) fa sapere allo Stato italiano, con un nota consegnata all’ambasciatore presso la Santa sede, che la legge sarebbe in contrasto con alcuni punti del Concordato. È appena il caso di ricordare che il disegno di legge introduce delle aggravanti per chi aggredisce in modo violento o insulta una persona omosessuale, transessuale, o anche un disabile (in sostanza una estensione della legge Mancino che già punisce in modo specifico reati come l’espressione dell’odio razziale, le manifestazioni di antisemitismo e simili). Perché mai la Chiesa dovrebbe sentirsi limitata nella propria libertà di pensiero da un simile provvedimento? Non fu papa Bergoglio a pronunciare un giorno le cristianissime parole “chi sono io per giudicare?”, aprendo una volta per tutte – così si sperava – a un riconoscimento di quelle forme di vita fino a ieri messe al bando come “disordine” dalla dottrina ufficiale cattolica?