Ogni giorno cinquanta persone (vecchi, minori, uomini e donne) spariscono. Entrano in clandestinità. Dispersi, lontani dagli affetti, dal proprio mondo. Cancellati come cittadini, senza diritti. È impressionante. Il prefetto Silvana Riccio è il commissario di governo che si occupa degli scomparsi: “Cosa rappresentano? Il mondo delle fragilità, del disagio sociale e familiare”.

Nel secolo scorso (ma anche oggi) alcuni minori scomparsi sono diventati dei “personaggi pubblici”. Traumi per chi era adolescente quando la televisione raccontava le loro scomparse. Ricordo Ermanno Lavorini, sparito il 31 gennaio del 1969 a Viareggio. Aveva dodici anni e fu rapito da un gruppo eversivo monarchico. Il suo corpo fu ritrovato il 9 marzo di quell’anno sepolto nella sabbia di una pineta. Di quella storia, rimane un profondo senso di insicurezza che mi sono portato dietro tutta la vita. E poi il 22 giugno del 1983 si volatilizza la quindicenne Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia. La sua scomparsa è diventato un giallo, una spy story con dentro servizi segreti e mezzo mondo. Al centro, il Vaticano.

In genere, le scomparse che hanno stuzzicato i media hanno prodotto una curiosità morbosa nell’opinione pubblica. Come dimenticare Angela Celentano, tre anni, che sparì il 10 agosto del 1996 sul Monte Faito, durante un incontro della Comunità evangelica di Vico Equense? O Denise Pipitone, la piccola di Mazara del Vallo, sparita il primo settembre del 2004, che ancora oggi viene “avvistata” in diversi luoghi del pianeta?

Quando la televisione iniziò a cimentarsi sull’argomento, nel secolo scorso, un grande dibattito attraversò un pezzo dell’opinione pubblica. Chi ha visto chi? Le segnalazioni diventarono per molti “delazioni”. Un fronte libertario rivendicava il diritto alla “clandestinità”, alla fuga dalla famiglia.

Ma erano altri tempi, era il secolo scorso, appunto. Oggi più della metà dei cinquanta scomparsi ogni giorno sono minori stranieri. Massimo Russo, procuratore reggente del Tribunale dei minori di Palermo è preoccupato: “Negli ultimi due anni 2.165 dei 4.372 minori stranieri arrivati in Sicilia, il 43,72%, si sono allontanati. Mi chiedo: arrivano senza niente. Chi li veste? Chi si occupa del loro ricongiungimento familiare? Chi li introduce nel mondo dell’illecito e della criminalità?”.

I dati nazionali sono ancora più accentuati. Da quando si raccolgono le denunce di scomparsa –abbiamo una documentazione completa a partire dal 1974 – i fascicoli hanno riguardato 258.552 persone. A oggi mancano all’appello ancora 62.842 scomparsi. Ogni anno sono circa 11.000 le denunce e di queste, quasi 8.000 riguardano i minori. Complessivamente gli scomparsi, con età superiore ai 65 anni, rappresentano il 5,50% della torta, i maggiorenni il 41,56%, i minorenni il 52,94%.

Purtroppo il primo semestre del 2021 segnala una crescita del fenomeno. I minori scomparsi nei primi sei mesi sono 4.937 di cui 1.503 italiani e 3.434 stranieri. Il numero complessivo degli scomparsi in questo primo semestre del 2021 è invece di 7.497 persone. Il prefetto Silvana Riccio parla del “mondo delle fragilità e del disagio”. Quanti scappano dalle violenze domestiche? Quante sono le persone affette da disturbi mentali? Sono allontanamenti volontari? Secondo le statistiche, alla fine, l’80% degli italiani scomparsi viene ritrovato. Un buco nero sono invece i minori stranieri.

Il tarlo, il sospetto che dietro le scomparse dei minori stranieri vi siano organizzazioni criminali, è forte. E, dunque, il nostro Paese come affronta questa emergenza?

Tanto è stato fatto, il commissariato di governo ha un ruolo prezioso di coordinamento e di messa in rete sul territorio di un sistema di istituzioni locali in grado di monitorare il fenomeno. Immaginiamo il familiare che va a denunciare una scomparsa alla stazione dei carabinieri di un paesino sperduto. Come si fanno le indagini? Chi le fa? Con quale approccio anche culturale ci si confronta con i congiunti degli scomparsi? È come se tanta strada sia ancora necessario percorrere. E noi come Paese siamo all’avanguardia. In Europa si stimano 250.000 minori scomparsi. Sono stime. Le nostre sono denunce. La differenza c’è.

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