• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Dossier » La crisi delle città creative

La crisi delle città creative

1 Settembre 2026 Agostino Petrillo  1323

(Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2026)

La si era sentita venire già qualche anno fa. Richard Florida, storico propugnatore delle creative cities, di cui aveva celebrato l’ascesa, si era ricreduto, pubblicando un libro amaro in cui tirava le somme di quanto aveva visto accadere a Toronto, dove si era trasferito per seguire da vicino gli sviluppi di quella che era, a suo parere, una delle più vibranti città dell’innovazione, capace di conciliare crescita economica, sviluppo culturale e contenimento della dispersione urbana (The New Urban Crisis, New York 2017). Florida aveva toccato con mano, analizzando una quantità di dati e di indicatori significativi, che la promessa di benessere lungamente sbandierata, quella che i settori avanzati avrebbero dovuto realizzare, funzionava solo per pochi. La ridistribuzione delle ricchezze finiva per privilegiare gli happy few, mentre una parte significativa della città rimaneva fuori dai circuiti della produzione scientifico-culturale, esclusa dall’accesso al reddito derivato da queste attività. Una severa autocritica, quindi, di quanto da lui stesso propagandato in passato con il fortunato slogan delle tre T (Tecnologia, Tolleranza, Talento), venduto come ricetta miracolosa per il rilancio delle città in crisi. Slogan spesso ripreso nel nostro Paese in maniera pedissequa (basterebbe ricordare la goffamente imitativa propaganda berlusconiana sulle tre I). Nella sua analisi dell’altra faccia delle città creative, Florida sottolineava anche la forza di processi urbani come la gentrificazione, che avanzavano pressoché incontrastati, sull’onda del potere raggiunto dalle nuove élite finanziarie, che si ritagliavano una città a propria misura in virtù dei capitali accumulati.

Negli anni trascorsi dalla pubblicazione di quel testo, si sono aggiunti nuovi aspetti importanti che hanno evidenziato come – nella riorganizzazione delle metropoli in corso, con l’affermarsi a livello planetario di un urbanesimo alla “chi vince si prende tutto” – si siano andati innescando meccanismi che fanno passare in secondo piano la questione dei “creativi”, o quantomeno ne ridimensionano il ruolo come “motore di sviluppo” delle economie urbane. Tramonta così l’epoca in cui pareva che fattori come la coolness o il paradossale bohemia index, la presenza di scene alternative, di Lgbtq+ e di fricchettoni, come nella celebrata stagione grunge a Seattle, fossero determinanti per la “nuova ricchezza delle città”.

Lo conferma un recente (fine 2025) e allarmato rapporto del Center for an Urban Future sul declino delle industrie culturali a New York. Il report mette in luce come si sia andato scavando un solco sempre più netto tra chi lavora in questi ambiti e un costo della vita cresciuto con ritmi vertiginosi, generando una questione della casa di proporzioni enormi. Molti artisti e creativi se ne stanno andando, e il calo della loro presenza si ripercuote su tutto il sistema. Intorno alla affordability, alla possibilità di accesso alla casa, si gioca perciò una partita decisiva per il destino della città, e la consapevolezza della posta in gioco ha rappresentato uno dei motivi non ultimi della elezione a sindaco di Zohran Mamdani, divenuto simbolo della disperata resistenza di chi vuole restare. C’è un aumento vertiginoso dei prezzi, che non è, come ben sappiamo, unicamente caratteristica nuovayorchese, ma investe molte delle città globali, quale risultato di un complesso di fattori: l’aumento degli affitti, i costi elevati dei mutui e la stagnazione dei redditi si combinano in un cocktail fatale, mettendo a dura prova i bilanci familiari. Le difficoltà si accentuano a causa della presenza di grandi fondi di investimento, che hanno scelto di privilegiare il mattone a fronte delle incertezze borsistiche; ma in questo modo hanno finito per esasperare una situazione già segnata dall’offerta limitata di alloggi, dagli alti prezzi dei terreni e dalle disuguaglianze strutturali nei mercati urbani. Di conseguenza, sia le economie avanzate sia quelle emergenti si trovano ad affrontare un crescente squilibrio tra la crescita dei redditi e il costo necessario per assicurarsi un alloggio adeguato.

L’attività degli investitori e degli immobiliaristi aumenta la concorrenza per il limitato stock abitativo disponibile, amplificando le pressioni sui prezzi e ampliando i divari nelle possibilità di accesso a un alloggio. Ne conseguono i processi espulsivi all’opera a New York, e in fondo anche a Milano, che, per molti versi, pur in presenza di industrie creative molto più fragili ed esigue quantitativamente, segue processi analoghi.

La “classe creativa”, come la definiva Florida, si ritrova così stretta in una tenaglia: da una parte retribuzioni insufficienti e precarietà lavorativa, dall’altra affitti e prezzi delle case inarrivabili. Non rimane che spostarsi sempre più lontano dal centro, vanificando così quella dimensione dell’incontro e della conoscenza reciproca, e dissolvendo, in questo modo, la scena pubblica fondamentale per alimentare il circuito artistico-creativo.

Ma in quale direzione vanno allora le grandi città del pianeta? Cosa stanno diventando? In esse pare prendere forma urbana, sempre più evidente, la profonda crisi sociale del nostro tempo. Società divise, élite arroganti ed egoiste trincerate nei loro quartieri, segmentazione sociale, espulsione dei ceti medi dai centri. Il futuro, lungi dall’essere inclusivo, appare sempre più all’insegna di una arcigna difesa dei privilegi e dell’appartenenza a gruppi di rentiers. La crisi dell’urbanizzazione, con buona pace dell’ottimismo di chi segnalava festosamente l’avvento della urban age, si manifesta con processi senza precedenti di concentrazione della ricchezza e del potere. I gruppi sociali benestanti sono arroccati in poche città dominanti, in cui si spostano con disinvoltura, come mostrano i milionari che stanno affollando Milano. La netta divisione sociale e l’ineguale ripartizione delle ricchezze, anche nelle metropoli che “vincono”, diviene ancora più acuta; mentre la rendita, nella sua versione finanziarizzata, sembra prevalere sulle attività innovative e creative, che perdono importanza, smarriscono la loro componente di unicità, spesso insidiate dall’intelligenza artificiale, e finiscono spazialmente confinate ai margini della metropoli. Si era parlato, pochi anni fa, di un “trionfo delle città” – ma questo trionfo appare sempre più livido, e gravato da squilibri sociali e spaziali, che appaiono difficilmente rimediabili sic stantibus rebus.

1.299
Archiviato inCittà visibili Dossier Editoriale
TagsAgostino Petrillo aumento prezzi città creative Milano New York Richard Florida Toronto

Articolo precedente

Guerre parallele

Articolo successivo

Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

A Milano un ritorno al passato?

In Germania il giorno più nero

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Affinità elettive tra Sahra e Alice?

Dello stesso autore

In Germania il giorno più nero

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Affinità elettive tra Sahra e Alice?

Una settimana nella vita di Nigel Farage

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA