Di tutte le settimane folli nella vita politica di Nigel Farage, che certo non sono state rare, sicuramente quella appena trascorsa è stata, con ogni probabilità, la più inquietante. Farage, leader del partito di destra populista Reform UK, dato dai sondaggi ormai come il primo partito del Regno Unito, ha detto che si dimetterà da parlamentare per il collegio di Clacton-on-Sea e che si ricandiderà alle elezioni suppletive per lo stesso seggio, che si terranno come conseguenza delle sue stesse dimissioni. Lo ha fatto dopo che la commissione etica del parlamento britannico aveva aperto una seconda indagine sui finanziamenti del suo partito, accusato di avere ricevuto donazioni illecite per milioni di sterline. Le dimissioni giungono quindi per consentire agli elettori di “giudicare le sue azioni”.
Con la consueta retorica populista, il leader di Reform UK ha presentato l’imprevista tornata elettorale come una sfida del “popolo contro l’establishment”, e ha aggiunto elegantemente che si tratta di una nuova occasione “per metterlo in quel posto all’intero establishment”. Si tratterà, con ogni probabilità, di una elezione farsa, dato che i membri degli altri partiti si sono rifiutati di presentare candidati; praticamente tutta la politica britannica ha giudicato l’annuncio di dimissioni di Farage come una trovata per distogliere l’attenzione dai suoi presunti finanziamenti illeciti. Per questo, i leader di tutti i principali partiti hanno dichiarato che non si presenteranno all’elezione suppletiva, che dovrebbe tenersi fra agosto e settembre: una decisione che rischia di indebolire la retorica di Farage: pare infatti che il suo unico rivale sarà un comico vestito da bidone della spazzatura, che si propone come il “candidato bidone”.
Reform UK è primo nei sondaggi da più di un anno, ma negli ultimi mesi i suoi consensi sono andati calando, mentre crescevano i conflitti interni al partito fra chi vorrebbe condurlo su posizioni più moderate e chi vorrebbe invece spingerlo su posizioni ancora più estreme, facendo concorrenza al “suprematista bianco” Tommy Robinson sul suo stesso terreno.
Il soggetto in questione è di certo stravagante e a volte imprevedibile: quando Farage aveva detto che, martedì 7, avrebbe fatto un annuncio sul suo futuro politico, molti avevano addirittura ritenuto che potesse annunciare le proprie dimissioni definitive. Il personaggio non è nuovo a queste uscite. In passato, si era già dimesso parecchie volte per poi tornare invariabilmente a fare politica. Durante il suo discorso, ha detto di essere estremamente frustrato per le numerose aggressioni fisiche e verbali che sostiene di avere subìto. “Sono la figura pubblica o il politico più attaccato fisicamente e verbalmente dei tempi moderni”, ha dichiarato, con il caratteristico vittimismo che connota molto populismo contemporaneo. Alcune di queste aggressioni non sono peraltro mai diventate di dominio pubblico, e sarebbero state principalmente verbali; ma Farage ha sostenuto di essere preoccupato per la scarsità delle misure disposte dallo Stato per proteggerlo. Ha aggiunto anche che alcune delle donazioni che gli sono state contestate (cinque milioni di sterline ricevute da un miliardario con sede in Thailandia) serviranno appunto per pagare privatamente le spese per la sua sicurezza.
Ma i suoi guai, veri o supposti, non sono finiti qui. La settimana delle dimissioni è stata funestata da una tragedia assolutamente concreta: si è infatti conclusa con l’omicidio della portavoce per la giustizia e dell’immigrazione del suo partito. Ann Widdecombe è stata uccisa nella sua casa nel corso di una colluttazione violenta, dai tratti ancora non chiari. Farage ha detto di dubitare che si tratti unicamente di una “rapina finita male”, e ha insinuato una pista politica. Widdecombe era un’altra figura bizzarra: ex tory, passata nelle file di Farage con il Brexit Party, aveva sfruttato abilmente i media proponendosi, nonostante l’età piuttosto avanzata, in una serie di show televisivi: dall’equivalente del nostro “Ballando sotto le stelle” ad altre comparsate in cui si esibiva in abbigliamenti discutibili, producendosi in battute di dubbio gusto e guadagnandosi così il favore dell’elettorato meno alfabetizzato. Rendendole omaggio, Farage è tornato sul crescere di un clima di insicurezza politica, e ha affermato che la defunta era “una donna notevole e di princìpi, uccisa in maniera spaventosa”, e che il fatto doveva produrre “una terribile riflessione sullo stato della Gran Bretagna moderna”. Ha chiuso il suo messaggio con queste parole: “Ho davvero paura che per chiunque nella vita pubblica, e specialmente nello spazio politico, le cose siano diventate oggi sempre più pericolose”.
Diversi commentatori – e persino oppositori politici – hanno detto che il leader di Reform sembrava veramente scosso, e hanno colto la palla al balzo per sostenere che sarebbe privo della tempra necessaria per sopravvivere al tipo di intenso controllo mediatico che deriva da posizioni come quella di primo ministro che potrebbe in futuro ricoprire. La pagliacciata delle dimissioni-rielezione sarebbe comunque dettata anche da motivi pratici: si tratterebbe di un espediente tecnico per potersi aggrappare a cavilli che gli permetterebbero di sottrarsi, almeno per qualche tempo, all’indagine in corso sui finanziamenti. In ogni caso, la ministra Shabana Mahmood ha offerto a Farage di incontrarlo per discutere della sua sicurezza personale, insistendo che tutti i deputati sono trattati in maniera analoga per quanto riguarda la questione della loro protezione, indipendentemente dal partito di appartenenza.
Fonti parlamentari affermano che Reform UK sta cercando di insistere sulla questione della sicurezza per acquistare ulteriore visibilità, e da qui discenderebbero anche le speculazioni sulla morte della Widdecombe, su cui comunque le indagini dell’antiterrorismo sono ancora aperte, dopo l’arresto di un giovane sospettato di essere il responsabile materiale dell’omicidio. Non è poi così chiaro cosa Farage si aspetti di ottenere da questa elezione suppletiva, dato che le indagini nei suoi confronti potranno continuare, che lui venga rieletto o meno. Se dovessero accertare che un illecito è stato commesso, inoltre, è possibile che la commissione chieda una sospensione del leader di Reform UK dal suo ruolo di deputato, innescando un meccanismo che potrebbe portarlo a dovere affrontare un’ulteriore elezione suppletiva fra pochi mesi. È probabile che Farage stia cercando di mostrare di avere ancora il mandato e il favore degli elettori, nonostante le indagini sul suo conto. Mostrandosi nelle vesti di un eterno perseguitato, sta cercando di riaffermare la sua popolarità.
Inutile aggiungere che la settimana critica da poco trascorsa non solo ha messo in luce le debolezze della figura di Farage, ma ha fatto emergere tutta la fragilità dell’attuale quadro istituzionale del Paese e la mediocrità del personale politico coinvolto nelle vicende, sullo sfondo di un orizzonte tutt’altro che rassicurante. In questo intrecciarsi morboso di finanziamenti illeciti, politica, spettacolo e cronaca nera, si esprime sinteticamente tutto il degrado del mondo politico inglese contemporaneo.







