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Meloni prima di Meloni

Un incontro fulmineo, poco più del tempo per un caffè, una sola voce, quella di Giorgia Meloni, a parlare con Sergio Mattarella per l'intera...

Il ritorno del virus. La sinistra e la battaglia per la...

I dati non lasciano dubbi: siamo dinanzi a una nuova ondata, la prima dall’inizio della pandemia che colpisce in piena estate, con esiti e dinamiche ancora imprevisti. Un anno fa avevamo un quarto dei contagiati di oggi, e le stime ci dicono che l’abbandono di ogni cautela, e soprattutto il crollo dei tamponi, non permettono di avere una visione realistica del fenomeno. Per Andrea Crisanti non ci sono dubbi: siamo all’inizio di una spirale che non potrà che peggiorare. L’estate, con la sua inevitabile promiscuità e il messaggio di un “liberi tutti” che ormai sta dilagando – dice il direttore della clinica di microbiologia dell’Università di Padova –, moltiplicherà geometricamente l’area del contagio.

La domanda che torna implacabile è la seguente: cosa abbiamo oggi, dopo più di due anni di vicissitudini con il virus, più del febbraio del 2020, quando iniziò l’epidemia? Al netto dei vaccini, peraltro ormai palesemente inadeguati e superati, dobbiamo rispondere niente. Non abbiamo una rete territoriale più robusta ed efficiente, non abbiamo una strategia ospedaliera più adeguata alle ondate dei ricoveri, non abbiamo una dotazione di letti di terapia intensiva che ci rassicuri. Ma soprattutto non abbiamo, e questa è la colpa imperdonabile, sistemi di controllo e misurazione del fenomeno che ci facciano reagire almeno con il minimo ritardo, se non proprio con quella capacità predittiva che ci siamo sempre detti essere indispensabile per ridurre l’area delle vittime.

In Cile la “sinistra meticcia” alla prova

A dar credito all’ultimo sondaggio Cadem, se si votasse oggi, il 44% dei cileni sarebbe contro l’approvazione della nuova Costituzione, a fronte di un...

Contro il virus anzitutto la verità, poi una rifondazione del welfare

La morte di Camilla Canepa, la ragazza ligure deceduta dopo la vaccinazione con AstraZeneca, ha riproposto con ferocia il tema della strategia, e non...

8 marzo: si fa presto a dire “auguri!”

Non bastano gli auguri per tutte le donne che oggi vivono la ricorrenza della loro festa, perché la fase terribile che stiamo vivendo – complici la crisi economica che ci accompagna da più di un decennio e un anno di pandemia che ci sta mettendo in ginocchio sotto tutti i punti di vista – corrisponde a un periodo nero per il mondo femminile. Una crisi che, dal punto di vista occupazionale, ha colpito principalmente i lavoratori autonomi e quelli a tempo determinato. E proprio per questo ha inciso negativamente sull’occupazione femminile. Basti pensare che, pur in presenza del blocco dei licenziamenti, che resterà in vigore fino alla fine di marzo, i dati Istat 2020 ci dicono che su 101mila lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre (-0,4% rispetto a novembre), ben 99mila sono donne e solo duemila uomini.

Non solo le donne, tra i lavoratori, sono le più colpite dal Covid e hanno lavori più precari o irregolari, ma detengono anche un altro primato: sono quelle che continuano a morire per mano del partner o dell’ex. Solo tra gennaio e febbraio si contano in Italia già dodici donne uccise, dodici femminicidi, un problema culturale che abbiamo già toccato su terzogiornale. Non c’è quindi molto da festeggiare in questo 8 marzo 2021.